Pignone coppia conica Lambretta 150D

Sto restaurando una Lambretta 150D del 1956, e già durante lo smontaggio della trasmissione del motore mi ero accorto che il pignone della coppia conica presentava un’anomalia.

Pignone coppia conica Lambretta 150D

Dopo aver rimosso e pulito il pignone ho fatto una piccola indagine e grazie anche ad immagini disponibili nel web non ho avuti dubbi: al pignone della coppia conica mancava il fondello di tenuta  😯

Il fondello del pignone è importante nella trasmissione della Lambretta 150D perché impedisce all’olio del cambio di scendere nella scatola della coppia conica; nonostante la mancanza del fondello ed il poco olio presente nel cambio per fortuna i vari componenti non hanno subito danni e così ho subito iniziato ad informarmi su come riparare il pignone.

Leggendo il manuale di manutenzione dell’epoca sembrava una cosa semplice perché ho trovato scritto:

Assicurarsi che il pignone sia provvisto di fondello in alluminio, e se questo non fosse perfettamente bloccato cambiarlo fissandolo opportunamente per assicurare la tenuta del lubrificante.

Istruzioni un po’ vaghe … 🙄 ; ho provato a chiedere su qualche forum specialistico, ma non ho ottenuto risposte se non un vago “rivolgiti ad un buon saldatore”.
Parlando con i miei amici titolari dell’Officina American Car di Lanuvio, e poi rimuovendo un piccolo residuo bianco ancora presente sono arrivato alla conclusione che la tenuta del pignone veniva assicurata dal fondello in alluminio saldato a stagno.

Ho provato a fare una ricerca per vedere se il fondello è disponibile come ricambio, ma senza esito; e così mi sono armato di tanta pazienza e l’ho costruito utilizzando del rame al posto dell’alluminio.

Ho trovato un lamierino di rame di un millimetro di spessore e l’ho tagliato poco più grande del foro, e poi usando una boccola ed una sfera d’acciaio l’ho piegato rendendolo concavo.

Utilizzando una mola l’ho quindi reso circolare e del corretto diametro in modo che potesse inserirsi nel foro liberamente, ma senza gioco eccessivo.

Fondello per pignone

Ho sgrassato perfettamente le parti, ho inserito il fondello, e poi l’ho delicatamente schiacciato in modo che il diametro esterno aumentasse per inserirsi nella scanalatura del pignone. Ho ribattuto il fondello fino a farlo rimanere saldamente in sede.

Fondello inserito nel pignone

Ho applicato del disossidante per saldatura a stagno, e poi ho inserito l’alberino di trasmissione assicurandomi che fosse a battuta.

Attenzione: è importante che l’alberino sia inserito e a battuta perché fondendo lo stagno riempirà la scanalatura colando nel millerighe sotto il fondello, e se l’alberino è mancante poi sarà impossibile inserirlo in quanto lo stagno riempirà il millerighe.

Mi è poi bastato fondere dello stagno in modo da riempire gli spazi vuoti per assicurare la tenuta del fondello.

Pignone coppia conica Lambretta 150D riparato

Freddate le parti, ho eseguito un controllo di tenuta utilizzando benzina.

Terminata la riparazione ho così potuto riassemblare il pignone con i relativi cuscinetti.

Assieme pignone Lambretta 150D

 

Nota: molto probabilmente lo sfondamento dei fondello è stato causato dalla rottura del cuscinetto posteriore del pignone che ha permesso al pignone stesso di girare fuori asse  😉


Gita in moto ai Laghi di Plitvice

Era da tempo che volevo visitare i Laghi di Plitvice, e così trovandomi ad Udine ho approfittato della vicinanza al parco per arrivarci in moto lunedì 7 settembre.

Panorama delle coste croate

Tempo stupendo e poco traffico hanno reso il viaggio verso i Laghi di Plitvice veramente rilassante; non ero mai entrato in Croazia, e sono subito rimasto impressionato ed affascinato dalle sue coste stupende 🙂

Il percorso per arrivare in moto ai Laghi di Plitvice

Ho percorso solo strade secondarie ed arrivato a Senj, invece di deviare verso Žuta Lokva e poi Rudanovac, ho preferito proseguire lungo la costa sulla E65 fino alla deviazione per Zara (incrocio con la A1) da dove ho continuato sulla 27 e poi 1 fino a giungere nel Parco dove avevo prenotato una camera presso Villa Lykos, una buona struttura ubicata a Jezerce e distante circa 30 minuti a piedi dall’ingresso n° 2 del parco.

Il Parco dei Laghi di Plitvice è veramente bello, e merita sicuramente una visita che a mio parere può essere agevolmente fatta in un giorno 😉

 

 

 

Cascate ai Laghi di Plitvice

Le stupende cascate dei Laghi di Plitvice

Avevo deciso di pernottare all’interno del Parco dei Laghi di Plitvice e poco distante dall’ingresso, ma la scelta non si è rivelata molto felice perché nella zona, oltre alle bellezze naturali, c’è veramente poco: solo due grossi alberghi, una pizzeria, ed un piccolo supermercato.

Dopo l’esperienza fatta, a mio parere conviene alloggiare nei paesi che si trovano all’esterno del parco come Vranovaca o Korenica, e poi recarsi al parco in auto o moto in quanto ci sono ampi parcheggi (per le moto è gratuito, ed è anche possibile lasciare in custodia caschi ed indumenti).

La Croazia mi ha positivamente colpito per la bellezza dei panorami, specie quelli costieri, ma alcune cose mi hanno lasciato perplesso … ci tornerò presto perché voglio approfondire e capire meglio alcune cose 😉


L’album completo è disponibile su Flickr:

PAN Frecce Tricolori – 55° Anniversario

La locandina dell'evento 55° PAN - Frecce Tricolori

Il manifesto del 55° Anniversario delle Frecce Tricolori


Era da qualche anno (esattamente dal 1973 quando a Pratica di Mare si svolse una grande manifestazione per la Celebrazione del Cinquantenario dell’Aeronautica Militare) che non vedevo dal vivo le Frecce Tricolori effettuare le splendide evoluzioni con le quali disegnano fantastiche figure in cielo.

Da tempo avevo intenzione di fare un salto ai Laghi di Plitvice in Croazia, e siccome per domenica 6 settembre c’era in Friuli anche un motoraduno a cui avevo piacere di partecipare, ho approfittato dell’occasione per “prendere tre piccioni con una fava”:

  1. Sabato 5 settembre manifestazione delle Frecce Tricolori a Rivolto
  2. Domenica 6 settembre Motofrico a Pavia di Udine
  3. Lunedì 7 settembre giretto in Croazia per visitare il Parco dei Laghi di Plitvice

Grazie ad un amico del CCMotorday (thanks Fabrizio Alloggio vicino Rivolto, sede PAN) non ho avuto problemi a trovare un alloggio in zona ed ho prenotato una camera presso L’Azienda Agricola Stefanutti a Lauzacco di Pavia di Udine, cittadina non distante dall’Aeroporto di Rivolto, sede della PAN e luogo dove si sarebbe svolta la manifestazione per celebrare il 55° compleanno della Pattuglia Acrobatica Nazionale Frecce Tricolori .

Avevo un bellissimo ricordo della manifestazione del 1973 e così sono partito da Roma certo di assistere ad uno spettacolo di altissimo livello … e le mie aspettative non sono state deluse.
Il venerdì mattina mi sono avviato verso Udine in moto percorrendo prima la E45, poi la Romea verso Venezia, ed infine tranquille strade secondarie fino a destinazione.
Giornata molto calda, per cui ho fatto varie soste impiegando parecchie ore per arrivare a Pavia di Udine.

Purtroppo per il sabato era invece previsto cielo nuvoloso con pioggia e temporali; e nonostante che la notte tra venerdì e sabato è piovuto parecchio il sabato mattina il cielo si presentava ancora cupo con molte nuvole che non promettevano nulla di buono.

Mi sono alzato presto ed alle 7:30 era già davanti al cancello dedicato all’ingresso delle moto. Viste le non buone previsioni meteo avevo indossato gli stivali che uso in moto e l’antipioggia, e mi ero anche munito di un ombrello: scelta azzeccata!

L'ingresso riservato alle moto di Rivolto - 55° PAN

Questa Vespa adotta la livrea Frecce Tricolori solo in occasione degli anniversari

Come per l’evento di oltre 40 anni fa, anche stavolta l’organizzazione dell’Aeronautica è stata impeccabile: strade di accesso presidiate e controllate, indicazioni chiare, ampi parcheggi dedicati a moto, bus ed auto, bagni, e punti di ristoro disponibili ovunque … tutto perfetto: i miei più sinceri complimenti all’Aeronautica Militare!

In attesa dell’inizio della manifestazione ho visitato la mostra statica all’aperto ed i numerosi padiglioni realizzati in vari hangar; poi poco prima della 10:00 ho “conquistato” un posto in prima fila e l’ho “difeso” per poter godere pienamente dello spettacolo.

La mostra statica per il 55° PAN

 

Esposizione in un hangar di Rivolto

 

Era da poco iniziata la manifestazione quando si è scatenato un forte temporale sul campo che ha costretto gli organizzatori a sospendere le operazioni di volo per circa un’oretta; per fortuna ero stato previdente e grazie a stivali ed antipioggia non mi sono bagnato.

Il programma di volo è stato ovviamente cambiato a causa delle condizioni meteo, che comunque sono migliorate progressivamente tanto che dopo l’ora di pranzo faceva un caldo terribile!
La giornata è trascorsa rapidamente in un susseguirsi di acrobazie di pattuglie e solisti, oltre alla presentazione di numerosi velivoli … e poi a chiudere la giornata finalmente è arrivata la PAN con le Frecce Tricolori.

Le Frecce Tricolori utilizzano ben 10 velivoli contemporaneamente e sono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo, ed è anche l’unica che svolge un programma nel quale la formazione ed il solista si alternano continuamente sul campo di volo facendo si che gli spettatori non abbiano mai un attimo di respiro nei circa 30 minuti di spettacolo: in poche parole c’è sempre un’evoluzione da ammirare!

C’è poco da fare, sono indiscutibilmente i migliori!

Formazioni strettissime, precisione e figure in cielo che sembrano disegnate utilizzando righe e compassi e che danno luogo ad uno spettacolo memorabile ricco di emozioni.
Che altro aggiungere: bravi, bravi, bravi! W le Frecce Tricolori!

La PAN - Frecce Tricolori

 

Alcuni link che consiglio:

E se lo desiderate potete dare uno sguardo anche all’album completo delle foto che ho scattato io:

 


Restauro Lambretta 150D

Ultimo aggiornamento: Lug 14, 2016 @ 06:00

È stato amore a prima vista … ho notato una Lambretta 150D del 1956 su Subito.it, ho contattato il proprietario, sono andato a vederla, l’ho acquistata e me la sono portata a casa!

Lambretta 150D del 1956

La Lambretta risulta radiata d’ufficio dal PRA, ma essendo dotata di targa originale, libretto di circolazione e foglio complementare la sua reiscrizione al Pubblico Registro Automobilistico  è una procedura relativamente semplice e poco costosa.

Visto il buono stato generale, dopo averla iscritta ASI e sistemati i documenti di circolazione, pensavo di utilizzarla nello stato in cui si trovava, ma dopo aver acquistato alcuni pezzi che necessitavano di essere sostituiti ho pensato che forse era meglio smontarla per procedere ad un restauro totale.

Prima d’iniziare i lavori mi sono procurato il catalogo delle parti, le “istruzioni per le stazioni di servizio”, lo schema elettrico ed il libretto uso e manutenzione scaricandoli dal sito Scooter d’Epoca.

Rispetto alla Vespa la Lambretta utilizza un numero decisamente maggiore di parti e di elementi di fissaggio; inoltre trattandosi di un mezzo molto vecchio parecchi dadi e bulloni sono stati sostituiti nel tempo con altri “rimediati”.

Tanta sporcizia, incrostazioni e grasso vecchio hanno reso lo smontaggio non agevole, ma alla fine ci sono riuscito ed ora sto’ procedendo alla verifica ed alla sistemazione e/o riparazione dei singoli particolari prima di portarli a sabbiare e verniciare.

Man mano che avanzerò nel restauro della Lambretta 150D aggiornerò questo articolo per descrivere le varie riparazioni e documentarle con foto.

Appena liberato il telaio ho notato che il supporto del cavalletto era danneggiato; è stato costruito al tornio un blocco di rinforzo e alcune boccole, mentre il perno centrale è stato sostituito con un bullone ad alta resistenza opportunamente modificato; questo il risultato:

Riparazione cavalletto Lambretta 150D

Lo smontaggio della forcella anteriore non ha presentato difficoltà; solo la grande quantità di grasso vecchio che ricopriva tutti i componenti ha ostacolato un po’ i lavori.
La pulizia delle parti ha richiesto circa 2 ore Pulizia forcella anteriore Lambretta 150D

Forcella anteriore Lambretta 150D

Il tamburo del freno presentava segni di corrosine e righe profonde e quindi è stato rettificato al tornio.

Le leve di reazione hanno profondi segni lasciati dalla ruggine, mentre le relative boccole sono molto ovalizzate. Le leve verranno riparate inserendo delle boccole ad interferenza, mentre le boccole dovranno essere sostituite perché non recuperabili.

Il serbatoio all’interno presentava dei punti di ruggine, e così ho preferito eseguire una bonifica ed un trattamento con resina epossidica (personalmente uso il Power Tank della Lux-Metal).

