California

Nei primi anni ’70 mi capitò la prima occasione per “uscire” dall’Italia.
Per la prima volta dovevo recarmi all’estero per lavoro: indovinate dove decisero di mandarmi? Nel Far West!

La notizia mi fu comunicata all’improvviso ed ebbi appena il tempo di preparare la valigia: iniziò così la mia scoperta della California.

Dopo un transito a New York (non c’erano voli diretti) salii sull’aereo della TWA diretto a Los Angeles e, inesorabilmente, mi addormentai (sei ore di fuso orario sono abbastanza e si sentono!). Mi risvegliai mentre l’aereo scendeva; guardando fuori dal finestrino, vidi una immensa distesa di luci che, inequivocabilmente, identificavano una città.

Pensai che l’aereo stesse facendo una particolare procedura per atterrare, invece proseguiva dritto verso la sua meta e . . . . sotto le luci continuavano! Ma questa città quanto era estesa?

Iniziavano a distinguersi chiaramente le freeways con il loro intensissimo traffico (tante luci in movimento su di un binario invisibile) e tutto intorno continuava sempre la stessa distesa di luci . . . . mi chiesi: possibile che una città sia cosi grande? Erano, infatti, svariati minuti che la stavamo sorvolando!

Ero arrivato a Los Angeles, simbolo, insieme a San Francisco, della California.

Dopo poche pratiche burocratiche, mi avviai attraverso un parcheggio immenso a ritirare il “macchinone” che avevo noleggiato (avevo inconsapevolmente scelto una “medium” o, come viene definita oggi, una “full size”!!!)

La prima sensazione che provai fu che in California era (ed è) tutto grande enorme . . . immenso.

Arrivai facilmente al modesto motel (visto il prezzo lo ritenevo tale!) che avevo prenotato sulla Lakewood Boulevard di Long Beach. Per quell’epoca e per le mie abitudini tutto mi sembrava grande: frigorifero, televisore a colori, angolo cottura (attrezzato con tutti gli elettrodomestici all’epoca disponibili), letto, bagno ecc. Ero distrutto e cercai di riposare . . . . ma il fuso orario era in agguato!
Mi risvegliai dopo qualche ora ed uscii prestissimo per fare una passeggiata e subito, a pochi metri dal motel, una sorpresa: un campo di fragole con dei frutti così grandi da sembrare finti!

Ma possibile che in California era tutto così grande e “bello”!

Vi risparmio quello che vidi nell’industria dove mi recai per il “meeting”, ma la sensazione era sempre la stessa: grande, bello, organizzato ed efficiente.

Finito il lavoro mi recai, per la prima volta nella mia vita, in un “mall”: c’era un’illuminazione incredibile, aria condizionata, tantissimi negozi che offrivano ogni ben di Dio a prezzi veramente convenienti oltre a cinema, ristoranti e servizi vari.

La prima volta che andai a Los Angeles mi fermai solo per pochi giorni, ma ancora ricordo perfettamente la sensazione di ammirazione, mista a confusione, che mi avvolse. D'altronde non poteva essere diversamente: se sollevavo gli occhi al cielo vedevo innumerevoli aerei diretti ai vari aeroporti della città. A Marina del Ray vidi una darsena che conteneva centinaia di barche ormeggiate. Al ristorante mi venivano servite porzioni che neanche un gigante avrebbe potuto consumare interamente. Ero attonito, stupito e affascinato. Quella prima sensazione sulla California non mi avrebbe mai più abbandonato.

Ho avuto la fortuna di tornare tante volte a Los Angeles ed ho potuto visitare diversi luoghi interessanti della California. Sempre sono rimasto impressionato dal “grande” o “estremo” (non trovo più aggettivi!!!!) di questo paese.

  • Fai una gita al “Sequoia Park” e rimani stupito da quello che la natura può creare.
  • Vai a Disneyland e sei affascinato da quello che l’uomo può immaginare e costruire.
  • Visiti la “Queen Mary” e ti chiedi come l’uomo, negli anni passati, sia stato in grado di realizzare una simile nave.
  • Ti imbatti, quasi per caso, nello “Spruce Goose” (oggi spostato nell’ Oregon) e pensi se un simile aeroplano costruito interamente in legno (grande quasi quanto il Jumbo) sia mai stato in grado di volare.

E poi gli immensi aranceti, le sterminate “vineyard”, le spiagge lunghissime e poco affollate, le abitazioni che hanno il loro “pozzetto di petrolio” nel giardino, i bar con decine di “Harleys” ferme fuori, le foreste di “avocado”, il deserto, “Beverly Hills” con la sua “Rodeo Drive”, “Sunset Boulevard”, “Santa Monica” e “Venice” con i loro lungomare dove lo spettacolo è comunque e sempre assicurato . . . .

Anche nei “barboni” notai una certa diversità: a Chicago o New York in genere sono tristi; in California li ho visti diversi, mi sembravano “quasi felici” (perdonatemi questa battuta, ma è la sensazione che ho ricevuto!).

Vi faccio una confessione: è l’unico paese per il quale lascerei la nostra stupenda Italia.

Una cosa è certa, mi manca e dovrò assolutamente tornarci per respirare ancora un po’ di quell’aria. Magari affitto una macchina nell’ East Coast e corono il mio sogno . . . . me ne vado ad ovest!

California dreaming . . . . . . è una realtà.

Il video che ho inserito ogni tanto sparisce da YouTube, ma non ho capito il motivo. E' molto interessante perché mostra la vista dalla cabina di pilotaggio durante un atterraggio a LAX

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Questo mio vecchio scritto era pubblicato in un sito che oggi non c'è più; la storia del "recupero" l'ho raccontata qui Il recupero degli scritti

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