Gli avvisi di Poste Italiane

Venerdì ho notato nella cassetta della posta uno strano rotolino di carta.

Dopo averlo preso e srotolato ho visto che era un avviso di giacenza in un nuovo formato per una raccomandata di Poste Italiane (il giorno prima avevo trovato ancora la “vecchia cartolina” per un contrassegno).

Ohhhh, che bello … anche le Poste si stanno automatizzando, mi sono detto! Poste Italiane
Dovrò però stare più attento perché è facile che questi “rotolini” finiscano smarriti Sempre peggio

Ho letto le istruzioni e stamattina (sabato 19 apr.) dopo le 10:30 mi sono recato presso l’ufficio postale indicato nell’avviso per ritirare la raccomandata dove un simpatico impiegato – dopo avermi detto che non poteva consegnarmela – mi ha fatto notare che TUTTE le informazioni riportate nell’avviso sono sbagliate (compresi gli orari di apertura).

La posta in giacenza infatti può essere ritirata solo in un giorno lavorativo dei postini successivo a quello di consegna dell’avviso, e quindi nel mio caso se ne parlerà mercoledì 23 perché il sabato i postini non lavorano, e poi c’è Pasqua e Pasquetta.

Dico … ma lasciare un avviso con indicazioni corrette è così difficile?

Avviso di giacenza

 

L’Italia s’è fermata!

Basta, basta, basta! La burocrazia in Italia

Non ne posso veramente più!
Ormai in ogni campo regna sovrana solo la burocrazia e l'ignoranza!
Vi racconto l'ultima che mi è capitata solo pochi minuti fa!

Pochi giorni fa ho ricevuto la bolletta dell'Enel e mi sono accorto che stranamente non effettuavano letture da quasi un anno (esattamente dal 03/04/2012).

Strano – ho pensato – ora dovrebbero leggere i contatori automaticamente per fare la distribuzione dei consumi in base alle fasce orarie, come mai invece è un anno che non fanno la lettura?
OK, meglio fare una verifica.

Vado al contatore e trovo che il display è spento e sfiammato (quasi sicuramente un corto circuito interno).

Buono, trovato il problema! Ora avviso l'Enel così provvedono!

È normale che viene spontaneo chiedersi come mai non hanno un sistema che li avvisi se un cantatore s'è bruciato, ma visto che ormai viviamo in un Paese allo sbando è inutile farsi certe domande logiche … meglio quindi non pensarci e procedere!

Ho chiamato la segnalazione guasti di Enel all'803 500, ma dopo aver ascoltato la voce registrata che parlava solo di assenza di energia elettrica ho desistito e chiamato il Servizio Clienti all'800 900 800 che mi invitato a mandare un fax al Servizio Segnalazione Guasti all'800 046 674 … OK tutto fatto!

Dopo un paio di giorni ricevo una telefonata per conoscere il grado di soddisfazione sul servizio ENEL … e così ho capito che avevo solo perso tempo!

OK, don't panic, calma e sangue freddo! 
In un paese governato da vecchi rincoglioniti non c'è d'aspettarsi molto di più!

Richiamo il Servizio Segnalazioni guasti, ignoro il messaggio e continuo nella procedura … mi viene richiesto il "Codice POD dopo IT001E" (testuali parole del sistema automatico)!
Ma CAZZO, è il codice cliente! Ignoranza

Imbecilli che non siete altro, ma perché non chiamate le cose con il loro vero nome!

Completo la procedura, e finalmente dopo una decina di squilli mi risponde un operatore al quale spiego il problema e che mi chiede: può darmi il codice cliente! 
Al che sbotto e lo aggredisco verbalmente spiegando che l'ho già inserito!
L'addetto prova a raccontare un po' di balle per scusarsi, e poi prende nota della mia segnalazione.

Io dico solo che così non si va avanti; lo ripeterò fino all'infinito: non serve a nulla fare programmi economici faraonici, bisogna invece ricominciare dalle piccole cose e soprattutto educare le persone a non complicare le procedure semplici!

Quello che ho descritto è solo un esempio, perché ormai le cose funzionano così in tutti i settori!

Bolletta Enel

La burocrazia italiana

Racconto due fatti molto simili che mi sono accaduti in Stati diversi solo per farvi notare quanto può costare la burocrazia; apparentemente possono sembrare solo modi diversi di gestire lo stesso evento, ma se ci rifletterete vi accorgerete che la procedura italiana è stata studiata solo per generare inutili competenze che aggravano i costi di gestione e le spese sostenute dal cittadino! Questi i fatti in breve:

Multa in Romania

Recentemente ho fatto un lungo in giro in moto per visitare la Romania; i limiti di velocità in quel paese sono molto semplici: 50 km/h nei centri abitati e 100 km/h sulle strade extraurbane (130 km/h nelle autostrade che però praticamente non ci sono visto che attualmente sono in uso solo una cinquantina di km a sud di Cluj – Napoca).