Serbatoio Lambretta 150D prima del trattamento     Serbatoio Lambretta 150D DOPO il trattamento

Il trattamento non è difficile da eseguire, ma va fatto senza fretta e con pazienza e soprattutto rispettando le dosi ed i tempi indicati 😉

Con lo smontaggio del tamburo posteriore dal blocco motore finalmente ho tutti i pezzi da verniciare con il colore Beige Sabbia disponibili.
La rimozione del tamburo ha richiesto un certo impegno in quanto avendo un innesto conico con chiavetta l’ho dovuto lasciare in tensione diverse ore scaldandolo con una lampada, e menando “mazzate” in modo da sbloccarlo.
Dopo 4 ore ho udito uno “sglang”, e finalmente il tamburo s’è liberato dall’asse Rimozione tamburo Lambretta 150D

Tamburo Lambretta Innocenti 150D   Asse posteriore Lambretta 150D

 

Venerdì 9 ottobre

Tutte le parti da verniciare sono state portate a sabbiare  😀

Ho anche iniziato la lucidatura delle parti in alluminio:

Supporto manubrio Lambretta 150D

Nel frattempo l’aggiustatore e tornitore di fiducia (mio figlio  :mrgreen: ) sta eseguendo alcune riparazioni.
Ad esempio, un braccetto della forcella corroso ed usurato è stato recuperato installando una boccola ad interferenza che poi è stata tornita al diametro originale:

Tornitura braccetto forcella    Braccetti riparati x forcella Lambretta 150D

 

Sabato 24 ottobre

È stato quasi ultimato lo smontaggio del motore che ha presentato diverse difficoltà in quanto è stato necessario adattare alcuni estrattori oltre a modificare delle chiavi a bussola.

Il motore della Lambretta 150D è veramente complesso  😯  ; alcuni amici mi avevano avvisato, ma mai mi sarei immaginato così tanti pezzi e la presenza di innumerevoli anelli seeger, rondelle di rasamento, spessori, boccole, dadi sinistri, etc!
Una complessità a mio parere ingiustificata  😕

Comunque, la decisione di smontarlo – anche se funzionante – si è rivelata azzeccata perché diversi componenti sono stati trovati in pessime condizioni.
In particolare il pignone della coppia conica finale (quello che trasmette il moto alla ruota) è stato trovato senza il fondello di tenuta, e questo provocava il passaggio dell’olio del cambio nella scatola della coppia conica; olio che poi veniva perso a causa dell’usura del paraolio sul mozzo ruota posteriore.
Usando la Lambretta in queste condizioni sicuramente il cambio si sarebbe danneggiato, invece – per fortuna – non presenta usure anomale o rotture.

Pignone coppia conica Lambretta 150D

Ad oggi manca da smontare solo l’albero motore in quanto un dado di fissaggio e bloccato ed ancora non è stato possibile allentarlo neanche scaldandolo. Nei prossimi giorni proverò utilizzando una chiave a bussola esagonale facendo forza con una leva molto lunga … sperando di non sfasciare qualcosa  🙁

Dado albero motore lato volano di lambretta 150D

Tolto il dado che si vede in figura, bisognerà rimuovere il carter con un estrattore e poi finalmente sarà possibile sfilare l’albero motore  😉

Lunedì 26 0tt0bre

Dopo aver saldamente bloccato il carter motore in una morsa ed impedito la rotazione dell’albero motore infilando una chiave nello spinotto sono riuscito a svitare il dado dell’albero motore, ma solo applicando una forza enorme su una lunga leva  😯

La leva utilizzata

Dopo aver rimosso l’anello seeger è stata la volta del semicarter lato volano il cui smontaggio richiede un estrattore e tanta, tanta pazienza  🙄
Ho prima messo in tensione l’estrattore, poi ho scaldato la parte esterna del carter, poi ho dato dei colpetti con un martello di plastica continuando a tenere sempre in tensione l’estrattore … piano, piano e spruzzando anche del lubrificante il carter si è sfilato.

Smontaggio carter motore Lambretta 150D

Tolto il carter, smontare l’albero motore è stato facilissimo  🙂

Nei prossimi giorni procederò alla pulizia di tutti i pezzi, e poi ad una loro accurata ispezione in modo da poter preparare una lista dei materiali necessari per rimontare il motore.

Venerdì 6 novembre

Finalmente tutte le parti sono state smontate  😀
I cuscinetti di banco sono in ottime condizioni e la biella non ha giochi, per cui per riassemblare il motore dovrò acquistare tutti i paraoli, il kit guarnizioni ed alcuni cuscinetti della trasmissione che fortunatamente non sono molto costosi.

Dopo la pulizia che ha richiesto molte ore, ho rimesso insieme le parti in alluminio da pallinare del motore che ora si presenta così:

 

Martedì 10 novembre

Oggi è stata eseguita la riparazione del pignone della coppia conica della trasmissione.

Allo smontaggio il fondello di tenuta risultava mancante  ed un cuscinetto fu trovato in pessime condizioni.
Il fondello è stato ripristinato, mentre i cuscinetti ed il paraolio sono stati sostituiti  😉

Sabato 14 novembre

Nei giorni scorsi sono stati ricostruiti con acciaio inox i sostegni della pedana e lucidati alcuni particolari degli attacchi delle manopole.
Stamattina alla Fiera di Sora è stato ritirato il materiale ordinato a TuttoLambretta.it  😀

Sostegni pedana Lambretta 150D

 

Attacchi manopole Lambretta 150D

 

Sabato 28 novembre

Il grosso del lavoro di riparazione sembra finalmente finito  😀
Quasi ogni particolare ha richiesto un intervento, seppur piccolo, di sistemazione, aggiustaggio o come minimo di pulizia approfondita! Tracce di grasso secco, difficilissimo da rimuovere, sono state trovate praticamente ovunque!

Ieri è stato riparato il poggiapiedi passeggero. Era in pessime condizioni, ma è stato preferito mantenerlo perché ormai questo modello non è più reperibile sul mercato.

Poggiapiedi Lambretta 150D

La riparazione è stata fatta riempiendo con resina e lana di vetro la parte sottostante per rinforzare la pedana (tutte le foto sono disponibili su Flickr); la parte “a vista” verrà stuccata e poi verniciata color allumino Fiat 690 (lo stesso colore usato anche per i carter motore ed altri particolari)  😉

Pedane Lambretta 150D

Martedì 8 dicembre

Iniziato l’assemblaggio del motore  😀

Lunedì 14 dicembre

Oggi è stato completato l’assemblaggio del gruppo trasmissione e gruppo motore ed è iniziata la verniciatura dei carter e delle altre parti del motore.

Martedì 15 dicembre

  • Verniciate le parti del motore con colore Alluminio Fiat 690
  • Ritirate le parti del telaio e della carrozzeria dalla verniciatura
  • Eseguita la revisione del carburatore

Carburatore Lambretta 150D

Mercoledì 30 dicembre

Prosegue l’assemblaggio del motore che ormai è quasi completo.

Motore Lambretta 150D

 

Lunedì 4 gennaio

Motore Lambretta 150D

 

Martedì 19 gennaio

Avviamento e prova motore con regolazione dell’anticipo e della carburazione  😆

 

Sabato 23 gennaio

Dopo che nei giorni scorsi erano stati terminati alcuni assemblaggi di particolari come bauletto posteriore, pedane passeggero, serbatoio (con revisione del rubinetto), oggi sono stati portati a termine due lavori abbastanza impegnativi come l’installazione del motore sul telaio e quella del serbatoio.

Alcune note per l’installazione del motore

Per collocare il motore sul telaio conviene essere in due perché, se completamente assemblato, è abbastanza pesante.

Con attenzione si fa passare il volano e poi si cala tutto il blocco allineando i fori per poter inserire in grosso bullone inferiore intorno al quale ruota il motore. Non serrare il bullone ora: se il motore si muove leggermente vi consentirà di allineare con più facilità la bielletta ed inserire gli spessori (le due grosse rondelle che vanno nell’attacco sul motore).

Una volta collocato il motore si può iniziare l’operazione più fastidiosa: il precarico ed il collegamento della barra di torsione.
La barra va precaricata di uno spazio equivalente a 1/2 foro della bielletta, e questa misura è valida solo con il TAMPONE di GOMMA posteriore montato!
Ruotare la barra di torsione nel millerighe sul supporto fisso (quello destro) fino a trovare la giusta posizione. L’operazione richiede un po’ di pazienza in quanto ogni volta è necessario riposizionare/ruotare anche il braccio oscillante sul millerighe dell’altra estremità dell’albero (quello sinistro).
Una volta trovata la corretta posizione si può precaricare la barra di torsione usando un morsetto da falegname ed inserire i perni.
Alcune foto che illustrano la posizione dei fori e l’uso del morsetto da falegname le trovate del sito www.vintage-Italy.com .

Serbatoio

Terminata l’installazione della sospensione posteriore si può procedere con l’inserimento del serbatoio che può avvenire solo SENZA il rubinetto.
Per evitare di graffiare il serbatoio conviene proteggerlo perché lo spazio è VERAMENTE POCO, appena appena sufficiente.

Inserite il serbatoio dal lato sinistro, spostatelo leggermente per far scavallare i supporti posteriori, inserite la protezione in gomma e poi fissatelo. Lo spazio è poco, ma se tutto è installato a dovere il serbatoio c’entra … ma preciso, preciso  😉

Gli altri componenti montati in questi giorni non hanno invece presentato particolari difficoltà.

Lambretta 150D parzialmente assemblata

 

Sabato 30 gennaio

Il lavoro continua, ma il rimontaggio prosegue a rilento in quanto, non conoscendo il mezzo, spesso sono costretto a smontare alcuni particolari installati precedentemente altrimenti non riesco a montarne altri  🙁

Ad esempio, il parafango posteriore va montato DOPO aver installato sia il bauletto, che il supporto della batteria; e prima di fissarlo è necessario passare anche il filo che va al fanalino posteriore.

Al momento la situazione è questa:

Lambretta 150D in fase di assemblaggio

Alcuni particolari di Lambretta 150D

Mancano ancora da installare tutti le guaine ed i cavi di comando, collegare l’impianto elettrico e montare lo scudo.

Devo anche sostituire alcuni piccoli particolari (come i bulloni della maniglia passeggero con altri a testa svasata 😉 ).

 

Venerdì 5 febbraio

Quasi finita, purtroppo mancano due particolari necessari per poter collegare il filo del gas ed un filo del cambio  😕

Lambretta 150D restaurata

 

Anteriore Lambretta 150D

 

Mercoledì 17 febbraio

Finita!  😀 

Dopo aver sistemato le ultime cosette domani la porterò al controllo di revisione, e poi potrò circolare liberamente  😉

Lambretta 150D del 1956 restaurata

 

Anteriore di Lambretta 150D

 


La galleria completa delle foto è disponibile su Flickr:

Gita in moto in Valtellina

C’ero già stato nel 2008, 2009 e nel 2010, ma ormai era da un sacco di tempo che non tornavo in Valtellina, e così appena i miei amici Wanilla ed Alberto mi hanno invitato a passare un weekend (21-23 agosto) a Bormio ho accettato immediatamente E vaiiii!!!!

Visto il periodo estivo per il viaggio ho preferito la moto anche perché volevo effettuare una visita alla zona del Lago di Garda.

UOT's pronta per partirePossiedo due moto; una comoda BMW R1200GS (detta “COATTA”) che normalmente utilizzo per i lunghi trasferimenti, ed una “vecchietta” BMW R100GS (detta “UOT’s”) che in genere uso per uscite in giornata.
Dovendo percorrere circa 1700 km in 4 giorni ovviamente ho scelto … UOT’s UOTs

UOT’s (storpiatura di what’s, e cioè l’abbreviazione di ‘what is’ or ‘what has’ … la colpa del nome è della mia amica Amy, una migrante Britannica ROTFL) è una gloriosa R100GS del 1988 che la scorsa estate ho sistemato e personalizzato, ma senza apportare modifiche non facilmente reversibili tanto che può essere riportata come mamma BMW l’ha fatta in una mattinata Modifiche reversibili
Non l’avevo mai utilizzata per un lungo viaggio ed ero ben cosciente che UOT’s offre meno protezione dall’aria ed più scomoda della moderna GS, ma l’ho scelta per la gita in Valtellina poiché avevo deciso di non percorrere autostrade e di fare soste frequenti.

Ho caricato la moto mercoledì sera, e giovedì mattina verso le 7:00 mi sono avviato verso nord in direzione di Ravenna, per poi dirigermi sulla SS16 verso Argenta > Ferrara > Verona.

Varcato l’Appennino il caldo si è fatto sentire, e così ho fatto diverse soste; sono arrivato all’ Agriturismo Tre Forti in Località Canova di Tessari (Rivoli Veronese) nel primo pomeriggio, e dopo una doccia rinfrescante, ed un po’ di riposo ho raggiunto la vicina Garda per passeggiare sul bel lungolago affollato di turisti e villeggianti.

Rientrando all’agriturismo ho visto un grande locale pieno di gente dove mi sono fermato per cenare con un’ottima pizza ed una bella birra fresca!

Lago di GardaVenerdì mattina, su suggerimento del mio caro amico Andrea (Smile50 è il suo nick su vari forum motociclistici), ho seguito un percorso molto bello: Garda > Riva del Garda > Lago di Ledro > Lago d’Idro > Passo Crocedomini > Edolo > Passo del Mortirolo > Bormio.

Su questo tratto ho apprezzato ancor di più le ottime qualità di UOT’s che per “passeggiare” ammirando i panorami è veramente imbattibile.
Infatti, grazie al suo motore estremamente elastico, non è necessario quasi mai cambiare marcia e poi, con la cura dimagrante che gli ho imposto durante la personalizzazione, è anche estremamente leggera, caratteristica che si apprezza maggiormente quando si fanno molte fermate e manovre da “fermo”.

