Esenzione dal ticket sanitario

Il ticket sanitario è una partecipazione degli utenti alla spesa sostenuta dallo Stato/Regioni per i farmaci e le prestazioni specialistiche fornite dal Servizio Sanitario Nazionale.

Per quanto riguarda i farmaci esistono varie normative che tengono conto del tipo di farmaco (chiamato fascia): ad esempio  fondamentale, facoltativo/consigliato (per patologie di lieve entità o considerate minori) o da banco (prodotti d’erboristeria, cosmetici, omeopatici e simili).

Per quanto riguarda invece le prestazioni specialistiche (visite, esami ed analisi di laboratorio) i ticket di queste vengono stabiliti in base  a tariffari regionali estremamente variabili in funzione della tipologia.

Il ticket ha comunque SEMPRE una caratteristica: deve essere pagato prima della prestazione.

I legislatori italiani, sempre attenti alle necessità dei cittadini, hanno però previsto un’esenzione ticket: ad alcune categorie di persone non è richiesto il pagamento di questa forma di partecipazione alla spesa e sono quindi esenti in base a precisi, catalogati, accertati e certificati requisiti di:

  • età – reddito e/o status –
  • indigenza
  • patologia – invalidità.

il tutto, con effetti parziali o generali (si paga una parte, oppure niente).

Tutti noi abbiamo letto notizie, diffuse da prestigiosi organi d’informazione televisivi, giornalistici e radiofonici, circa abusi, scandali o comunque eventi di corruzione relativi ai ticket sanitari, e così i solerti funzionari dello Stato si sono inventati una procedura a "prova di bomba" che consiste in minimo tre (3) step di certificazione. La procedura è più o meno questa:

  1. il paziente dichiara di essere affetto da xxyyzz
  2. Il medico di famiglia accerta la patologia ed emette un certificato attestando (?) che il soggetto è affetto da xxyyzz e richiedendo una visità specialistica di conferma e certificazione.
  3. Il medico specialista, sulla base del certificato emesso dal medico di famiglia, ed in base alle dichiarazioni del paziente, dopo una visita (?) emette idonea certificazione.
  4. La ASL, sulla base della certificazione emessa dallo specialista in base alla certificazione del medico di famiglia che certificata una patologia dichiarata dal paziente, certifica che un soggetto è affetto da una certa patologia e quindi esente, ed allo scopo rilascia una tessera di esenzione ticket sanitario – scusate il gioco di parole, ma è così -.

La mia personale esperienza è che 3 (ripeto tre) medici hanno rilasciato certificazioni praticamente in base ad una mia dichiarazione.

La storia in dettaglio: tempo fa cambiai residenza e fui quindi costretto a scegliere un altro medico; andai dal nuovo dottore e gli dissi che soffrivo di ipertensione e lui mi prescrisse i medicinali che gli richiesi.  Ovviamente mi misurò la pressione he risultò "normale" perché prendevo dei farmaci.

Qualche tempo fa sono tornato dal medico per chiedere l’esenzione e lui mi ha rilasciato la richiesta per una visita cardiologica presso una struttura pubblica.

Quasi 2 mesi di attesa, poi qualche giorno fa la visita dal cardiologo: pressione OK (e ti credo, prendo le pasticche) ed ECG ok; ma mi viene rilasciato comunque un certificato attestante "ipertensione arteriosa".

Poi mi sono recato alla ASL di zona dove un’altro medico (addirittura un medico legale [?]), sulla base del certificato emesso dal cardiologo, ha rilasciato la tessera esenzione ticket.

Morale della favola: a che cosa sono servite le certificazioni di altri 2 medici? E poi, se questi 3 dottori non hanno mai riscontrato un’ipertensione arteriosa come hanno fatto a diagnosticarla? Bohhh, mistero della Sanità!

Non ho barato perché ho veramente la pressione minima un po’ alta! Ma la procedura, almeno nel mio caso, ha fatto acqua da tutte le parti.
Non servono tre accertamenti per stabilire se una persona è affetta da una certa patologia, ne basta uno solo, ma serio! Se si verificano abusi bisogna combatterli e stroncarli; ma coinvolgere più medici a mio parere è solo un metodo per alimentare un sistema sanitario costosissimo dove la corruzione sembra essere dilagante (almeno così dice la Corte dei Conti).

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