Tutti i centri abitati sono ben segnalati da appositi cartelli che indicano CHIARAMENTE l'inizio e la fine del tratto in cui bisogna mantenere la velocità prescritta di 50 km/h.

Mentre procedevo sulla strada secondaria che va da Galati a Iasi lungo il confine con la Moldova sono stato fermato da un'auto della polizia che, molto professionalmente, mi ha contestato il superamento del limite di velocità 

Per intimarmi l'ALT l'auto – che proveniva in senso contrario – ha acceso sia la sirena che i lampeggianti e si è spostata verso la mia corsia facendomi capire INEQUIVOCABILMENTE che dovevo fermarmi  
Una volta che ero fermo e sceso dalla moto l'auto ha fatto manovra per posizionarsi dietro alla moto, e poi l'agente – parlandomi in un inglese perfetto – mi ha mostrato la schermata del telelaser che mostrava una velocità di 81 km/h.

Cosciente di essere in torto (avevo accelerato dopo che un camion mi aveva lasciato via libera convinto che il centro abitato fosse terminato) ho riconosciuto l'errore. L'agente ha velocemente redatto un verbale, ha incassato i 210 LEI della multa (circa 50€) e mi ha rilasciato le ricevute invitandomi a procedere rispettando i limiti di velocità.

Dopo meno di 10 minuti ero di nuovo in viaggio 

Multa in Italia

Il 25 maggio mentre procedevo sulla Salaria in direzione Rieti, dopo aver superato il centro abitato di Poggio Moiano mi sono distratto e la moto, viaggiando in discesa, ha lievemente accelerato e così sono passato davanti ad un'autovelox – della cui presenza ero a conoscenza – alla velocità di 73 km/h infrangendo il limite dei 60 km/h che vige in quel tratto di strada (considerando le correzioni previste dalla legge ho superato il limite di ben 8 km/h!  ).

La multa è stata verbalizzata solo il 3 luglio (quasi 40 giorni dopo  ) per poi essermi notificata il 6 agosto; l'accertamento di violazione prevedeva una sanzione pecuniaria di 39 € più 12 € per spese non meglio identificate per un totale di 51 € a cui erano da aggiungere altri 2,80€ nel caso avessi ricevuto la famigerata CAN (Comunicazione di Avvenuta Notifica), cosa che puntualmente si è verificata.

Stamattina mi sono recato alla posta per pagare il bollettino di conto corrente precompilato allegato alla multa, più un'altro bollettino che ho riempito io per versare i 2,80€ per la CAN: costo totale dell'operazione 56€ e qualche spicciolo.

  • In Romania l'ente ha incassato 50€ subito  ,
  • in Italia forse incasserà 39€ dopo 3 mesi e dopo aver spedito 2 raccomandate ed avermi fatto perdere tempo alla Posta 
  • Faccio notare che i 39€, a causa della burocrazia, sono diventati ben 56€ per spese di notifiche ed incasso  (aumento del 44% che ha generato un'ulteriore spesa di 17€ )

La domanda è semplice: può un paese oppresso dalla burocrazia migliorare? 

Io dico di no, ed è per questo che non ho più nessuna fiducia in un paese come l'Italia governato da vecchi capaci solo di creare regole sempre più macchinose ed incomprensibili.

Napolitano ha 87 anni, Monti 69 ed i ministri più giovani ne hanno 57! 
L'età media dei componenti del Governo attuale è di 64 anni!

 

Burocrazia in Italia

Come superare la crisi economica

E' parecchio che non scrivo più di politica ed economia e così, passato qualche anno dall'ultima volta, sento il bisogno di rendere pubbliche alcune idee che ripeto da anni (a dire il vero l'ho già fatto su Twitter)!

L'argomento è molto vasto e se si comincia anche a parlare delle implicazioni internazionali (come fanno quasi tutti gli esperti che intervengono nei talk show) non se ne esce più fuori, per cui mi limiterò ad illustrare quelli che secondo me sono i 5 settori dove vanno concentrati gli interventi per rilanciare l'economia dell'Italia:

  1. burocrazia
  2. lotta all'evasione fiscale
  3. infrastrutture
  4. innovazione
  5. concorrenza

Sono solo 5 interventi e sembrano semplici, quasi scontati; infatti se ne parla da tanti anni, ma mai nessun Governo è riuscito a farli!
Leggendoli velocemente sembra anche che poco hanno a che fare con i problemi dell'economia italiana, ma con questo breve scritto cercherò di spiegare perché a mio parere sono i cardini dell'unica riforma in grado di rilanciare l'economia.