 

Panorama dell'Adamello

 

Verso le 16:00 ero a Bormio dove mi attendevano i miei amici bormini insieme ad un’altro amico arrivato da Roma in treno. Ci siamo sistemati in una stupenda baita immersa in un bosco appena fuori il centro abitato, e la sera abbiamo cenato gustando diverse specialità locali preparate per noi da Wanilla A cena da Wanilla

La stupenda baita a Bormio (Valtellina)

 

Sabato giornata dedicata interamente alla natura: una passeggiata di ben 5 km per raggiungere un ristorante isolato ammirando paesaggi veramente incantevoli.

Stupendi panorami in Valtellina

Panorami fantastici in Valtellina

Sosta per gustare un pranzo prelibato a base di salumi, formaggi ed altre specialità locali, e poi il rientro percorrendo un sentiero che si snoda in un bosco.
Abbiamo fatto appena in tempo a raggiungere l’auto parcheggiata quando è iniziato a piovere!

E purtroppo la pioggia ha rovinato anche la “magica serata Al Scur”: tutte le luci della città vengono spente mentre nei locali illuminati solo da fioche candele e torce è possibile degustare tutte le specialità locali servite da addetti vestiti con i costumi tradizionali della zona … peccato!

La domenica mattina l’abbiamo passata passeggiando per Bormio per acquistare alcuni prodotti tipici come il “violino di capriolo”  e l’amaro Braulio, mentre il pomeriggio è stato dedicato a Livigno dove abbiamo anche cenato nel Birrificio Livigno.

Lunedì era previsto tempo variabile con possibilità di deboli piogge, ed invece mi sono svegliato sotto un cielo nero che non prometteva nulla di buono. E così per il ritorno ho deciso di cambiare percorso e di fare il più agevole Passo Aprica per poi prendere l’autostrada dei pressi di Brescia.

Ho trovato prima pioggia e temperature fresche, poi sole con oltre 30°, e poi ancora pioggia … e poi ancora sole: le peggiori condizioni meteo che si possono incontrare quando si viaggia in moto perché non si sa come vestirsi Pioggia in moto

UOT’s non ha avuto problemi, ma a causa della scarsa protezione dall’aria io sono arrivato a casa che mi faceva male il collo: 750 km non sono pochi per un vecchietto come me Fatica in moto

Pirenei, Galizia e Nord del Portogallo in moto

Era da parecchio tempo che non facevo più un “vero” viaggio in moto, e così ho approfittato di qualche giorno libero per visitare alcune zone della Spagna e del Portogallo che non conoscevo.

Come sempre ho preso spunto da vari report trovati nel web, ma ho anche fatto tesoro dei preziosi consigli di carissimi amici che amano fare turismo in moto.

Per il trasferimento in Spagna anche questa volta ho preferito il traghetto che in 20 ore di navigazione permette di raggiungere comodamente Barcellona da Civitavecchia ad un prezzo decisamente conveniente.

Gli alberghi li ho “individuati” prima di partire, per poi prenotarli day-by-day.
Quando arrivo in un posto non amo andare alla ricerca della sistemazione; inoltre le strutture le scelgo in base a precisi requisiti come parcheggio sicuro per la moto, Wi-Fi, un giudizio degli ospiti preferibilmente da ottimo in su (da una scala da 1 a 10, almeno 8), e così preferisco informarmi in anticipo sulle loro caratteristiche.

Cliccando sull’icona  camera-icon (1)  si aprirà il relativo album fotografico  

Giovedì 25 giugno – La partenza camera-icon

In partenza per la SpagnaTrasferimento a Civitavecchia per l’imbarco sull’ottima nave “Roma” della Grimaldi Lines con partenza in orario.

Venerdì 26 giugno – L’arrivo a Barcellona camera-icon

Arrivo nel moderno terminal Grimaldi di Barcellona – in orario con procedura di sbarco molto veloce – da dove ho proseguito in moto per l’Ibis Hotel di Sant Andreu de la Barca, un’ottima struttura alla periferia di Barcellona sulla strada per Andorra, mia destinazione del giorno seguente.

In prossimità dell’albergo c’erano diversi ristoranti, ed ho cenato in uno che mi era stato consigliato dal portiere dell’albergo.

Arrivando in Spagna si nota subito la differenza con il nostro Paese: strade più pulite, traffico ordinato e scorrevole, servizi efficienti, ma soprattutto PREZZI PIÙ BASSI; e nei giorni seguenti la prima positiva impressione è stata sempre confermata.

Sabato 27 giugno – Barcellona > Antichan-de-Frontignes camera-icon

Dopo un piccolo tratto autostradale (non a pagamento) ho proseguito su strade secondarie panoramiche verso Andorra.
Per entrare nel Principato ho incontrato una lunga fila, ma per fortuna gli automobilisti spagnoli agevolano il passaggio delle moto, e così in qualche minuto sono riuscito a superare il varco doganale (presidiato da agenti) dove però non ho visto effettuare controlli.

Breve sosta in città, e poi ho continuato verso la Francia su strade con vedute molto belle.

Vista dei PireneiHo viaggiato con calma gustandomi il territorio e sono arrivato all’ Hôtel Auberge de la Palombière verso le 17.
Avevo incontrato pochissime auto nell’ultimo tratto di strada, ed un piccolo borgo che avevo attraversato poco prima di arrivare all’hotel mi era sembrato deserto … solo qualche mucca al pascolo in un’area recintata.
La zona si presentava bene, un bellissimo panorama ed una quiete a cui non sono abituato, e l’albergo dall’esterno non era niente male solo che … era chiuso albergo Pirenei chiuso
Ho suonato, ho bussato alla porta, ma niente!
Non un cartello, né un numero da chiamare Albergo chiuso

Mentre aspettavo sono giunti altri due motociclisti che, dopo aver visto che l’hotel era chiuso, hanno proseguito senza indugio verso un’altra struttura.

Poiché avevo prenotato l’albergo tramite Booking.com non volevo andar via senza essermi prima accertato della reale chiusura, e così ho telefonato al numero che avevo sulla prenotazione e finalmente il gestore è venuto ad aprirmi.
Praticamente questa struttura è un ristorante che al piano superiore ha 6 camere per dormire.
Quella che mi è stata assegnata era con mobilio vecchio, e puzzava terribilmente perché impregnata degli odori della cucina. Inoltre c’erano un mare di fastidiose mosche che svolazzavano ovunque.

Vabbé mi son detto, inutile che chiedo di cambiare camera tanto le altre saranno uguali se non peggio, apro le finestre e faccio cambiare l’aria …

Il bello di questa storia è che la struttura ha dei giudizi eccellenti nel web; tutti la lodano assegnando un punteggio altissimo. A me è invece sembrata veramente scarsa; e la sera prima di addormentarmi ho dovuto anche abbattere a ciavattate diverse mosche che avevano deciso di non andarsene!

Ho cenato nel tanto osannato ristorante … è stato il peggior pasto di tutta la vacanza!

Domenica 28 giugno – Pirenei & Pamplona camera-icon

Dopo aver preso un caffè preparato in camera, ho caricato la moto e via verso Pamplona nel fresco della mattina per affrontare tanti chilometri di curve.

Una veduta dei Pirenei

I Pirenei: uno spettacolo della natura

Strade b e l l i s s i m e con paesaggi mozzafiato lungo tutto il percorso che, senza saperlo, avevo programmato sul tracciato storico dell’edizione 1910 del Tour de France nella quale, per la prima volta dalla creazione del Tour, furono affrontati i Pirenei.
Sono arrivato nel pomeriggio a Pamplona dove ho pernottato all’Hotel Burlanda, un buon albergo nella periferia della città, ma ottimamente collegato con il centro raggiungibile in 5 minuti con il bus pubblico.

In tutte le città della Spagna che ho visitato i servizi di trasporto pubblico funzionano magnificamente, e così preferisco scegliere alberghi non in centro (che spesso è area pedonale)facilmente raggiungibili con la moto e dotati di parcheggio privato.

A Pamplona erano in atto i preparativi per la festa di San Fermín caratterizzata dagli encierros (le corse davanti ai tori); c’era molta in gente per strada, ma stranamente tantissimi negozi e molti locali erano chiusi.
Ho passeggiato a lungo per il centro della città per visitare i luoghi d’interesse, ma arrivata l’ora di cena e visto che di ristoranti aperti ce n’erano ben pochi ho preferito tornare a Burlanda.

Dopo aver girato parecchio alla fine sono riuscito a trovare un bar-ristorante che era molto affollato, ma mi sono dovuto accontentare di bocadillos e patate fritte (ottime perché non surgelate).

Lunedì 29 giugno – Pamplona > Pechón camera-icon

Giornata dedicata al trasferimento a Pechón, località che avevo scelto come base per la visita dei Picos de Europa.

Da Pamplona mi sono diretto prima verso San Sebastian, nota località di villeggiatura estiva celebre per le sue spiagge ed il bellissimo lungomare e poi, dopo una breve sosta, ho proseguito su strade secondarie lungo la costa che è molto suggestiva perché ricca di paesaggi selvaggi con dirupi a strapiombo sul mare.

Altra fermata nell’incantevole cittadina di Comillas, e poi finalmente l’arrivo al B&B La Espina, una valida struttura con una bella vista sul mare.

Dopo una doccia ed un po’ di riposo ho fatto una rilassante passeggiata per arrivare alla spiaggia, e poi una cena a base di pesce in un’ottima trattoria a gestione familiare.

Sulla costa atlantica ho incontrato sempre un meteo splendido con temperature veramente gradevoli intorno ai 25°. Ma bastava spostarsi 15-20 km verso l’interno per vedere la temperatura salire rapidamente per raggiungere 32-34°

Martedì 30 giugno – Visita ai Picos de Europa camera-icon

I Picos de EuropaUna delle giornate più interessanti di tutto il viaggio Picos de Europa - Spagna: la visita ai Picos de Europa.

I Picos de Europa sono una catena montuosa, ed oggi tutta l’area è protetta grazie ad un grande parco nazionale che si estende tra le comunità autonome delle Asturie, Cantabria e León.

Il luogo è veramente affascinante e per raggiungerlo dalla costa dove avevo fatto base ho impiegato pochissimo tempo; strade perfettamente mantenute che per lunghissimi tratti si snodano tra gole profonde in un susseguirsi di curve, tunnel, ponti: veramente uno spettacolo della natura!

E poi i bellissimi Laghi di Covadonga, che ho raggiunto dopo aver visitato il Santuario che porta lo stesso nome.
Sono stato fortunato a poter raggiungere i laghi in moto perché, essendo una delle aree turistiche più visitate dell’Asturias, al fine di proteggere l’ecosistema l’accesso ai laghi ed al Santuario di Covadonga durante il periodo di Pasqua e l’estate viene regolato, ed è possibile solo utilizzando i mezzi pubblici predisposti.

Veduta del lago di Enol

Il lago di Enol – Covadonga

Mercoledì 1° luglio – Verso la Galizia camera-icon

Dovendo trasferirmi nell’estrema punta nord della Galizia, su suggerimento del mio amico Andrea ho utilizzato una veloce autostrada senza pedaggio fino a Foz, e poi da li ho proseguito lungo la bellissima costa verso Ferrol fino ad arrivare nell’area di Bergondo dove ho alloggiato all’Hotel Os Olivos, un buon motel ubicato in prossimità di un’autostrada.

Da Foz ho potuto ammirare dei paesaggi veramente unici; avevo previsto delle deviazioni verso il promontorio di Bares, e poi sull’altro leggermente più a ovest dove ho percorso la strada panoramica mozzafiato che da Cariño arriva a Teixido: bella, veramente molto bella    Panorami stupendi in Galizia!

 

La costa della Galizia

Un tratto di costa della galizia

Giovedì 2 luglio – Costa da Morte camera-icon

Durante la notte c’era stato un temporale che aveva rinfrescato l’aria, ma la mattina il cielo era di nuovo terso con una temperatura ideale per andare in moto: clima perfetto per esplorare la Costa da Morte.

Ho guidato su strade secondarie lungo la costa della provincia di A Coruña fino a raggiungere prima Cabo Vilán, e poi Capo Fisterra dove termina il Camino de Santiago.

COATTA @ Cabo Vilan      Cabo Vilan      Cabo Fisterre

I luoghi sono molto suggestivi, e grazie all’assenza di traffico ho potuto godermeli procedendo lentamente ed effettuando numerose soste.

Dopo Capo Fisterra ho raggiunto Santiago de Compostela per una visita alla Cattedrale, e poi ho continuato in direzione del confine con il Portogallo, subito dopo il quale avevo programmato il pernottamento nell’Hotel Padre Cruz ubicato poco a sud di Valença.

Il luogo non offriva un gran che, ma in compenso in prossimità di una grande rotonda c’erano numerosi ristoranti perché nelle vicinanze erano presenti diverse grandi aree di sosta per autocarri.

C’è poco da fare, che il Portogallo è un paese povero lo si nota subito … come in Italia Degrado: strade sporche e dissestate, erbacce e sporcizia onnipresenti, traffico non disciplinato, ma prezzi più bassi rispetto alla Spagna nonostante l’IVA al 23%.
Ho cenato molto bene gustando un bel pesce al forno con patate, e poi subito a dormire.

Venerdì 3 luglio – Verso Porto camera-icon

Giornata dedicata principalmente al trasferimento a Porto. Ho viaggiato verso sud, in direzione Braga, per poi dirigermi verso Guimaraes dove ho fatto una piccola sosta. Sono arrivato a Porto facendo una lunga deviazione verso l’interno su strade secondarie perché volevo “esplorare” dei luoghi fuori dai normali circuiti turistici.

Hotel Castelo Santa CatarinaA Porto ho alloggiato per due giorni al Castelo Santa Catarina: struttura fantastica!

