La storia di Alitalia

L’Alitalia nacque nel primo dopoguerra ed esattamente il 16 settembre 1947 con una partecipazione del governo inglese al capitale azionario del 30% mentre il resto era di proprietà del Governo Italiano (47,5%) e di investitori privati (22,5%); inizierà ad operare solo il 5 maggio 1947 effettuando un volo da Torino a Roma.
Ebbe così inizio la storia della Compagnia della "gente con le ali", nomignolo con cui venivano affettuosamente chiamati i dipendenti Alitalia molto tempo fa.

I primi anni furono duri, la flotta era costituita da vecchi aeroplani militari rimessi a posto e l’organizzazione del lavoro delegata ai singoli dipendenti che, con spirito di abnegazione e sacrificio, si facevano in quattro per far funzionare l’azienda. Nonostante le grandi difficoltà già nel luglio del 1947 l’Alitalia effettuò il primo volo internazionale da Roma ad Oslo utilizzando un vecchio Savoia Marchetti SM-95 per riportare in Norvegia un gruppo di marinai.

Un mitico dirigente di quei gloriosi anni fu l’ing. Bruno Velani (pilota e ingegnere aeronautico) che allora ricopriva la carica di Direttore Tecnico e che, negli anni del grande sviluppo in cui svolse le funzioni di Amministratore Delegato, dichiarò in una intervista:

"Si, non appena imprese italiane aprono i loro cantieri, in qualsiasi parte del globo, dovunque ci siano lavoratori o emigranti italiani, tutte le volte che si prospetta la necessità di collegamenti con la madrepatria, l’Alitalia apre una linea, uno scalo, una rappresentanza".

Ecco, questo era lo spirito di quegli anni: con grandi sacrifici, iniziativa personale, passione ed un forte entusiasmo si superavano tutti i problemi.

Gli anni ’50 furono caratterizzati dal completo rinnovamento della flotta e dalla continua espansione della rete. È da ricordare che nel ’57 ci fu la fusione con l’altra compagnia aerea italiana controllata dallo Stato, la LAI – Linee Aeree Italiane, da cui nacque il vettore di bandiera che aveva come base d’armamento Roma Ciampino.

Per curiosità (ma anche per sottolineare che lo Stato Italiano ha SEMPRE controllato l’Alitalia) riporto la composizione del capitale delle due compagnie negli anni ’50:

LAI

Iri e demanio: 43,35%
Twa (USA):  30.00%
Azionisti privati: 26,65%

Alitalia

Iri e demanio: 61,35%
Bea e Boac: 30,00%
Azionisti privati: 8,65%

Dopo la fusione la partecipazione delle compagnie inglesi ed americane andò a scomparire; è da evidenziare che l’Alitalia allora aveva 45 aeromobili e circa 3000 dipendenti.

Gli anni ’60 furono quelli del boom con l’arrivo dei primi aeroplani a reazione (DC-8/43 e Caravelle) ed il raggiungimento di traguardi prestigiosi come il milionesimo passeggero trasportato. Ci fu inoltre il trasferimento della base di armamento a Fiumicino nelle nuove strutture della "Città del Volo".

Furono gli anni del grande sviluppo: nuovi aerei (entrata in servizio anche del DC-9/30 e del DC-8/62) e tante nuove rotte che portarono l’Alitalia a vantare una rete che si classificava al quarto posto come fatturato, numero di passeggeri ed estensione chilometrica.
Anche l’innovazione tecnologica procedeva di pari passo con lo sviluppo della Compagnia; ad esempio, l’Alitalia fu la prima compagnia europea a dotare i propri aeromobili DC-8/62 di piattaforme inerziali (forniscono al pilota i dati di navigazione senza ausili esterni). Venne anche inaugurato il sistema informatico ARCO per le prenotazioni che, con vari aggiornamenti, credo che sia ancora in uso oggi!

I primi anni settanta (fino alla prima crisi petrolifera del ’73) furono ancora anni di sviluppo: arrivarono i wide bodies (il B747 nel maggio del ’70 ed il DC-10/30 che entrò in linea nel 1973) e la rete raggiunse la sua massima espansione con destinazioni in tutti i continenti.
Furono però anche gli anni in cui la "presenza" della politica nell’azienda si fece molto più marcata iniziando ad influenzare negativamente le scelte operative.