La situazione attuale

L'economia è ferma! Si sono susseguite numerose manovre (fatte da Governi politicamente diversi) che hanno appesantito enormemente il carico fiscale riducendo progressivamente la capacità di spesa dei cittadini. La riduzione dei consumi, congiuntamente ad una non competitività dei prodotti, ha causato la chiusura di numerose industrie con una impennata della disoccupazione.

Infrastrutture inadeguate, evasione fiscale diffusa, emigrazione delle persone capaci hanno ulteriormente aggravato la situazione di una Società italiana vecchia, basata solo sul nepotismo (no meritocrazia), ed incapace di trasformarsi!
Il colpo di grazia è arrivato dalle ultime scelte governative che hanno provocato un aumento dei prezzi con inevitabile innesco della spirale inflazionistica.

Che fare? 

Qualcuno ha detto: chiamiamo i Bocconiani! 
Altri hanno affermato: ma i Bocconiani "banchieri" sono quelli che hanno provocato la crisi!

Tutto vero, o tutto falso: è però evidente che le manovre "lacrime e sangue" ed il cambio del Governo non hanno minimamente influito sull'andamento economico, anzi!

Perché? . . .  si chiedono tutti! 

Il perché è semplice: NON è stata fatta alcuna riforma strutturale e le azioni intraprese hanno aggravato ancora di più la situazione provocando una crisi economica ancora più profonda!

Per risolvere questa grave situazione a mio parere servono azioni coordinate, serve un profondo cambiamento della società, e quindi serve parecchio tempo! Serve soprattutto una riforma dello Stato e delle sue regole che attualmente bloccano tutte le iniziative lodevoli impedendo qualsiasi rinnovamento.

Burocrazia: 

è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi 20 anni.
Ormai non si riesce più a fare nulla; per qualsiasi pratica sono necessari bolli, deleghe, certificazioni, perizie; un iter impossibile che scoraggia chiunque e favorisce la corruzione!
La informatizzazione è inesistente, e quel poco che è stato fatto è servito solo per foraggiare i soliti "amici degli amici" che si sono arricchiti con forniture di materiale obsoleto!

Lotta all'evasione fiscale:

se ne parla da anni; tutti i governi assicurano che verranno presi provvedimenti drastici, ma poi non fanno mai nulla!
Inasprire le pene serve a poco: a mio parere l'unica strada percorribile è quella di controllare i consumi (il tenore di vita per capirci) mediante un sistema informatico che in automatico metta a confronto tutti i dati disponibili.
Oppure rendere detraibili le spese.
Insomma, le strade sono diverse, e siccome in tanti altri paesi l'evasione fiscale è a livelli minimi basterebbe copiare!

Infrastrutture:

basta prendere un treno, un aereo, una nave o percorrere qualche centinaio di chilometri in macchina per rendersi conto dello stato in cui versano le infrastrutture italiane! Per quanto riguarda le linee telefoniche meglio non parlarne: è sufficiente utilizzare internet per comprendere in che stato versano!

Innovazione:

in Italia non si fa più ricerca, non si studia!
I "cervelli" migliori giustamente emigrano perché non vogliono sottostare ad anni ed anni di sfruttamento.
E' impensabile contrastare i paesi emergenti in campi dove viene impiegata una tecnologia non avanzata, ed infatti interi settori produttivi che non sono stati capaci di rinnovarsi sono entrati in una crisi profonda o hanno già chiuso (elettrodomestici, tessile, ad esempio).

Per approfondire:

le cento aziende più innovative al mondo;
le cinquanta aziende al mondo che nel 2011 hanno depositato più brevetti presso lo United States Patent and Trademark Office;
WIPO, World Intellectual Property Indicators, 2011 edition.

Concorrenza:

in Italia non c'è! Manca innanzitutto una authority che controlli i cartelli (ci sono stati casi nel settore dei combustibili, delle assicurazioni e persino della pasta), e poi ci sono decine di categorie che mantengono ben saldi i loro privilegi impedendo così l'entrata di nuovi concorrenti.

Questo Governo ci riuscirà? Non lo so, dipende dalla volontà dei partiti che lo sostengono!

A Bangkok per trent’anni

La mia famiglia "ama" Bangkok; ci siamo andati innumerevoli volte a partire dagli anni settanta ed è per questo che le dedichiamo questa riflessione.