Il pomeriggio l’ho dedicato alla visita della città vecchia con cena al ristorante Casa Pereira dove ho gustato un’abbondante e squisita porzione di baccalà.

Sabato 4 luglio – Gita a Coimbra camera-icon

Per il sabato avevo previsto un circuito prima verso la città di Peso da Regua seguendo il corso del Río Duero (fiume Douro), e poi a sud verso Coimbra.

È stata un’esperienza stupenda perché, specie nella prima parte, ho potuto ammirare dei paesaggi veramente molto, molto belli caratterizzati da immensi vigneti dalle cui uve nasce il famoso vino Porto.

L’area del Douro è stata la prima regione vinicola al mondo ad avere avuto un riconoscimento ufficiale e nel 2001 è stata anche dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Gli spettacolari terrazzamenti sulle rive a strapiombo del fiume vengono utilizzati esclusivamente per piantare la vite che darà origine al famoso vino, e sono il frutto di secoli e secoli di lavoro degli uomini.

La zona di produzione del vino Porto

Questa è stata l’area che mi è piaciuta di più di tutta la mia breve visita in Portogallo.

Faceva molto caldo, e quindi dopo una brevissima sosta a Coimbra ho preferito proseguire verso la costa per godere un po’ del fresco dell’oceano.

Sono rientrato a Porto giusto in tempo per la cena che ho consumato in un tipico locale frequentato solo da gente del posto … ed ho ordinato nuovamente dell’ottimo baccalà!

Baccalà alla portoghese

Domenica 5 luglio – Leon camera-icon

Cicogna al centro di LeonUn lungo e monotono trasferimento da Porto a Leon in Spagna: quella che sulla cartina mi era sembrata una strada secondaria era stata trasformata in un’autostrada con alcuni tratti anche a pagamento.
Il percorso non offriva molto, e così ho preferito procedere speditamente per arrivare presto a Leon e poter dedicare tutto il pomeriggio alla visita del centro che, come per tutte le altre città spagnole che ho visitato, mi ha impressionato per la pulizia, l’ordine e l’organizzazione.
Quando non ci sono auto passeggiare è piacevolissimo perché si possono ammirare le bellezze dei luoghi in tutta tranquillità, ed in tantissime città spagnole il centro è sempre area pedonale.
Ho cenato all’aperto in un ottimo ristorante gustando un bel piatto di pulpo a la gallega e sorseggiando un’ottima cerveza, per poi rientrare a piedi nel poco distante Hotel Riosol.

Lunedì 6 luglio – Burgos e Covarrubias camera-icon

Mentre sulla costa atlantica ho beneficiato di un clima decisamente fresco, all’interno è iniziato il caldo con temperature che hanno raggiunto anche i 39°.
Per fortuna che la notte la temperatura scendeva intorno ai 15°, e così partendo la mattina presto mi è stato possibile viaggiare senza soffrire troppo per la calura.
Da Leon a Burgos ho percorso la N120, una strada che per lunghi tratti costeggia il Camino di Santiago ed ho incontrato tantissimi pellegrini diretti a Santiago sia a piedi che in bicicletta.

A Burgos ho visitato le stupenda Cattedrale, passeggiato per il centro e pranzato; e poi ho continuato sotto un sole cocente verso Covarrubias dove sono arrivato nel momento più caldo della giornata: c’era ben poco da fare oltre ad una sosta, e così mi sono seduto in un bar per riposarmi gustando un gelato.

Il chiostro della Cattedrale di Burgos

Il chiostro della Cattedrale di Burgos

Dopo una lunga fermata ho continuato per Soria dove avevo prenotato all’Hotel Campos de Castilla, una struttura che non consiglio perché ubicata fuori città e con servizi scadenti.

Martedì 7 luglio – Verso Barcellona camera-icon

Sveglia molto presto e subito via verso Barcellona percorrendo le ottime autostrade gratuite spagnole. Nell’ultimo tratto ho veramente sofferto perché la temperatura in alcuni tratti ha sfiorato i 40°.
A Barcellona ho alloggiato all’Ibis Ripollet, un buon albergo dotato di parcheggio privato ubicato nella periferia della città in prossimità della stazione ferroviaria di Cerdanyola.

In Spagna scelgo spesso alberghi ubicati in periferia per due motivi: costano molto meno di quelli centrali ed hanno il parcheggio privato dove posso lasciare la moto in sicurezza. I servizi di trasporto pubblici funzionano ottimamente, e quindi in pochi minuti è possibile raggiungere il centro comodamente seduti in mezzi puliti, efficienti e dotati di aria condizionata.

Il pomeriggio ho passeggiato per la Rambla e visitato l’area del porto; la sera ho cenato nell’ottimo ristorante “La Ginesta” che mi era stato consigliato: chipirones, patate fritte, crema catalana e cerveza per … 15€

Nonostante la città fosse letteralmente invasa da turisti, il primo impatto è stato estremamente positivo e così, avendo poco tempo a disposizione, per il giorno dopo ho deciso di fare un giro utilizzando un bus per un “Hop-on Hop-off Tour”

Plaça de Catalunya - Barcelona

Mercoledì 8 luglio – Barcellona camera-icon

Alle 8:30 ero già a Plaça de Catalunya; ho fatto colazione seduto in un bar con cappuccino e cornetto spendendo 1,85€, e poi ho preso il primo bus per effettuare il tour della città.
Purtroppo non ho potuto dedicare tempo ai vari punti d’interesse turistico anche perché all’ingresso di ognuno c’erano delle file enormi, e così mi sono limitato ad un “assaggio” che il poco tempo a disposizione mi consentiva, assaggio che però mi ha fatto venire una gran voglia di tornare a Barcellona per visitarla come merita Barcellona è stupenda!

Turisti a Barcellona

Turisti in attesa di visitare La Casa Batlló, capolavoro di Antoni Gaudí

Nel tardo pomeriggio son rientrato in albergo che, avendo chiesto il late check-out, dovevo lasciare entro le 18:00.
Ho raggiunto il porto ed ho atteso le ore 20:00 per l’imbarco seduto comodamente all’aperto nel terminal della Grimaldi.
Partenza in orario e navigazione tranquilla.

Giovedì 9 luglio – Arrivo in Italia

La nave è arrivata a Civitavecchia in perfetto orario, sono sbarcato rapidamente e subito mi sono arrabbiato vedendo lo stato di degrado delle strade intorno allo scalo: sporcizia, erba non falciata, inutili deviazioni e rotonde … ogni ritorno in Italia per me ormai è un trauma Italia, paese senza futuro!

Gli avvisi di Poste Italiane

Venerdì ho notato nella cassetta della posta uno strano rotolino di carta.

Dopo averlo preso e srotolato ho visto che era un avviso di giacenza in un nuovo formato per una raccomandata di Poste Italiane (il giorno prima avevo trovato ancora la “vecchia cartolina” per un contrassegno).

Ohhhh, che bello … anche le Poste si stanno automatizzando, mi sono detto! Poste Italiane
Dovrò però stare più attento perché è facile che questi “rotolini” finiscano smarriti Sempre peggio

Ho letto le istruzioni e stamattina (sabato 19 apr.) dopo le 10:30 mi sono recato presso l’ufficio postale indicato nell’avviso per ritirare la raccomandata dove un simpatico impiegato – dopo avermi detto che non poteva consegnarmela – mi ha fatto notare che TUTTE le informazioni riportate nell’avviso sono sbagliate (compresi gli orari di apertura).

La posta in giacenza infatti può essere ritirata solo in un giorno lavorativo dei postini successivo a quello di consegna dell’avviso, e quindi nel mio caso se ne parlerà mercoledì 23 perché il sabato i postini non lavorano, e poi c’è Pasqua e Pasquetta.

Dico … ma lasciare un avviso con indicazioni corrette è così difficile?

Avviso di giacenza

 

Pinguinos 2014

Il Pinguinos è il più grande raduno invernale di moto a cui partecipano bikers provenienti da tutto il mondo; come da tradizione si tiene il secondo fine settimana di gennaio a Puente Duero, nella provincia di Valladolid (Spagna).

Valladolid è una bella città della Comunità Autonoma di Castiglia e León, caratterizzata da un clima continentale che un antico detto descrive con … “Nove mesi di inverno e tre di inferno” (Nueve meses de invierno y tres de infierno): inverni freddi, con nebbia frequente e gelate, ed estati torride Pinguinos a Valledolid

Quella di quest’anno è stata la 33° edizione che dal 9 al 12 gennaio 2014 ha riunito tantissimi amanti delle moto di diverse nazionalità (più di 27.000 iscritti e 38.000 partecipanti).

Il motoraduno si svolge in una grande pineta, che per l’occasione viene attrezzata e dotata di un palcoscenico sede di vari spettacoli e che al termine della manifestazione viene utilizzato per le premiazioni e la consegna dei premi.

Lungo il grande viale d’ingresso ci sono gli stand dell’organizzazione e degli sponsors, mentre nelle aree limitrofe vengono allestiti i tendoni dove mangiare e bere, i ristoranti ambulanti oltre a numerosi punti per la vendita di gadgets, accessori per le motociclette ed abbigliamento tecnico.

Per accedere all’area è necessario registrarsi (costo 25€); si ricevono dei distintivi ricordo, alcuni adesivi, il programma ed un pass che da diritto all’entrata ed alla partecipazione a varie escursioni ed eventi come il “Capodanno Pingüinero”, la “Sfilata delle Torce”, la “Fiesta Pingüinera” oltre ad una estrazione finale di premi messi in palio dalle ditte che supportano l’organizzazione dell’evento.

Un gruppo di amici del forum GSBikers ha organizzato la “trasferta”, e così ho deciso di partecipare al Pinguinos perché volevo comprendere lo “spirito” di questi raduni invernali che spesso si svolgono con condizioni meteo proibitive.

Siamo partiti il mercoledì 8 gennaio da Civitavecchia con il traghetto della Grimaldi che ci ha sbarcato a Barcellona verso le 18:30 di giovedì 9 gennaio.

Abbiamo pernottato nell’hotel Vincii Bit, una buona struttura che si distingue per l’arredamento moderno e finiture (verniciatura delle porte o dei soffitti) veramente inusuali.
L’albergo non è vicino a “La Rambla”, e così mentre alcuni hanno deciso di andare in centro, altri (come il sottoscritto) hanno preferito cenare nei paraggi, oppure nel ristorante dell’albergo.

La mattina seguente – venerdì 10 – in sella alle 8:00 perché dobbiamo percorrere i 670 chilometri che ci separano da Valledolid.
Il tempo non è dei migliori, e così si decide di percorrere l’autopista a pagamento (30€ per poco meno di 300 km).
Abbiamo fatto parecchia strada avvolti da una nebbia fitta e fredda, e solo dopo una veloce sosta per pranzo dalle parti di Soria finalmente il cielo s’è aperto ed abbiamo potuto gustarci la strada per il Pinguinos.

Siamo arrivati nel tardo pomeriggio per sistemarci nell’Hotel Olid, ubicato nel centro della città. Serata passata passeggiando per la città con cena tutti insieme in un tipico locale per gustare le Tapas.

Il sabato è stata la giornata dedicata al raduno: arriviamo nella pineta di Punte Duero verso le 10:00; è presente già molta gente, ma grazie alla perfetta organizzazione l’iscrizione è rapida Perfetta organizzazione del Pinguinos

Posteggiamo le moto, e c’è solo il tempo per una breve passeggiata perché alle 11:00 inizia la “Excursión Desfile de Banderas a Valladolid”: un serpentone di migliaia e migliaia di moto che invaderà le strade di Valladolid per arrivare in una grande piazza dove ci sarà l’esibizione di alcuni stuntman.

Dopo aver percorso poche centinaia di metri in oltre mezz’ora io ho rinunciato a questa sfilata per passeggiare nell’area attrezzata del Pinguinos visitando gli stand, ma soprattutto per curiosare tra le migliaia di tende e ricoveri improvvisati allestiti nella pineta.
E questa, per me, è stata la parte più interessante di tutta la gita perché ho finalmente compreso che cos’è veramente il Pinguinos: fuochi sempre accesi, veri e propri accampamenti dotati anche di generatore di corrente, cucine da campo, barbacue in funzione H24, musica, e tante bottiglie di birra e di sangria!

Ho trascorso tutta la giornata nell’area del raduno dove ho anche casualmente incontrato un amico con cui ho fatto il viaggio in Iran … l’ennesima dimostrazione che il mondo è piccolo !!!!

La sera abbiamo cenato tutti insieme in un magnifico ristorante del centro: pietanze squisite, vino ottimo e servizio impeccabile con conto adeguato (41€).

Domenica 12 è l’ultimo giorno del raduno e la mattina sono previste le premiazioni che a me ed altri proprio non interessano, e così ci stacchiamo dal resto del gruppo per spostarci a Madrid percorrendo strade panoramiche secondarie e passando per Segovia dove faremo una breve sosta.

Tempo ottimo fin dopo Segovia, ma poi siamo entrati di nuovo in una fitta e fredda nebbia che ci ha accompagnato fino a Madrid dove abbiamo trovato anche una fastidiosa pioggia leggera.

A Madrid abbiamo pernottato all’Hotel Senator, Gran Via SPA (da non confondere con un’altro albergo ubicato sempre sulla stessa via, ma al 21); struttura un po’ datata, ma consigliabile perché pulita e con un buon livello di servizi.

Lunedì 13 dobbiamo prendere a Barcellona il traghetto che ci riporterà in Italia; io non ho voglia di rifare l’autostrada, per cui mi stacco dal gruppo e procedo in solitaria verso Barcellona. Il meteo – specie negli ultimi chilometri – non è dei migliori con la solita nebbia, pioggia leggera e temperature rigide.