Negli anni 1973-79 il posto di amministratore delegato fu occupato da Umbero Nordio (che poi divenne presidente dal 1978-88) e sotto la sua gestione si verificarono pesanti conflitti sindacali, come il famoso sciopero di 40 giorni degli Assistenti di Volo del Comitato di Lotta, oppure lo sciopero dell’81 dei piloti (Aquila Selvaggia) che portò alla loro prima precettazione.

In quegli anni ero già in azienda e personalmente ritengo che fu all’epoca che iniziarono i grandi problemi di Alitalia.

La prima grande crisi petrolifera mise a dura prova le compagnie aeree e l’Alitalia non ne fu risparmiata, ma …. i bilanci venivano chiusi in attivo, anche se per ottenere un simile risultato si procedeva con operazioni di svendita di beni (aeromobili) e di servizi (cessione all’esterno) che iniziarono ad "impoverire" la compagnia proprio in un momento cruciale del trasporto aereo. Inoltre, alla fine degli anni ’70 (per l’esattezza nel ’78) negli Stati Uniti partì la deregulation che in breve tempo avrebbe sconvolto il mondo dell’aviazione civile. Mentre tutte le altre compagnie aeree facevano sforzi enormi (supportati dai Governi) per adattarsi ai nuovi scenari, l’Alitalia continuava ad operare solo in funzione delle esigenze politiche di turno fregandosene d’impostare piani industriali idonei a traghettarla verso la competitività richiesta in un mercato dei cieli globalizzato … l’unica preoccupazione era chiudere il bilancio in pareggio, o con poco passivo!

E così si arriva alla fine degli anni ’80 con l’Alitalia che è ormai sull’orlo del baratro tanto che dal 1989 al 1996 avrà solo bilanci in perdita, eccetto quello del ‘95 che vedrà un utile per la vendita del pacchetto di controllo di Aeroporti di Roma (come già detto, sono gli anni della svendita dei "gioielli di famiglia").

Nel ’98, con Cempella,  fu varato l’ultimo piano di risanamento della Compagnia che stipulò un’alleanza strategica con la KLM e ripianificò il network basando i voli su Malpensa. A causa dei timori reverenziali che il governo presieduto da Prodi ebbe verso l’Europa, Bruxelles punì l’Alitalia imponendo pesanti limitazioni (divieto di acquistare nuovi aerei o di applicare tariffe competitive); qualche anno dopo la Corte di giustizia sentenzierà che quella decisione era errata ed ingiusta, ma ormai il danno era stato fatto e si rivelerà irreversibile.

A causa dei vari casini combinati dal Governo (la chiusura di Linate mai avvenuta) e dalle amministrazioni locali (chi non ricorda i disagi che si verificarono a Malpensa e l’assoluta inadeguatezza dei collegamenti con Milano?) la KLM decise di interrompere l’accordo con l’Alitalia e pur di salvarsi da una fine certa sborsò una cifra rilevante che se non erro si aggirava sui 500 miliardi delle vecchie lire.

L’ultimo risanamento di Alitalia avvenne nel ’98 (furono anche distribuite delle azioni ai dipendenti per coinvolgerli maggiormente – così si disse), Malpensa partì in pompa magna ad ottobre del ’98 , ma dopo poco più di un anno tutto era andato a scatafascio e così …… iniziò il viaggio verso l’inferno.

Per chi ha poca memoria (ed in Italia sono molti) è utile ricordare che nel frattempo si era insediato Berlusconi (Il Governo Berlusconi 2 è stato in carica dall’ 11 giugno 2001 al 23 aprile 2005) ed è proprio in quel periodo che, prima con Mengozzi e poi con Cimoli [tutti e due provenienti dalle FF/SS], l’Alitalia si sgretolerà progressivamente fino ad arrivare al fallimento "de facto". Consultate il seguente grafico e riflettete!

Andamento delle azioni Alitalia con il governo Berlusconi

Fonte: Borsa Italiana

Il resto sono vicende attuali la cui fine è già scritta.

Addio "Mamma Alitalia", ti hanno prima sfruttata e poi uccisa!