La prima volta che ci recammmo a Bangkok scoprimmo una città stupenda.
Era chiamata la "Venezia d'Oriente" perché una rete capillare di canali navigabili l'attraversava. Ed era intorno a questi canali che palpitava la vita: innumerevoli imbarcazioni li percorrevano per trasportare sia persone sia merci.
Persino il mercato avveniva nei canali ed il "Floating Market" allora era una realtà e non un'attrazione turistica.

Un vecchio Floating Market (foto del 1967)

Così si presentavano i canali di Bangkok negli anni '70 – Foto di roger4336

Tutta Bangkok era immersa in una folta, rigogliosa e variopinta vegetazione. Le orchidee crescevano spontaneamente insieme a tante altre bellissime piante tropicali ed ornavano le caratteristiche case di legno che si affacciavano sui canali. Circolavano poche macchine e la sera era piacevole passeggiare per le strade piene di bancarelle dove era possibile trovare di tutto.
Nell'aria si diffondevano i profumi degli squisiti e piccanti cibi thailandesi che erano cucinati in ristorantini improvvisati sui marciapiedi.

Cibo cucinato all'aperto

Cibo thailandese cucinato all'aperto – Foto di avlxyz

Poi improvvisa ed inesorabile iniziò la sistematica distruzione della vecchia Bangkok! L'urbanizzazione selvaggia causò (e purtroppo continua ancora a causare) dei danni che non potranno più essere sanati.

Quasi tutti i canali furono ricoperti per realizzare nuove strade ed interi caratteristici quartieri demoliti per far posto ad orrendi centri commerciali ed enormi palazzi. Il traffico aumentò rapidamente tanto che diventò impossibile circolare nelle ore di punta.

A proposito del traffico ci capitò di assistere ad un evento particolare: dopo un violento acquazzone tropicale Bangkok si paralizzò; un immenso ingorgo intrappolò migliaia d'auto che spensero i motori e fu così che un silenzio inusuale ed irreale s'impossessò di tutta la città. Finalmente, ma solo per qualche ora, a Bangkok tornò quella quiete che avevamo apprezzato nei nostri primi viaggi.

Camminare per le strade oggi è impossibile: una cappa di smog denso avvolge tutto ed a nulla servono le mascherine protettive; l'aria avvelenata attacca, infatti, anche gli occhi che iniziano a bruciare e lacrimare. Le orchidee in città sono scomparse e gli alberi sono inariditi per lo smog prodotto da troppe auto e moto che emettono i loro malefici gas di scarico.

Tanti anni fa Bangkok era affascinante! Solo la follia dell'uomo poteva ridurla così com'è oggi: asfissiata dallo smog e deturpata dal troppo cemento che l'ha trasformata in un mostro che uccide i suoi abitanti.

Noi preferiamo ricordare Bangkok come l'abbiamo vista la prima volta, quand'era la "Venezia d'Oriente".

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti

Il presidente – Raffaella Carrà

 

Questo è un post senza parole, per il semplice motivo che non servono. Basta ascoltare la canzone e/o leggerne il testo! Buon divertimento Il presidente

Il presidente – Raffaella Carrà

Testo di Gianni Boncompagni, musica di Franco Bracardi. Tratto dall'album di Raffaella Carrà "Fiesta" del 1977.

Una festa in grande stile
Un ambiente signorile
Le tartine di caviale, lo champagne
Un' orchestra nello sfondo
E la crema del bel mondo
Si incontrava quella sera
E c'ero anch'io

Si fa avanti un gran signore
Sono il conte "tal dei tali"
Molto lieto, benvenuta a casa mia

Faccia come a casa sua
E non faccia complimenti
Se ha bisogno di qualcosa dica a me

Lusso di qua
Lusso di là
Ma che eleganza
Quanta, quanta signorilità
Venga con me
Venga con me

Che le presento anche
Il presidente, Il consigliere,
Il senatore, il direttore e
Due ministri, un magistrato
Quattro o cinque costruttori
Consiglieri delegati e un Marajàh

Si avvicina il presidente
Un signore affascinante
Mi racconta brevemente
Un pò di sè
Lei non lo sa
Ma quello là
E' l'uomo più potente
In mezzo a tutti questi qua

E poco fa
E poco fa
Abbiamo fatto qui un grande affare
E perciò le chiedo di ballare
Un pò con me

Vado a casa e mi addormento
E mi sveglio col giornale
E chi vedo proprio in prima pagina

Il mio caro presidente
Proprio come un delinquente
Le manette ai polsi e un titolo così:

"Arrestato il presidente
Ma si reputa innocente"
Chissà come se la caverà
Mi domando veramente
Se il mio caro presidente
Un domani se la caverà

Chissà
Chissà

Ma!
Ma, chissà
Ma chissà !