Mi fermo varie volte per fare rifornimento e poi per pranzare con un buonissimo panino con “hamburguesa con queso” annaffiato da un “vaso de vino tinto”, seguito da un buon caffè finalmente fatto all’italiana; ed arrivo a Barcellona senza difficoltà verso le 17:00.

Check-in, poi l’imbarco, la traversata con mare “piatto” e martedì sera per l’ora di cena sono di nuovo a casa dopo aver percorso poco meno di 2000km.

Vale la pena di andare al Pinguinos?
Secondo me SI, anche per chi – come me – non ama i raduni.

 

 

L’Oman in moto

Al termine del mio viaggio in Iran soggiornai per alcuni giorni a Dubai dove feci la conoscenza dei Dubai Riders (sito web  – Instagram), un gruppo di simpatici motociclisti che spesso organizzano viaggi in giro per il mondo e che offrono il loro disinteressato aiuto a tutti i bikers che visitano gli UAE ed i paesi vicini.

Alla fine di agosto 2013 i Dubai Riders visitarono l’Italia ed io li guidai in un tour per le strade di Roma; purtroppo si fermarono solo un giorno e si verificarono anche alcuni inconvenienti tecnici su due delle loro moto, per cui la visita fu forzatamente molto breve e superficiale.

È durante questi incontri che venni a conoscenza delle bellezze dell’Oman, paese di cui ignoravo quasi tutto! Iniziai così a fare qualche ricerca scoprendo che un tour in moto in Oman era fattibilissimo. Ne parlai anche con alcuni amici che – entusiasti – approfittando di tariffe scontate (circa 400€ a/r) acquistarono subito i biglietti aerei per effettuare un viaggio in moto in Oman nel periodo natalizio.

Per vari motivi io avevo invece programmato la vacanza per la fine di gennaio – primi di febbraio, ma poi ho anticipato la partenza e così ho effettuato il tour dell’Oman insieme a loro Viaggio in Oman

Alcune note “pratiche” sul viaggio:

La più grossa difficoltà è stata trovare delle moto adatte alle nostre esigenze. A Dubai le grosse tourer come Harley Davidson e Honda Gold Wing abbondano, ma reperire una “enduro” stradale è veramente un’impresa!
In questo ci hanno aiutato gli amici Dubai Riders procurandoci tre BMW F800GS, motociclette ideali per effettuare il giro in Oman che avevamo in mente.

Gli UAE e l’Oman sono paesi tecnologicamente evoluti, per cui NON abbiamo incontrato alcun problema a prenotare alberghi, prelevare denaro dagli ATM (Automated Teller Machine) o usare telefonini, internet, GPS e video-foto-camere.

La rete stradale ed autostradale è moderna ed efficiente; per non perdersi tra le vie delle grandi città degli UAE e dell’Oman a mio parere è però assolutamente necessario un navigatore satellitare con mappe aggiornate.
Noi abbiamo utilizzato prodotti Garmin con mappe scaricate gratuitamente da http://garmin.openstreetmap.nl/

In UAE ed Oman non ci sono problemi di sicurezza tanto che generalmente è possibile lasciare caschi ed altri oggetti sulla moto senza la necessità di legarli; nel parcheggio custodito dell’albergo a Ras Al Khaimah (UAE) durante la notte abbiamo però subito il furto di un piccolo borsello –  asportato da una valigia laterale di una moto – contenente aggetti di non grande valore (sottoguanti in seta ed altri accessori); la cosa ovviamente ci ha dato molto fastidio e fatto diventare più guardinghi.

I visti d’ingresso vengono rilasciati alle frontiere; le procedure sono semplici ed abbastanza rapide. Un po’ più di tempo è necessario al punto di frontiera per l’accesso al Musandam (penisola a cui si accede solo dal territorio degli UAE)

Per viaggiare in Oman con le moto è necessario stipulare un’assicurazione temporanea (circa 18€ per 10 giorni).

Questo per me è stato il primo viaggio “Fly & Ride” e confesso di aver trovato non poche difficoltà a preparare il bagaglio perché, oltre ai soliti vestiti ed accessori personali, è necessario pensare anche a tutto l’abbigliamento tecnico da moto, ad accessori come il GPS, al casco e a tanti altri piccoli oggetti come elastici, cinghie, fascette, spinotti elettrici etc. Per fortuna il mio amico Frush aveva pronta una lista preparata per altri suoi viaggi, e così è stato tutto più facile.

Cambi valute:
1€ = 5 AED (Dirhams Emirati)
1€ = 0,5 OMR (Omani Rial)

Poiché in Oman gli AED sono accettati (ma non viceversa) ne consegue che 1 OMR = 10 Dirhams (e questo è il cambio che abbiamo trovato stampigliato anche sulle lattine di Pepsi Cola vendute in Oman).

Diario di viaggio “day by day”

Giovedì 19 dicembre 2013

Il mio arrivo ad Abu DhabiHo preso un volo Alitalia ed ho raggiunto Abu Dhabi dove ad aspettarmi in aeroporto c’erano i Dubai Riders con la “mia” BMW F800GS.

Dopo i saluti ed aver preparato la moto siamo andati a cena in un ottimo ristorante a Yas Marina dove ho gustato varie pietanze a base di pesce veramente squisite (abbiamo mangiato all’aperto in una serata stupenda con un clima perfetto)!

Dopo cena ci siamo recati in altre due vicine località per prelevare le moto che sarebbero state utilizzate dai miei compagni di viaggio.

E poi tutti in gruppo verso la mitica Dubai distante circa 130 km per raggiungere l’Hotel Ibis Al Rigga di Deira (pagato 566.40 AED, circa 113€) dove avevo prenotato una camera per 2 notti: guidando di notte sulle perfette strade degli Emirati che scorrono alla base dei grattacieli illuminati ho provato delle sensazioni indescrivibili … veramente una “goduria” Guidare a Dubai verso l'Oman

Venerdì 20 dicembre 2013

Il venerdì ed il sabato sono giorni festivi negli Emirati Arabi; l’amico Saleh (la persona dei Dubai Riders con cui ero stato in contatto dall’Italia) la sera prima mi aveva lasciato avvisandomi che sarebbe stato impegnato per tutto il giorno e che ci saremmo rivisti solo la sera, e così mi ero organizzato per fare un giretto a Dubai per rivedere alcuni dei “simboli” dalla città.

Causa il fuso orario mi sono alzato un po’ tardi, e dopo aver sistemato la moto mi ero diretto verso il lungomare di Dubai per raggiungere il Burj Al Arab percorrendo la Jumeirah Beach Road.

Ero da poco arrivato al Burj Al Arab quando mi ha chiamato Saleh per dirmi se potevo raggiungere l’aeroporto di Dubai. Ho risposto di si, e così in poco più di 20 minuti ho raggiunto la zona scoprendo che l’aeroporto di Dubai con i suoi 3 terminals oggi si estende su un’area vastissima.
Ho richiamato Saleh per farmi dare istruzioni sulla strada da seguire e così poco dopo l’ho superato in autostrada mentre procedeva lentamente con la sua auto … praticamente un rendezvous!
L’ho seguito e quando ci siamo fermati ho avuto una piacevole sorpresa: avrei partecipato al pranzo dei maschi della famiglia! Per me è stato un onore ed un’esperienza interessantissima perché ho anche potuto gustare pietanze tipiche locali a base di pesce, pollo, e carne accompagnati da vari tipi di riso; e poi vegetali, datteri, dolci, frutta e per finire un bel caffè arabo!

Nell’occasione ho provato a mangiare con le mani, ma ho desistito in quanto non riuscivo a “stringere” il riso per portarlo alla bocca senza perderne la metà LOL

Dopo pranzo ho accompagnato Saleh sulla East Cost degli Emirati per incontrare due giovani motociclisti polacchi impegnati in un giro del mondo.

Il territorio degli UAE si estende ad Est fino sul Golfo di Oman dividendo così la Penisola del Musandam dal resto dell’Oman. Inoltre, tra le città di Khor Fakkan e Fujairah c’è l’enclave omanita Madha che ha sua volta contiene il villaggio di Nahwa che invece è parte dell’emirato di Sharjah negli United Arab Emirates. In poche parole un’enclave all’interno di un’altra enclave. Per chi vuole approfondire la storia di queste enclave c’è un’interessante articolo sul giornale online “The National”.

Per l’ingresso nel Musandam è necessario espletare le normali formalità d’immigrazione e doganali, mentre il transito nelle enclavi è libero e senza posti di controllo.

E così – per la prima volta – ho potuto ammirare paesaggi diversi da quelli delle grandi metropoli degli Emirati: enormi distese semidesertiche, ma anche montagne costituite da rocce di un colore rosso scuro e molto friabili.

Raggiungere il luogo dove avevano piantato la tenda i due ragazzi polacchi è stata un’impresa possibile solo grazie al 4×4 su cui viaggiavamo perché la strada sterrata aveva una pendenza incredibile con fondo pietroso, sconnesso e solchi molto profondi! Per me è stata la prima volta e nei tratti in discesa confesso di aver avuto qualche timore.

Abbiamo chiacchierato a lungo con Marta e Bartek ricevendo anche informazioni aggiornate sull’Iran; si era fatto molto tardi e così – dopo averli salutati – li abbiamo lasciati al loro campeggio libero su una spiaggia incastonata in un piccolo bellissimo golfo.

Un’oretta e mezza per rientrare a Dubai, e poi a casa di un ragazzo dei Dubai Riders per vedere in TV un’importante partita di calcio tra due squadre locali.

Era ormai mezzanotte passata quando Saleh mi ha accompagnato a riprendere la moto con cui sono tornato velocemente in albergo seguendo le indicazioni del navigatore ed integrandole con quelle dei cartelli stradali.

Che giornata!!! Mi serviva solo una doccia ed una bella dormita.

Sabato 21 dicembre 2013

È la giornata in cui devo lasciare l’albergo per spostarmi al City Seasons Suites dove abbiamo prenotato un appartamento.

Causa anche il fuso orario (3 ore) mi sveglio tardi, e poi perdo un po’ di tempo per leggere la posta, controllare alcune cose su internet e mandare dei messaggi.
Faccio il check out e lascio i bagagli in deposito per evitare di portarmeli dietro.
Passo al City Seasons Suites per sistemare un problemino (la camera non è prenotata a mio nome, ed io vorrei fare il check in prima dell’arrivo dei miei amici) e poi – vista anche l’ora – decido di passare il resto della giornata nel Dubai Mall perché, è vero che ci sono già andato già diverse volte, ma non l’ho mai visitato con calma!

La strada per raggiungerlo ormai la conosco, per cui non ho problemi ad arrivarci in pochi minuti. Lascio la moto nel grande parcheggio centrale … e per fortuna faccio una foto con i dati per ritrovare il posto 

Nel Mall c’è tutto: pranzo, passeggio, assisto allo spettacolo della Fontana Danzante ubicata nel laghetto alla base del Burj Khalifa ed è ormai sera quando ritorno in albergo per prendere i bagagli lasciati in deposito e spostarmi dell’appartamento nel nuovo albergo.

Verso le 20 m’incontro con i Dubai Riders e, dopo aver preso un caffè, ci spostiamo in un bar dove la serata continua chiacchierando delle loro escursioni off road e mangiando qualcosa all’aperto ammirando lo skyline della città.

L’ospitalità e la cortesia che ci è stata dimostrata dai Dubai Riders è stata ineguagliabile: dopo cena un gruppetto di loro si è organizzato per portare le altre due moto nel parcheggio dell’albergo in modo che fossero subito disponibili anche per i miei amici!

Il volo della Turkish utilizzato dai miei compagni di viaggio prevedeva l’atterraggio verso le 2:30 del mattino, ma nonostante l’ora decido di andare ad aspettarli in aeroporto. Il volo è atterrato in orario, ma purtroppo c’è stata un’amara sorpresa perché si è smarrito il bagaglio di Paola e così è stato necessario perdere quasi due ore per la procedura “lost & found”. Vabbé, pazienza. Raggiungiamo l’albergo, ma l’eccitazione è talmente grande che invece di andare a dormire ci mettiamo a chiacchierare.

Domenica 22 dicembre 2013

Al Bikers Caffè di DubaiCi alziamo molto tardi dopo aver riposato solo per qualche ora, e subito partiamo in sella alle nostre BMW F800GS alla scoperta di Dubai: prima il Burj al-Arab (l’albergo più lussuoso al mondo, simbolo di Dubai e conosciuto anche come “La Vela”), e poi visita al Dubai Mall che è al centro dell’area moderna di Dubai dove c’è anche il “Burj Khalifa”, un grattacielo alto ben 828 mt!

La giornata scorre velocemente, e c’è solo il tempo di tornare in albergo per fare una veloce doccia perché alle 20:00 abbiamo appuntamento con i Dubai Riders. Guidati da loro raggiungiamo una coppia di motociclisti tedeschi (anche loro impegnati in un giro del mondo a tappe), e poi tutti insieme al Bikers Cafe dove passeremo la serata raccontandoci le nostre esperienze di viaggio comodamente seduti all’aperto in una delle tante gradevoli serate invernali di Dubai ma … inizia a cadere qualche goccia di pioggia!

A Dubai la pioggia è una cosa veramente rara, ma con noi c’era l’amico Giovanni meglio conosciuto con il soprannome di Bagnato Zuppo (abbreviato in BaZu) … un nome, un programma: c’è poco da fare, dove c’è lui piove; punto e basta! E così è stato anche a Dubai!

Rientriamo in albergo guidati dai nostri Navigatori Garmin che funzionano bene utilizzando mappe “open source”.

Lunedì 23 dicembre 2013

È il giorno del trasferimento a Nizwa in Oman. I chilometri da percorrere sono più di 400 ed in programma abbiamo anche la visita del Jebel Hafeet.