Il Presidente di Raffaella Carrà

Cinque mesi in Giappone

Ho appena terminato di pubblicare sul web un lavoro non mio su "Tempo, memoria e impulso antinarrativo in Yama no oto di Kawabata Yasunari".

A causa di alcune difficoltà tecniche non ho potuto fare un semplice copia-incolla del testo, ma sono stato costretto a rileggere tutto il lavoro: è stata un'esperienza veramente piacevole ed interessante!
La lettura mi ha, infatti, riportato indietro nel tempo a quando, qualche anno fa, ho vissuto per tre mesi a Tokyo ed altri due ad Osaka. Mi sono così trovato a rivisitare con la mente alcuni luoghi stupendi di cui, purtroppo, non sono mai riuscito a capire completamente il significato culturale e storico.

Come dimenticare Kamakura (piccola città sul mare a pochi chilometri da Tokyo) con la sua immensa statua di bronzo e quella collina, immersa nel verde degli alberi, ricoperta completamente di piccole lapidi sulle quali venivano deposti dei foglietti con scritte in giapponese.
Oppure lo stupendo tempio di Asakusa dove in estate (non ricordo con esattezza il mese . . . forse Luglio?) si svolge un festival che coinvolge migliaia di persone!

E che dire del parco di Shinjuko dove mi recavo a fare delle passeggiate e dove, inconsciamente, mi rilassavo completamente: non so perché ma ritrovavo una pace interiore . . . una tranquillità reale e totale!

Il Giappone è un paese completamente diverso da quelli occidentali. Le abitudini e tradizioni giapponesi non hanno quasi nulla in comune con le nostre: sono completamente diverse e molto difficili da capire specie per chi, come me, non ha una minima conoscenza della loro antichissima e ricca storia.

In estate, in quasi tutti i quartieri di Tokyo, si svolgono dei festival. Praticamente ogni settimana ce n'è uno in un quartiere diverso. Le strade vengono invase da migliaia di persone festanti che cantano e ballano, nei loro costumi tradizionali, al ritmo di enormi tamburi.
Ma qual è il significato di quelle danze?
E' questo il mio profondo rammarico . . . non ho mai dedicato un po' di tempo per cercare di capirne il significato. Ero troppo attratto da tutti i nuovissimi gadget tecnologici che erano in mostra ad Akihabara (il quartiere di Tokyo definito "the electronic town" dove si vendono solo componenti elettronici).

Non sono molti i monumenti giapponesi che sono arrivati intatti ai giorni nostri. Furono costruiti quasi tutti in legno ed i violenti e frequenti fenomeni atmosferici che interessano il Giappone e gli incendi innescati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale li hanno distrutti quasi completamente. Quello che rimane è veramente bello e merita di essere visitato con attenzione.

Anche Osaka è una città estremamente interessante. Vi ho passato due mesi indimenticabili durante il periodo della fioritura dei ciliegi.

La fioritura dei ciliegi nel parco del Castello di Osaka

La fioritura dei ciliegi nel parco del Castello di Osaka – Foto di jimg944

Da Osaka, è sufficiente prendere un treno ed in circa quaranta minuti ci si ritrova immersi nell'atmosfera "antica" di Kyoto.

Un tempioo di Kyoto

Kyoto è ricca di monumenti raggiungibili facilmente a piedi seguendo dei percorsi che vengono indicati su apposite mappe turistiche.

Può sembrare strano, ma anche senza conoscere la lingua giapponese (l'inglese non è molto comune in Giappone) si riescono ad usare tutti i mezzi di trasporto con un'estrema facilità! (I trasporti, vi assicuro, in Giappone funzionano veramente bene. Una curiosità tanto per darvi un'idea: l'orario della metropolitana riporta anche i secondi !!!!)

Se poi si necessita di una giornata di completo rilassamento, sempre a circa 40 minuti di treno da Osaka, c'è Nara con i suoi monumenti ed i suoi tranquilli parchi. Appena arrivati si viene colpiti da una particolarità . . . questa:

Animali nel parco di Nara

Ci sono migliaia di animali che vivono liberi nei parchi a contatto con i visitatori!
E che dire dei suoi templi!
Sono stupendi e tutti degni di essere visitati con attenzione.

Uno stupendo monumento di Nara, Giappone

Vi assicuro che è facilissimo dimenticare tutti i problemi quando si passeggia nel silenzio di un luogo come questo:

Angolo stupendo di un tipico giardino giapponese a Nara

Durante i miei viaggi troppo spesso sono rimasto attratto da tutto ciò che è superficiale: i grattacieli, le luci scintillanti, le novità tecnologiche ed altre stupidaggini che mi hanno distratto senza lasciarmi il tempo di riflettere per capire a fondo le tradizioni, gli usi ed i costumi dei paesi che mi ospitavano!

Spero d'intraprendere a breve un nuovo viaggio: questa volta cercherò di documentarmi prima . . .

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti

Profumi di vita nella miseria di Bombay

Era la primavera del 1980, non ero mai stato a Bombay ed il primo viaggio in quella città lontana m'incuriosiva.

Partii da Fiumicino nel primo pomeriggio; dopo varie ore di volo finalmente l'aereo iniziò, nel buio più assoluto, la sua discesa verso Bombay. Man mano che l'aereo scendeva, una strana atmosfera s'impossessò di tutta la cabina. Si stava, infatti, diffondendo nell'aria un odore intenso, diverso, un qualcosa che non avevo mai sentito prima di allora.

Dopo l'atterraggio, all'apertura delle porte, l'aria carica d'umidità e di quel forte odore già percepito in volo, invase prepotentemente tutta la cabina dell'aereo avvolgendo e penetrando ogni cosa: era così che Bombay dava il benvenuto ai suoi visitatori!

Nell'aerostazione trovai una situazione surreale. Code interminabili ai varchi doganali dove ufficiali scrupolosissimi aprivano e controllavano ogni cosa. Valige, pacchi, borse ed indumenti erano minuziosamente ispezionati. In alcuni casi rimuovevano persino il turbante ai passeggeri Sikh per verificare che non nascondessero qualcosa tra la loro folta capigliatura. Il disordine e la sporcizia regnavano sovrani in tutta l'area. Valige e scatoloni, diligentemente legati con lo spago dai loro proprietari, "esplodevano" sotto le mani esperte dei doganieri per riversare il loro contenuto sui sudici banchi.

Dopo innumerevoli formalità burocratiche ottenni finalmente l'autorizzazione all'ingresso: il viaggio alla scoperta di Bombay era finalmente iniziato!

Davanti all'aeroporto si accalcavano centinaia di persone mal vestite e maleodoranti; innumerevoli taxi erano pronti ad accogliere i passeggeri ma . . . . . . c'era qualcosa di strano!
Sembrava di essere tornati indietro nel tempo.
Quasi tutti i taxi erano infatti delle malandate Fiat 1100 oppure delle Ape (si, proprio i vecchi furgoncini a tre ruote della Piaggio che circolavano da noi negli anni '60).

Andando verso l'albergo rimasi incredulo nel vedere che centinaia di migliaia di persone vivevano per le strade di Bombay. I più fortunati dormivano in baracche cadenti costruite con vecchie lamiere e teli di plastica recuperati chissà dove. Per i più poveri la vita praticamente si svolgeva intorno ai canali delle fogne che all'epoca erano ancora a cielo aperto.
Era normale osservare le donne lavare i miseri indumenti con l'acqua di quei canali ed a pochi metri altre persone che, nella stessa acqua, facevano i loro bisogni corporali. 

L'aria che si respirava era pesante ed impregnata di profumi intensi. Mi accorsi che con il passare del tempo penetravano nei miei abiti, mi stavano entrando dentro . . . . . praticamente si impossessavano di me.

Nell'ora che il taxi impiegò per arrivare in albergo rimasi stupito e sconvolto: vedevo rapidamente passare davanti ai miei occhi, come in un film, scene di vita incredibili ed inimmaginabili! Ma dove ero capitato: ero sicuramente a Bombay, ma quello che vedevo era la realtà oppure un sogno?

Ad ogni semaforo c'erano decine di mendicanti storpi o lebbrosi che allungavano i loro arti martoriati per chiedere una Rupia. Poveri disgraziati ridotti pelle ed ossa tiravano come bestie degli enormi carretti carichi all'inverosimile. Le auto circolavano a fari spenti per strade malamente illuminate da fiochi lampioni. Sui marciapiedi dormivano tra i rifiuti migliaia d'esseri umani. I bambini, vestiti di stracci e malnutriti, si aggiravano con aria stanca alla ricerca di qualcosa nell'indifferenza generale. Sentivo addosso i loro sguardi anche se riuscivo a malapena ad intravedere quegli occhi nerissimi e tristi che imploravano aiuto.

Che sensazioni forti, quanti pensieri mi sono passati per la mente! Mi chiesi: ma Dio esiste? Se esiste, perchè permette che succeda tutto questo?