Apriamo le finestre e con stupore vediamo che piove: una pioggia forte ed incessante che crea dei rigagnoli sulle strade … ma ci facciamo qualche risata perché sappiamo il motivo BaZu ... un nome, una nuvola!

Panorama dal Jebel HafeetNon abbiamo avuto notizie del bagaglio smarrito, e così proviamo a fare alcune telefonate per conoscere la situazione. Impresa impossibile causa il pessimo servizio dell’Handling Agent della Turkish che non risponde neanche dopo oltre un’ora d’attesa al telefono.
C’è poco da fare, Paola dovrà acquistare alcuni oggetti ed indumenti necessari per continuare il viaggio in Oman, e per fortuna proprio davanti all’albergo c’è il Deira City Centre, uno shopping mall fornitissimo che però apre alle 10:00.

Abbiamo anche problemi a sistemare in deposito il bagaglio smarrito, ma per fortuna anche in questo ci aiuta l’amico Saleh che provvederà al suo ritiro!

È circa mezzogiorno quando lasciamo Dubai e finalmente iniziamo a guidare su strade poco trafficate che attraversano tratti desertici per raggiungere il Jebel Hafeet, un gruppo montuoso isolato ubicato al confine tra UAE ed Oman e da cui è possibile ammirare la vicina città di Al Ain e panorami mozzafiato a 360°. La strada per raggiungere la sommità è veramente molto bella ed attraente dal punto di vista motociclistico perché caratterizzata da un fondo perfetto con un percorso tortuoso ricco di curve “aperte”.

Terminata la visita del Jebel Hafeet, e dopo un pranzetto veloce nell’unico ristorantino presente, nel primo pomeriggio ci siamo diretti verso il vicino confine omanita dove abbiamo sbrigato abbastanza celermente le varie formalità d’immigrazione (tra cui stipulare un’assicurazione temporanea per le moto indispensabile per circolare in Oman).

S’era ormai fatto tardi, per cui s’è deciso di proseguire senza soste verso Nizwa dove avevamo prenotato all’Al Karm Hotel Apartment, un’ottima struttura dotata di tutti i confort ubicata alla periferia della città e gestita da personale simpatico e disponibile.

Abbiamo cenato benissimo in vicino ristorante spendendo circa 5€ a testa, e poi tutti a dormire.

Martedì 24 dicembre 2013

Veduta dello Jabel ShamsGiornata in cui avevamo programmato la visita delle vicine montagne. La mattina cambiamo un po’ di denaro giusto per le piccole spese, acquistiamo una SIM telefonica per chiamare l’Italia a prezzi ragionevoli, e poi ci dirigiamo verso le Al Hoota Cave che però sono chiuse.

Decidiamo allora di proseguire sulla vicina strada panoramica di Hatt fino a raggiungere la sommità da dove poi inizia la strada sterrata. Sostiamo qualche minuto su un piazzale panoramico a 2000 mt (ci sono 6° e nebbia) e poi rifacciamo la strada al contrario per raggiungere Al Hamra dove ci concederemo uno spuntino in un ristorante che serve solo cibi locali.

Riprendiamo le moto per salire al Jebel Shams su una bellissima strada che costeggia il Wadi Ghul facendo numerose soste per scattare foto ed ammirare i panorami. La strada è invitante ed offre scorci mozzafiato. A 12 km circa dalla vetta inizia però lo sterrato caratterizzato da alcuni tratti molto ripidi, e così – vista anche l’ora – decidiamo di tornare verso Nizwa passando per Bahla dove c’è un antico forte oggi patrimonio dell’UNESCO.

La visita si rivelerà molto interessante non tanto per il monumento (che tra l’altro è chiuso), ma per l’incontro con alcune donne del luogo che ci offrono del caffè e con le quali chiacchieriamo amichevolmente per una mezz’oretta.

Ormai sta facendo buio e così continuiamo spediti per Nizwa dove visitiamo la città vecchia e il suq.
È la vigilia di Natale, vorremmo concederci una buona cena, ed invece finiamo in un pessimo ristorate che ci ha suggerito una simpatica ragazza marocchina che vive in Olanda conosciuta in un negozio: per fortuna che Paola aveva poco prima comprato una torta in una pasticceria … l’abbiamo “sbranata”!

Rientriamo in albergo: domani è Natale per cui dedichiamo qualche minuto ai contatti con le famiglie.

Mercoledì 25 dicembre 2013

Sveglia abbastanza presto perché vogliamo arrivare a Muscat il prima possibile. Grazie ad una moderna e scorrevole autostrada verso le 10 siamo già nella capitale omanita che dista da Nizwa circa 200 chilometri.

Ci dirigiamo direttamente al Safeer Plaza Hotel Apartments per lasciare i bagagli alla reception per dedicarci prima alla visita della Grande Moschea, e poi alla parte vecchia della città.

La Grande Moschea di Muscat - OmanLa Grande Moschea è imponente e circondata da bellissimi giardini curatissimi; per fortuna riusciamo a visitarla tutta prima delle 11, ora d’inizio della preghiera alla quale tutti i visitatori vengono fatti uscire.

Riprendiamo le moto e percorrendo le vie di Muscat tutte ornate di stupende aiuole raggiungiamo – dopo una sosta caffè – la Città Vecchia che dista una ventina di km da dove ci troviamo.

Il tempo è splendido e la temperatura ideale, e così passeggiamo a lungo tra le strade molto curate ammirando l’antica fortezza, il palazzo del sultano, ed altri caratteristici edifici.

Terminata la visita ci spostiamo nella zona che si affaccia sul porto dove alle 17:00 dovrebbe riaprire un mercato. Mangiamo pessimamente in un locale pieno di gente, e poi – dopo aver gironzolato per una mezz’oretta tra i negozi del suq – io e Bazu decidiamo di rientrare in albergo lasciando i Frushi a fare shopping.

Grazie al GPS raggiungiamo l’albergo senza problemi guidando nell’intenso, ma ordinato traffico di Muscat.

In albergo molto gentilmente c’informano che non hanno disponibile la suite che avevamo prenotato, ma che se lo vogliamo ci assegneranno due grandi camere separate senza aggravio di spese. Ci accertiamo che siano idonee, ed accettiamo senza problemi: come diceva un vecchio slogan valido anche in Oman … “Du is megl che one”.

Dopo tanto cibo locale decidiamo di cenare in una vicina pizzeria … senza infamia e senza lode, per una volta “se po’ fa”!

Giovedì 26 dicembre 2013

Oggi si va a sud per ammirare i paesaggi del Wadi Tiwi.

Una baia a sud di Muscat - OmanUsciti da Muscat, imbocchiamo una strada secondaria che scorre lungo la costa attraversando alcuni piccoli tipici villaggi omaniti. I paesaggi sono molto belli, e facciamo numerose soste per fotografare alcune baie durante la bassa marea. Non abbiamo molta benzina, e così mi fermo per chiedere dov’è un distributore scoprendo che la strada finisce sul mare e che se vogliamo raggiungere il Wadi Tiwi è necessario tornare indietro e prendere l’autostrada costiera costiera.

Imboccata la veloce highway facciamo rifornimento ed in breve tempo raggiungiamo Wadi Tiwi che risaliamo per circa 7 km – attraversando anche due piccoli guadi –  fino ad un villaggio dove la strada, già stretta e tortuosa, diventa anche molto ripida facendoci così desistere dal proseguire.
Torniamo sul mare e proseguiamo lentamente verso nord lungo una vecchia strada costiera ammirando gli stupendi panorami del Golfo di Oman.

Brevissima sosta al Wadi Shab (per percorrerlo a piedi bisogna traghettare sull’altra sponda), e poi continuiamo verso Qurayat dove ci fermeremo al porto per mangiare qualcosa acquistato da Paola. È ormai tardo pomeriggio, e così rientriamo a Muscat via autostrada che nell’ultimo tratto ci rivela una piacevole sorpresa perché scende dalle montagne verso la capitale con dei larghi e ripidi tornanti  che ci permettono di ammirare la città dall’alto.

Veloce doccia, e poi cena all’Automatic Restaurant che, come molti ristoranti omaniti, serve pietanze tipiche di varie cucine come cinese, indiana, libanese e thailandese.

Le serate invernali in Oman sono fantastiche, per cui una bella passeggiata sotto il cielo terso è d’obbligo prima di rientrare in hotel!

Venerdì 27 dicembre 2013

Giornata dedicata ad un lungo trasferimento di circa 450 chilometri fino a Ras Al Khaimah,  cittadina sulla costa ovest degli Emirati.
Percorriamo la strada costiera che pur essendo a 4 corsie è interrotta ogni pochi chilometri da enormi rotonde all’interno delle quali sono stati ricavati degli splendidi giardini abbelliti da monumenti ed opere d’arte di vario genere. Qualche sosta per prendere un caffè e fare benzina, poi la fermata alla frontiera per espletare le formalità doganali e d’immigrazione, ed infine gli ultimi chilometri in un traffico intenso rallentato dai lavori in corso.

Giungiamo così a Ras Al Khaimah che sono le 18:30, scarichiamo i bagagli in quello che crediamo essere il Mangrove by Bin Majid Hotels & Resorts … ma non è lui!

Fidandomi di Google Maps avevo creato un WP sbagliato per un’altro hotel della stessa catena. Perderemo più di un’ora per trovare l’albergo giusto che è ubicato a circa 30 km da dove siamo, e solo dopo essere stati indirizzati in un secondo albergo della stessa compagnia finalmente riusciremo ad avere una mappa che ci consentirà di arrivare a destinazione!

S’è fatto parecchio tardi: una doccia veloce e poi a cena in un ristorantino vicino prima di andare a dormire.

Questa struttura è l’unica di tutto il viaggio in Oman che non m’è piaciuta. Camere molto grandi, ma poco pulite. Illuminazione scarsa, no WiFi. Servizi poco funzionali (è bastato aprire la doccia per allagare tutto il bagno bagnando anche degli indumenti a causa di una pressione dell’acqua incredibilmente elevata); e poi personale scortese e poco collaborativo. Parcheggio privato custodito … dove però hanno aperto le borse per rubare dei piccoli oggetti di poco valore. In compenso il buffet della colazione era veramente notevole!

Sabato 28 dicembre 2013

Avevamo scelto di  pernottare a Ras Al Khaimah perché la cittadina è vicina alla Musandam Peninsula, un’area veramente affascinante che merita una visita.

Veduta del Musandam - OmanIl Musandam è territorio dell’Oman, e per entrarci è stato necessario varcare di nuovo la frontiera omanita dopo aver ottenuto un nuovo visto e superato tutte le formalità burocratiche d’immigrazione e dogana; procedure che hanno richiesto oltre un’ora.

Sulla strada costiera per Khasab (bellissima, con vedute spettacolari sullo Stretto di Hormuz) ci sono dei posti di blocco che però superiamo molto velocemente senza subire particolari controlli.

Gli interessi sono diversi e le soste molte frequenti, e così procediamo alla spicciolata … tanto non c’è altra strada e quella che stiamo percorrendo arriva a Khasab dove arrivo per primo e mi fermo per prenotare una gita in barca alla Telegraph Island situata all’interno di un fiordo molto bello dove è anche possibile ammirare branchi di delfini.

Un piccolo e veloce break a base di caffè ed un gustoso dolcetto locale, e poi c’imbarchiamo per quella che personalmente ho ritenuto una gita abbastanza noiosa.
Forse queste gite sono pensate per il periodo estivo quando le persone ne approfittano per fare il bagno e prendere il solo, ma stare più di un’ora ad inseguire un branco di delfini tra la puzza degli scarichi delle molte barche presenti io non l’ho trovato interessante, e come me anche molti altri turisti di varie nazionalità presenti a bordo che ne hanno approfittato per … dormire!

Contrabbandieri omaniti diretti in IranÈ ormai quasi il tramonto quando rientriamo al porto avendo l’occasione di assistere ad un fatto citato sulla guida Lonely Planet ed a cui stentavo a credere: decine e decine di veloci motoscafi di contrabbandieri stracarichi di sigarette, animali ed altri beni che – a breve distanza uno dall’altro – lasciano ogni sera l’Oman per dirigersi verso il vicino Iran!

Riprendiamo le moto per rientrare velocemente negli UAE; per fortuna arriviamo prima degli altri gruppi di turisti alla frontiera e così terminiamo velocemente le procedure.

Ci rinfreschiamo, e poi stasera un’ottima cena in un ristorante della catena Caesar’s.

Domani non abbiamo nulla in programma, per cui passeggiamo piacevolmente chiacchierando lungo la laguna su cui si affaccia il nostro hotel.

Domenica 29 dicembre 2013

È l’ultimo giorno negli Emirati; abbiamo prenotato l’Hotel Skyline Deluxe sempre a Deira (è il vecchio quartiere centrale di Dubai dove sono ubicati numerosi alberghi; è comodo perché ben servito dalla metropolitana e vicinissimo all’aeroporto di DXB).

Chiamo Saleh e ci accordiamo per incontrarci la sera alle 20:00 (dobbiamo anche restituire le moto).

OK, sistemato anche questo possiamo dedicarci alla scoperta dell’area a nord di Sharjah procedendo “a naso”.
Prima un po’ di deserto, poi il relitto di un aereo in un aeroporto abbandonato vicino ad un’enorme area residenziale mai terminata, poi alcune zone paludose, ed infine la spiaggia in una cittadina balneare – di cui non ricordo il nome – con enormi ville chiuse!

Rientriamo a Dubai nel primo pomeriggio dopo una sosta per pranzo in uno dei tanti ristorantini che si trovano nei distributori di benzina.

Curiosità: gli automobilisti suonano, il cameriere esce, prende l’ordine e poi porta il cibo e le bevande direttamente alla macchina.

Arriviamo in albergo nel pomeriggio; prendiamo possesso degli alloggi e dopo aver rimosso i nostri oggetti dalle moto prima di restituirle trascorriamo qualche ora passeggiando per Deira.

Alle 20 puntuale arriva Saleh con i Dubai Riders ed andiamo a cena: mangiamo all’aperto raccontando le nostre esperienze … ma dobbiamo muoverci con molto anticipo rischiando anche un gaffe per riuscire a pagare il conto!

I saluti a Dubai

Dopo cena andiamo in moto a casa di Saleh per lasciare le moto e recuperare la valigia smarrita di Paola, che poi ci riaccompagna in albergo con la sua auto.

È il momento dei saluti: domattina la sveglia è prestissimo! E così dopo aver ringraziato Saleh per tutto il grande aiuto che c’ha dato ci salutiamo anche noi perché io partirò all’alba ed alle 6:15 dovrò essere ad Abu Dhabi da dove ho il volo diretto per Roma, mentre Paola, Andrea e Bazu invece partiranno da DXB con la Turkish.

Volo tranquillo con atterraggio in orario; poi la solita nausea che mi prende nel vedere lo sfascio dell’area arrivi dell’aeroporto di Fiumicino … ma che mi passa presto per  trasformarsi in incazzatura subito dopo la dogana quando vengo assalito dai soliti tassisti abusivi.

Sono di nuovo in Italia Il rientro dall'Oman

Il report dei “Frushi” lo trovate nel loro sito dove sono presenti anche i link alle stupende foto di Paola Foto stupende dell'Oman

 

Le foto dell'Oman

Tutte le mie foto dell’Oman

L’Europa Centrale in moto

L’idea per questo viaggio l’ho avuta l’anno scorso mentre ero a Budapest: vidi in un museo alcune foto veramente sconvolgenti di bambini ebrei massacrati dagli occupanti nazisti, e così decisi all’istante che DOVEVO assolutamente visitare Auschwitz, luogo simbolo della follia umana!

Avevo programmato questa vacanza per i primi di luglio, ma per vari motivi sono stato costretto a rimandarla, e così l’ho fatta nel periodo “peggiore” per quanto riguarda disponibilità di strutture ricettive ed affollamento … la settimana di Ferragosto!

Per i luoghi da visitare ho preso spunto da questa discussione sul Forum di Mototurismo, che ho poi adattato alle mie esigenze e da cui è scaturito il seguente programma:

  • Giorno 1: trasferimento a Colfosco (Alto Adige)
  • Giorno 2: Colfosco > Salisburgo (percorrendo il Grossglockner)
  • Giorno 3: sosta a Salisburgo
  • Giorno 4: Salisburgo > Vienna (con visita a Mauthausen)
  • Giorno 5: sosta a Vienna
  • Giorno 6: Vienna > Cracovia (via Slovacchia)
  • Giorno 7: sosta a Cracovia
  • Giorno 8: Cracovia > Breslavia (con visita a Cestocova)
  • Giorno 9: Breslavia > Praga (con visita a Kutna Hora)
  • Giorno 10: sosta a Praga
  • Giorno 11: Praga > Augusta (con visita a Cesky Krumlov)
  • Giorno 12: Augusta > Meltina (percorrendo la Romantische Strasse e poi il Passo Rombo)
  • Giorno 13: Meltina > Roma

Qualche nota generale:

Il viaggio è stato molto interessante, ma con “il senno di poi” mi sento di poter affermare che  inserire la visita di troppe città “simili” – come ho fatto io – in una vacanza è sbagliato perché alla fine anche dei veri e propri capolavori possono apparire “noiosi e insignificanti”. Meglio quindi … “centellinare” ed “alternare”.

La vita in Italia è molto costosa, ed IMHO ormai ha raggiunto un livello insostenibile; e lo si avverte chiaramente non appena si varcano i sacri confini della Patria. Non parliamo poi dell’organizzazione e dei servizi: oggi c’è un abisso ed ogni confronto è veramente impossibile anche con i paesi dell’ex blocco comunista!

Nel testo ho inserito solo qualche immagine; tutte le foto del viaggio le trovate in una raccolta che ho creato su Flickr e suddivise in album:

Tutte le foto del viaggio in moto in Europa Centrale

Martedì 6 agosto – Genzano di Roma > Colfosco in Badia

Il Garnì a ColfoscoPartenza verso le 7:30 per una “tirata tutta autostradale” fino allo svincolo di Bolzano Nord dove sono uscito dall’A22 per proseguire verso la Valgardena. Poco prima di Colfosco, visto che era presto, ho modificato il percorso per ripercorrere il Passo Sella ed il Pordoi ed arrivare così a Colfosco attraversando Corvara in Badia.

Ho trovato le Dolomiti invase da auto, pullman, camper, moto e tantissimi ciclisti: NO, così affollate non mi sono proprio piaciute Dolomiti invase meglio scegliere altri periodi per visitarle!

Come nel 2010 ho alloggiato nell’ottimo Garni Reutlingen (dotato di ampio parcheggio coperto per moto) e cenato in un vicino ristorante che mi ha suggerito Andreas, il simpatico proprietario del garni.

Mercoledì 7 agosto – Colfosco > Salisburgo (via Glossglockner e Nido dell’Aquila)

Lasciato Colfosco mi sono diretto verso Brunico, e poi verso Lienz dove ho fatto una sosta per fare il primo pieno di benzina a prezzo “umano” ed acquistare la vignetta autostradale.

Al contrario dell’Italia, per circolare sulle autostrade austriache è sufficiente acquistare una vignetta adesiva da applicare in un punto ben visibile del veicolo; il prezzo è decisamente contenuto e così, pur non avendo in programma la percorrenza di tratti autostradali, ho preferito prenderla in modo da essere garantito nel caso avessi percorso qualche breve tratto di autostrada in Austria.

Il GlossglocknerDa Lienz per raggiungere il Glossglockner è sufficiente seguire le indicazioni: strade in ottimo stato, traffico ordinato e scorrevole, e così è possibile rilassarsi e godersi il panorama mozzafiato! Unico neo: il biglietto di accesso al parco costa ora ben 23€!

La giornata era stupenda, e così ho ripercorso la strada alpina del Grossglockner con estrema calma e godendomela fino all’ultimo metro; poi ho proseguito verso Berchtesgaden in Germania, dove nelle vicinanze c’è la Kehlsteinhaus, ovvero il Nido dell’Aquila, uno chalet di vacanza utilizzato da Adolf Hitler ubicato in cima ad un picco di 1.800 metri e da cui si domina tutta la Baviera e il Salisburghese.

Mi aspettavo di trovare un museo, ed invece oggi c’è soltanto un ristorante dove l’unica cosa che si percepisce è … la puzza di patatine fritte Al Nido dell'Aquila non c'è niente! !

Sono arrivato a Salisburgo nel primo pomeriggio ed ho alloggiato all’ Arena City Hotel ubicato in vicinanza di un complesso espositivo della periferia, ma ottimamente collegato con il centro città che è raggiungibile in 10 minuti utilizzando un filobus la cui fermata è proprio davanti all’hotel.

Durante i miei viaggi per gli alberghi utilizzo solo i servizi online (principalmente Booking.com). Prima della partenza individuo due o tre soluzioni per ogni destinazione, e poi effettuo le prenotazioni giorno per giorno utilizzando il telefonino e le connessioni WiFi gratuite ormai disponibili ovunque.

La sera ho raggiunto il centro della città dove ho passeggiato per una prima “esplorazione”; ho acquistato la Salzburg Card (permette l’uso dei mezzi pubblici e l’accesso a tutte le attrazioni della città); e poi ho cenato in un ristorante all’aperto, e sono rimasto positivamente stupito dai prezzi estremamente contenuti delle pietanze.

Giovedì 8 agosto – Visita di Salisburgo

La mattina ho raggiunto di nuovo il centro di Salisburgo con il filobus, e poi in sequenza ho visitato i Giardini Mirabel, il cimitero di San Pietro (dove ci sono le catacombe Mönchsberg) e la Fortezza Hohensalzburg. Mi sono poi spostato fuori città per ammirare il castello di Hellbrunn – famoso per i suoi giochi d’acqua – e salire in funicolare sul monte Untesberg (1776 mt) per godere di un panorama mozzafiato.

Una vista panoramica di Salisburgo

Rientrato a Salisburgo, ho visitato la casa natale di Mozart, ho fatto una gita in battello sul fiume Salzach, e poi ho passeggiato per il centro fino a tarda sera.

La città è veramente molto bella, ma avendone visto foto stupende e letto infinite lodi ne sono rimasto parzialmente deluso perché mi aspettavo l’impossibile; la stessa sensazione d’insoddisfazione la provai la prima volta che visitai le Cascate del Niagara … mi sembrarono piccole Salisburgo è una bella città !

Venerdì 9 agosto – Salisburgo > Vienna

Nel tragitto da Salisburgo a Vienna avevo programmato due visite: il campo di concentramento di Mauthausen e l’abbazia di Melk.

Ho raggiunto Mauthausen rapidamente ed ho dedicato un paio d’ore alla visita dei resti del campo di concentramento: c’è poco da raccontare … fa impressione!

Le torrette, gli alti muri di pietra con il filo spinato, le baracche, la cava di granito, l’enorme piazzale (oggi asfaltato) fanno paura!
A Mauthausen non ci sono grandi camere a gas, o molti forni crematori, e quindi a prima vista può sembrare solo un campo di lavoro forzato. Eppure fu uno dei peggiori campi di sterminio perché si utilizzava il “lavoro” per sopprimere i detenuti che, malnutriti e sfiniti dalle condizioni di vita inumane, avevano vita breve (circa 2 mesi).

Si esce da questi luoghi di dolore rattristati e pensierosi, e per smaltire le forti emozioni servono ore, se non addirittura giorni!
Ma certe immagini – per quanto mi riguarda – sono certo che rimarranno per sempre impresse nella mia mente!

I forni crematori di Mauthausen

Lasciato Mauthausen ho proseguito verso Vienna seguendo un tratto della Strada Romantica –  un percorso turistico tra Salisburgo e Vienna molto bello che spesso segue il corso del Danubio – fino a Melk dove avevo intenzione di visitare la famosa abbazia benedettina.

La strada romanticaSi era fatto tardi, la giornata era particolarmente calda, non ho trovato un posto dove parcheggiare la moto vicino all’ingresso dell’abbazia (che si trova in cima ad una collina), e così ho desistito rimandando la visita al più famoso sito monastico del mondo ad un’altra occasione.

A Vienna ho alloggiato presso il JUFA Vienna City, una struttura che ha ottime recensioni, ma dove personalmente non tornerò mai più!
Ubicato in periferia, è circondato da cantieri edili e, nonostante sia nuovo, ha un livello di pulizia ed efficienza dei servizi appena sufficiente.
Parcheggio privato accessibile a chiunque (per stare un po’ più tranquillo ho  fermato la moto davanti all’ingresso dell’hotel), ristorante aperto solo per la colazione, shop interno peggio fornito di un distributore automatico, addetti alla reception ed al bar poco cortesi e svogliati.

Com’è mia abitudine, dopo una doccia rigeneratrice, mi sono recato in centro per passeggiare e cenare, ma anche per “orientarmi” e procurarmi le informazioni necessarie per pianificare la visita della città.

Sabato 10 agosto – Visita di Vienna

La mattina l’ho dedicata al Castello di Schonbrunn ed al suo stupendo parco, poi mi sono recato al Prater, uno dei parchi di divertimento più famosi per ammirare e fare un giro sulla vecchia ruota panoramica, uno dei simboli di Vienna.

Il castello di Schonbrunn

A metà pomeriggio sono rientrato nel centro storico della città per visitare il Palazzo Imperiale con gli annessi appartamenti dove vissero l’imperatore Francesco Giuseppe e la sua Elisabetta, il Museo di Sissi e quello delle Argenterie di Corte.
E poi ho continuato a passeggiare per il centro ammirando i bellissimi vecchi edifici fino a quando la stanchezza non mi ha costretto a tornare in albergo!

Domenica 11 agosto – Vienna > Cracovia (via Bratislava e Slovacchia)

Non avevo programmato la visita di Bratislava, che ho solo attraversato – fermandomi pochi minuti nella piazza centrale per scattare qualche foto – per lasciare l’autostrada e dirigermi verso Nitra > Martin > Zilina da dove ho continuato verso Cadca ed il confine polacco.

Il territorio slovacco l’ho trovato abbastanza monotono, e quindi non mi ha entusiasmato. Ottima invece la viabilità, con le strade secondarie tutte in buone condizioni.

Entrato in Polonia il paesaggio è un po’ migliorato, ma non avendo fatto molte soste sono arrivato a Cracovia abbastanza presto; ho penato un po’ per trovare l’Hotel Eva, ma solo perché non seguivo alla lettera le indicazioni del mio navigatore.

L’Hotel Eva – ubicato su una sponda del fiume Vistola – non è come mostrato nelle foto del sito; il mobilio è infatti un po’ datato, ma è pulito e tutti i servizi funzionano perfettamente. Inoltre, essendo circondato da un parco privato, è dotato di un grande parcheggio dove è possibile lasciare la moto in tutta sicurezza. La stazione dei tram è raggiungibile in circa 15 minuti a piedi, e volendo si può andare in centro chiamando un taxi e spendendo circa 5€. E poi solo 25€ per notte, non male considerando il periodo Hotel Eva - Cracovia

A Cracovia avevo appuntamento con miei amici “Frushi” Paola ed Andrea, anche loro in vacanza in moto in Polonia; e così li ho sentiti per telefono e ci siamo accordati per vederci davanti alla Basilica dedicata a Maria nella grande piazza centrale Rynek Glówny, cuore pulsante della città!

Una veduta della piazza principale di Cracovia

Il pomeriggio e la serata li abbiamo trascorsi passeggiando piacevolmente per le belle vie di Cracovia e raccontandoci le esperienze di viaggio.
Abbiamo ottimamente cenato in un ristorante tipico spendendo una sciocchezza, e dopo un’altro giro nella grande piazza ci siamo salutati.

Cracovia è una città architettonicamente stupenda, ma quello che mi ha lasciato veramente stupito è la “vita” che c’è!
Tutto il centro e letteralmente invaso da persone – soprattutto giovani – che passeggiano, s’incontrano, assistono ai tanti spettacoli e alle esibizioni in strada, cenano all’aperto, prendono qualcosa nei numerosissimi bar, guardano le vetrine dei negozi … insomma un fermento che da tempo non vedevo più, specie nelle città italiane!

Lunedì 12 agosto – Visita di Auschwitz e della miniera di sale di Wieliczka

Come ho scritto nell’introduzione, questo viaggio è nato dalla mia “necessità” di visitare il campo di sterminio di Auschwitz.

A volte non si riesce a credere che sia stato possibile programmare e perpetrare una simile atrocità, ma siccome non sono tanto giovane personalmente non ho mai avuto dubbi perché da ragazzo ho conosciuto persone internate e che solo miracolosamente riuscirono a salvarsi.
Non è stata la curiosità a spingermi a visitare i campi di concentramento e sterminio, ma solo la voglia di rendere omaggio a milioni di esseri umani ammazzati tra atroci sofferenze.

Andrea e Paola mi avevano avvisato: sarà una giornata “pesante” sotto tutti i punti di vista … ed infatti così è stato!

Sono arrivato ad Auschwitz abbastanza presto per poter partecipare ad una delle prime visite guidate in Inglese. Il campo può essere visitato anche autonomamente e l’ingresso è gratuito, ma consiglio di avvalersi di una guida.

Il campo di sterminio di BirkenauC’è poco da raccontare o descrivere: bisogna entrare dal cancello di Birkenau e camminare per oltre un chilometro di fianco a quei binari fino a raggiungere i resti delle camere a gas e dei forni, e solo così si potrà comprendere l’immensità di quella tragedia voluta dalla follia umana!

Ho lasciato il campo sconvolto, e non i vergogno a raccontare che durante la visita ho pianto!

Birkenau si trova a 2 km da Auschwitz, ed il ritorno con il bus navetta consente di smaltire parte delle emozioni … ma vi assicuro che certe scene non le dimenticherò MAI!

La miniera di sale di WieliczkaRipresa la moto – che avevo parcheggiato all’ingresso di Auschwitz – mi sono diretto alla miniera di sale di Wieliczka che non m’è piaciuta un gran che perché troppo turistica. Ristoranti e negozi di souvenir ovunque, ricostruzioni, luci, effetti speciali … sembra di essere al Luna Park!

Sono rientrato a Cracovia nel tardo pomeriggio, e dopo una doccia sono tornato con il tram in centro per ammirare di nuovo la stupenda piazza Rynek Glówny costantemente presidiata da un numero incredibile di persone.

Martedì 13 agosto – Cracovia > Breslavia

La Madonna Nera di CzestochowaDurante questa tratta avevo programmato una sosta a Czestochowa per visitare il Santuario dov’è presente la “Madonna Nera”; la città l’ho raggiunta percorrendo strade secondarie, ma di nessun interesse paesaggistico.

Causa i numerosi lavori di viabilità in corso ho penato un po’ per raggiungere il Santuario di Czestochowa che, nonostante l’ora, ho trovato già affollato di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

Dopo aver visitato con calma il Santuario ho continuato verso Breslavia (Wroclaw) dove ho alloggiato all’Hotel Slask, una moderna struttura non troppo distante dal centro e ben collegata (è vicina alla stadio).

La grande piazza di BreslaviaCome Cracovia, il cuore di Breslavia è il Rynek, la zona centrale della città sempre piena di vita. La Piazza del Mercato è circondata da edifici – con architettura gotica e rinascimentale – veramente molto belli, e passeggiare ammirandone i particolari è stato piacevole e rilassante. Meno conosciuta e frequentata dai turisti, e quindi meno caotica,  Breslavia a mio parere merita sicuramente una breve visita.

Mercoledì 14 agosto – Breslavia > Praga

Ho lasciato la Polonia, paese che mi ha positivamente stupito per la pulizia e l’organizzazione, per dirigermi verso la Repubblica Ceca – nazione di cui avevo sempre sentito parlar bene – e la mitica Praga.

Ho piacevolmente guidato su strade secondarie verso la frontiera; poco prima di raggiungerla mi sono fermato in una stazione di servizio dove ho fatto rifornimento e colazione, e poi ho cambiato i pochi Zloty che mi erano rimasti in Euro.

Dopo pochi chilometri sono entrato in Repubblica Ceca convinto di trovare i situazione migliore di quella polacca, ed invece la prima impressione è stata pessima: strade dissestate, sporcizia ed erbacce ovunque.

L'ossario di Kutna HoraHo proseguito verso Kutna Hora dove avevo programmato una sosta per visitare l’ossario, la Cattedrale di Santa Barbara ed altri monumenti.

Non avendo moneta locale mi sono messo alla ricerca di un cambiavalute: gira, chiedi … ma niente! Ca$$o, possibile che in una città turistica non ci sia nessuno che cambia gli Euro?
Dopo un po’ finalmente ne ho trovato uno, ma era chiuso.
Chiedo (in italiano e in inglese) alla cameriera di un vicino ristorante italiano, ma ottengo una risposta incomprensibile.
Attendo un po’ davanti alla porta, e poi mi rimetto alla ricerca.
Chiedo ad altre persone e riesco a capire che l’unico in città era quello che avevo trovato chiuso.
Torno indietro, chiedo di nuovo, e finalmente riesco a capire che il cambiavalute è del ristorante e che appena avranno un po’ di tempo mi cambieranno i soldi!
Dopo qualche minuto una persona che stava servendo ai tavoli nel vicino ristorante apre l’esercizio e mi cambia velocemente i soldi, e poi torna al suo lavoro.
Vabbé, si vede che in Repubblica Ceca funziona così!

Dopo aver visitato la bella città di Kutna Hora ho continuato verso la vicina Praga, ma avvicinandomi alla Capitale della Repubblica Ceca la sensazione non buona che avevo avuto varcando la frontiera andava sempre di più rafforzandosi.

A Praga ho alloggiato nell’ottimo Hotel Peko, una piccolo Garnì gestito da persone disponibili e simpaticissime. Dotato di parcheggio privato, l’albergo è pulito, silenzioso, confortevole ed ha la fermata del tram a meno di 100 mt. Inoltre, nelle immediate vicinanze c’è anche un enorme ipermercato.

Come ho già scritto prenoto queste strutture tramite Booking.com, che dopo il soggiorno permette di scrivere una recensione della struttura e di dare un giudizio. Purtroppo per l’Hotel Peko mi sono confuso, ed ho espresso un giudizio completamente sbagliato che non ho potuto successivamente cambiare! Me ne scuso pubblicamente con i proprietari: I’m so sorry, its my mistake and I apology.

Piazza San Venceslao a PragaDopo essermi sistemato in albergo come sempre mi sono recato in centro per fare una passeggiata: l’impressione che ho ricevuto durante il tragitto e poi appena arrivato in Piazza di San Venceslao è stata pessima!

Sporcizia ovunque, erbacce sui marciapiedi, e troppa brutta gente in giro.
Ho subito preso le opportune precauzioni ricollocando documenti e soldi in luoghi più sicuri. Ho chiesto dove potevo acquistare i biglietti per i mezzi pubblici, e sono stato indirizzato da un tabaccaio, che però aveva in bella mostra un cartello con su scritto “No biglietti”.
Sono così dovuto scendere nella stazione della metro, e dopo aver fatto la fila all’unico sportello aperto ho potuto finalmente acquistare un biglietto valido per 24 ore!

Praga non è assolutamente brutta, ma ormai mi ero abituato a servizi efficienti, ordine e pulizia, e così il primo impatto è stato veramente, ma veramente, sgradevole!
Ho cenato in un ristorante del centro dove hanno – come in Italia – aggiunto il “coperto” ed il “servizio”.
OK per il servizio, ma il coperto non lo avevo MAI visto in nessun ristorante fuori dall’Italia!

Giovedì 15 agosto – Visita di Praga

L'orologio astronomico di PragaUtilizzando i mezzi pubblici ho raggiunto il Castello di Praga che è una vera e propria fortezza medioevale dove all’interno si trovano una cattedrale, una basilica, il Palazzo Reale, ed alloggi di vari tipi: in poche parole un piccolo paese arroccato in cima ad un colle.

Dopo aver visitato il Castello ho proseguito verso il Ponte Carlo che ha la caratteristica di avere su entrambi i lati delle statue barocche di santi.

Ho passeggiato per la città visitando vari monumenti fino verso le 17:00, e poi sono rientrato in albergo perché ero veramente molto stanco. La sera ho cenato in camera – era dotata anche di un angolo cottura – dopo aver acquistato bevande e cibi freschi pronti nell’ipermercato di fronte.

Venerdì 16 agosto – Praga > Augusta (via Cesky Krumlov)

Ho lasciato Praga felice di andarmene; procedendo verso sud nella Boemia Meridionale ho notato che la situazione man mano andava migliorando fino ad arrivare nell’incantevole Cesky Krumlov: una stupenda cittadina il cui centro storico – che avvolge un’ansa del fiume Vltava che l’attraversa – ha un’architettura molto particolare e l’UNESCO l’ha dichiarato patrimonio dell’umanità; molto suggestivo anche il castello che domina la città.

Veduta di Cesky Krumlov

Lasciata Cesky Krumlov ho proseguito verso il confine tedesco su una strada panoramica che costeggia un lago in una zona verde molto bella e frequentata da numerosi turisti tedeschi.

Entrato in Germania ho preso una velocissima “autobahn” ed in un battibaleno ho raggiunto Augusta, città attraversata dalla Romantische Straße che da Würzburg arriva fine a Füssen.

Ad Augusta ho alloggiato allo Stadthotel Augsburg (senza troppe pretese, ma pulito e con buoni servizi, ha il parcheggio privato di cui una parte è coperta), un hotel informale che si trova ai margini del centro storico di Augusta che è raggiungibile in 10 minuti a piedi.

Una chiesa di AusburgHo visitato la città che, ad onor del vero, non mi ha entusiasmato molto. C’è da dire però che i centri storici di queste città, essendo stati realizzati nello stesso periodo, alla fine si somigliano un po’ tutti.

In un centro informazioni turistico mi sono procurato anche una mappa dettagliata della Romantische Straße; e poi ho cenato in un buon ristorante all’aperto spendendo circa 20€: Schnitzel di vitello con patate, insalata, pane e 1/2 lt di birra … alla faccia di chi dice che la vita in Germania è più cara che da noi La vita in Germania non è poi così cara

Sabato 17 agosto – Augusta > Meltina (via Fussen e Passo Rombo)

Ho lasciato Augusta poco prima delle 8:00 seguendo per un lungo tratto la Romantische Straße fino ad arrivare in prossimità di Fussen da dove ho deviato per il Castello di Hohenschwangau.

La Romantische StrasseAvvicinandomi a Fussen avevo notato un notevole aumento del traffico, poi sono iniziate le prime code ed al castello ho trovato una fila incredibile di persone che aspettavano il loro turno per fare i biglietti, fila talmente lunga che dall’ingresso arrivava quasi al sottostante parcheggio: ho rinunciato!

Mi sono così avviato verso Imst per poi continuare sulla bellissima strada che porta al Passo Rombo, ma ho incontrato molti rallentamenti e tratti con vari chilometri di auto – per fortuna – ordinatamente incolonnate che procedevano a passo d’uomo, e che ho superato seguendo l’esempio di un gruppo di motociclisti tedeschi (mi sono messo in scia Traffico )

Passo Rombo - panoramaPer attraversare il confine c’è un tratto di strada a pagamento che inizia sul versante austriaco qualche chilometro prima, dopo la stazione del pedaggio la strada inizia a scendere dolcemente verso la Val Passiria ed è possibile ammirare dei bei paesaggi.

Prima di salire sul passo mi ero fermato per acquistare un panino e qualcosa di fresco da bere, e così sulla via per Merano ho fatto una lunga sosta pranzo in un’area attrezzata per i picnic.

Ho proseguito quindi per Salonetto – una frazione di Meltina – dove ho alloggiato nel Garni Reider. La zona è veramente molto bella e dalla casa Reider si può ammirare una panorama incantevole. L’arredamento con mobili in legno in stile rustico s’intona perfettamente con l’ambiente, e poi si respira una piacevole aria famigliare grazie ai proprietari che sono estremamente disponibili e gentilissimi.

Per cenare volevo arrivare a Meltina che dista un paio di chilometri, ma su invito dei proprietari mi sono fermato a cena nel garnì dove ho gustato pietanze semplici, ma veramente squisite Al Garnì Reider si mangia bene!

La mia camera (l’ultima disponibile) necessitava di un po’ di manutenzione, ma lo scrivo solo per dovere di cronaca perché, nel complesso, mi sono trovato bene!

La veduta dal Garnì Reider

Domenica 18 agosto – Meltina > Genzano di Roma

Pochi km per arrivare all’autostrada e poi “sparato” fino a casa facendo qualche sosta solo per fare benzina e prendere un caffè.
Pensavo di trovare qualche rallentamento e traffico intenso, ed invece nulla tanto che poco dopo l’ora di pranzo ero già a casa.

That’s all folks Viaggio In Europa Centrale in moto - END