Sconvolto da quanto avevo visto arrivai al Taj Mahal Hotel e fu come passare in un attimo dall'Inferno al Paradiso. Proprio così: fuori c'era l'Inferno . . . . . e dentro il Paradiso se questo può essere rappresentato dal lusso, l'opulenza, l'agiatezza ed il comfort.

Solo una cosa non era cambiata: l'aria.
Quel profumo intenso, particolare e così diverso non era sconfitto neanche dal potente impianto di condizionamento e continuava ad avvolgermi.

Vinto dalla stanchezza e dalle forti emozioni mi addormentai respirando l'aria profumata di Bombay.

Una strada di Bombay

Foto di Laertes scattata nel 2008 che ritrae una strada di Mumbay (così si chiama oggi Bombay)

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti

California

Nei primi anni ’70 mi capitò la prima occasione per “uscire” dall’Italia.
Per la prima volta dovevo recarmi all’estero per lavoro: indovinate dove decisero di mandarmi? Nel Far West!

La notizia mi fu comunicata all’improvviso ed ebbi appena il tempo di preparare la valigia: iniziò così la mia scoperta della California.

Dopo un transito a New York (non c’erano voli diretti) salii sull’aereo della TWA diretto a Los Angeles e, inesorabilmente, mi addormentai (sei ore di fuso orario sono abbastanza e si sentono!). Mi risvegliai mentre l’aereo scendeva; guardando fuori dal finestrino, vidi una immensa distesa di luci che, inequivocabilmente, identificavano una città.

Pensai che l’aereo stesse facendo una particolare procedura per atterrare, invece proseguiva dritto verso la sua meta e . . . . sotto le luci continuavano! Ma questa città quanto era estesa?

Iniziavano a distinguersi chiaramente le freeways con il loro intensissimo traffico (tante luci in movimento su di un binario invisibile) e tutto intorno continuava sempre la stessa distesa di luci . . . . mi chiesi: possibile che una città sia cosi grande? Erano, infatti, svariati minuti che la stavamo sorvolando!

Ero arrivato a Los Angeles, simbolo, insieme a San Francisco, della California.

Dopo poche pratiche burocratiche, mi avviai attraverso un parcheggio immenso a ritirare il “macchinone” che avevo noleggiato (avevo inconsapevolmente scelto una “medium” o, come viene definita oggi, una “full size”!!!)

La prima sensazione che provai fu che in California era (ed è) tutto grande enorme . . . immenso.

Arrivai facilmente al modesto motel (visto il prezzo lo ritenevo tale!) che avevo prenotato sulla Lakewood Boulevard di Long Beach. Per quell’epoca e per le mie abitudini tutto mi sembrava grande: frigorifero, televisore a colori, angolo cottura (attrezzato con tutti gli elettrodomestici all’epoca disponibili), letto, bagno ecc. Ero distrutto e cercai di riposare . . . . ma il fuso orario era in agguato!
Mi risvegliai dopo qualche ora ed uscii prestissimo per fare una passeggiata e subito, a pochi metri dal motel, una sorpresa: un campo di fragole con dei frutti così grandi da sembrare finti!

Ma possibile che in California era tutto così grande e “bello”!

Vi risparmio quello che vidi nell’industria dove mi recai per il “meeting”, ma la sensazione era sempre la stessa: grande, bello, organizzato ed efficiente.

Finito il lavoro mi recai, per la prima volta nella mia vita, in un “mall”: c’era un’illuminazione incredibile, aria condizionata, tantissimi negozi che offrivano ogni ben di Dio a prezzi veramente convenienti oltre a cinema, ristoranti e servizi vari.

La prima volta che andai a Los Angeles mi fermai solo per pochi giorni, ma ancora ricordo perfettamente la sensazione di ammirazione, mista a confusione, che mi avvolse. D'altronde non poteva essere diversamente: se sollevavo gli occhi al cielo vedevo innumerevoli aerei diretti ai vari aeroporti della città. A Marina del Ray vidi una darsena che conteneva centinaia di barche ormeggiate. Al ristorante mi venivano servite porzioni che neanche un gigante avrebbe potuto consumare interamente. Ero attonito, stupito e affascinato. Quella prima sensazione sulla California non mi avrebbe mai più abbandonato.

Ho avuto la fortuna di tornare tante volte a Los Angeles ed ho potuto visitare diversi luoghi interessanti della California. Sempre sono rimasto impressionato dal “grande” o “estremo” (non trovo più aggettivi!!!!) di questo paese.

  • Fai una gita al “Sequoia Park” e rimani stupito da quello che la natura può creare.
  • Vai a Disneyland e sei affascinato da quello che l’uomo può immaginare e costruire.
  • Visiti la “Queen Mary” e ti chiedi come l’uomo, negli anni passati, sia stato in grado di realizzare una simile nave.
  • Ti imbatti, quasi per caso, nello “Spruce Goose” (oggi spostato nell’ Oregon) e pensi se un simile aeroplano costruito interamente in legno (grande quasi quanto il Jumbo) sia mai stato in grado di volare.

E poi gli immensi aranceti, le sterminate “vineyard”, le spiagge lunghissime e poco affollate, le abitazioni che hanno il loro “pozzetto di petrolio” nel giardino, i bar con decine di “Harleys” ferme fuori, le foreste di “avocado”, il deserto, “Beverly Hills” con la sua “Rodeo Drive”, “Sunset Boulevard”, “Santa Monica” e “Venice” con i loro lungomare dove lo spettacolo è comunque e sempre assicurato . . . .

Anche nei “barboni” notai una certa diversità: a Chicago o New York in genere sono tristi; in California li ho visti diversi, mi sembravano “quasi felici” (perdonatemi questa battuta, ma è la sensazione che ho ricevuto!).

Vi faccio una confessione: è l’unico paese per il quale lascerei la nostra stupenda Italia.

Una cosa è certa, mi manca e dovrò assolutamente tornarci per respirare ancora un po’ di quell’aria. Magari affitto una macchina nell’ East Coast e corono il mio sogno . . . . me ne vado ad ovest!

California dreaming . . . . . . è una realtà.

Il video che ho inserito ogni tanto sparisce da YouTube, ma non ho capito il motivo. E' molto interessante perché mostra la vista dalla cabina di pilotaggio durante un atterraggio a LAX

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti

La fame ed i soldi

Ho fatto tanti viaggi nella mia vita ed ho avuto la fortuna di visitare sia paesi ricchi, sia zone estremamente povere.

Ho imparato che con i soldi è possibile comprare "quasi tutto" anche in quei paesi dove la "fame" regna sovrana!

Sembra strano, ma più un paese è povero e più esprime almeno una classe veramente ricca. In questi paesi c'è sempre un ristretto numero di persone (una classe) che riesce ad accumulare ricchezze inimmaginabili ed a condurre una vita ad un livello molto alto; ed è proprio per questo che si possono trovare tutti i beni di consumo disponibili in occidente pagandoli però un prezzo elevatissimo e non accessibile per i comuni cittadini.

Ci sono delle situazioni in cui però neanche i soldi servono a procurare quello di cui si ha bisogno! Mi è capitato agli inizi degli anni '80 a Mogadiscio (Somalia).

Il paese era allo sbando e lo si avvertiva immediatamente: strade dissestate, case diroccate, persone affamate che si aggiravano nelle vie con la speranza di trovare qualcosa . . . . . ma che cosa avrebbero mai potuto trovare se non c'era più nulla!

Ero a conoscenza della situazione per cui mi ero premunito portandomi almeno un po' d'acqua, qualche fetta di pane in cassetta e delle scatolette di tonno. Confidavo in ogni caso nei soldi, nei Dollari, che avevo con me.

Quella volta però neanche i soldi servirono a risolvere il problema della fame! A Mogadiscio in quel periodo non si trovava più nulla.

L'unica cosa che riuscii ad ottenere per sfamarmi, nonostante l'interessamento di "Pelle ed Ossa" (il tuttofare dell'albergo Croce del Sud che chiamavo scherzosamente così a causa del suo aspetto emaciato) fu un pessimo piatto di spaghetti cucinati "con tanto aglio e poco olio" e qualche patata bollita: non c'era altro . . . e non era una questione di prezzo . . . non si trovava più nulla neanche al mercato nero!

Era finita anche l'acqua minerale in bottiglia e l'unica disponibile era quella dei pozzi!

In quell'occasione i soldi servirono a ben poco; ricompensai lo stesso "Pelle ed Ossa" con una lauta mancia anche se non era riuscito a togliermi la "fame". Ma a che cosa gli sarebbero serviti quei soldi se non c'era nulla da comprare?

Non sono più tornato a Mogadiscio; mi è rimasto però ben impresso il ricordo dei soldi che non servono a nulla quando c'è la fame vera!

Una veduta di Mogadiscio negli anni 90

Questa foto fu scattata dai soldati americani durante la guerra degli anni '90;
il mio racconto si riferisce a circa 10 anni prima e la situazione era solo leggermente migliore.

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti