Credit crunch

Credit crunch - stretta del creditoOrmai ogni giorno i media ci bombardano con termini inglesi di uso comune nel mondo finanziario e credit crunch attualmente risulta essere il più abusato insieme a financial, credit & liquidity crisis, per non parlare poi di Global financial crisis causata dalla Subprime mortgage crisis.

Tutte parole e frasi che alla fine sono riconducibili a tre semplici concetti: crisi finanziaria credit crunch stretta creditizia stertta creditizia crisi economica.

Ormai tutti strillano che “siamo in crisi finanziaria”, “siamo in recessione”, “siamo in depressione” e lo fanno anche quelli che fino a ieri sostenevano e difendevano a spada tratta il più sfrenato capitalismo e la finanza creativa lodando i banchieri per il loro ruolo attivo a supporto all’economia.
È di oggi la notizia che la Confindustria annuncia stime di crescita pessime che prevedono un andamento del PIL italiano al -0,4% nel 2008 ed al -1,0% nel 2009 definendo la situazione economica attuale come “La peggiore recessione dal dopoguerra”.

Ma vediamo di capirci qualcosa su questo credit crunch innescato dalla crisi delle banche americane che si sono trovate a corto di liquidità a causa della vecchia ed arcinota storia dei mutui subprime.

Negli scorsi anni le banche hanno cercato di ottenere profitti stratosferici (e ci sono riuscite) concedendo mutui ipotecari a "chiunque respirasse" cercando poi di scaricare il rischio su altri nascondendolo in diversi prodotti finanziari molto più complessi che poi venivano ceduti ad altre banche e ad ignari risparmiatori di tutto il mondo (vedi il crac della Lehman Brothers ).
Tutto il giochetto è andato bene finché il mercato immobiliare ha tirato, ma al primo accenno di crisi si è innescato un meccanismo per cui troppe banche molto indebitate ed a corto di denaro liquido hanno iniziato a fallire producendo inevitabilmente una stretta creditizia o, per dirla in inglese, un credit crunch.

Con il termine "credit crunch" s’intende una diminuzione significativa dell’offerta di credito tale da provocare una fase di recessione. In genere una stretta del credito si verifica dopo fasi prolungate di espansione ed è indotta dalle banche centrali innalzando i tassi d’interessi in modo da ridurre la crescita per mantenere bassa l’inflazione (vedi il comportamento della BCE fino a luglio del 2008). Se la crisi di liquidità è invece innescata da una serie di fallimenti bancari (come quella attuale) la situazione è immensamente più grave perché può coinvolgere anche altri istituti di credito, imprese e famiglie debitrici con un effetto domino. Infatti i mancati pagamenti che vengono a crearsi si tramutano in pignoramenti dei beni forniti a garanzia dei crediti; le banche però non riescono a recuperare tutto il credito con la vendita del bene perché la stessa crisi nel frattempo ha causato anche una diminuzione del valore degli immobili dati in garanzia.

Quello che lascia perplessi di tutta la vicenda è l’atteggiamento tenuto da molti Stati, Banche Centrali ed Istituti di Credito che hanno tenuta nascosta la gravità della situazione mentre in tutto il mondo erano già percepibili i primi sintomi della crisi che stava per esplodere con effetti globali devastanti.

Come ho già fatto notare la BCE, solo 4 mesi fa, con i tassi d’interessi bassissimi negli USA, il Super Euro ed una economia stagnante in tutti i paesi dell’Unione Europea alzava i tassi per contenere l’inflazione aggravando così la situazione di milioni di famiglie e d’imprese che avevano stipulato mutui a tasso variabile.

Solo quando la crisi è esplosa in tutta la sua gravità i Governi si sono finalmente decisi ad intervenire, ma ancora una volta (almeno all’inizio) lo hanno fanno con iniziative singole e non concordate che hanno lasciato spazio per un ulteriore peggioramento della situazione economica.

Nel momento in cui la crisi da finanziaria si è riversata sul mondo produttivo gli Stati e le Banche Centrali hanno tardivamente intrapreso azioni per evitare il credit crunch concedendo liquidità alle banche, garantendo i depositi ed abbassando i tassi d’interesse, ma ormai era troppo tardi!
Oggi siamo in una situazione che vede numerose fabbriche chiudere, consumi in picchiata e disoccupazione in forte aumento: in poche parole siamo sicuramente in recessione per non dire depressione!

Il bello è che in questo scenario apocalittico c’è qualcuno che predica l’ottimismo cercando di far credere alla gente che è solo un breve brutto periodo che passarà rapidamente.
Io invece ritengo che la crisi sarà molto più lunga dei due anni previsti perché è stata provocata da un sistema del credito (le banche) gestito da finanzieri che, preoccupandosi solo dei loro profitti, hanno condotto operazioni pericolose altamente speculative ben coscienti di essere protetti dai Governi.

Purtroppo in Italia non vedo cambiamenti sostanziali nei rapporti tra Banche e Governo, anzi mi sembra che vadano a braccetto meglio di prima per cui ancora una volta il costo della crisi ed il sostegno agli Istituti di Credito verrà pagato solo dai cittadini in più modi:

  • con le tasse per sovvenzionare le banche che li spremono come limoni,
  • con gli interessi sui mutui che non si capisce per quale motivo tardano sempre a scendere,
  • con la disoccupazione che colpirà i più deboli e sfortunati.

Solo quando i profitti delle banche torneranno a valori accettabili, solo quando le speculazioni verranno punite con la galera, solo quando non ci sarà più nessuno in grado di arricchirsi alle spalle degli altri in pochi anni forse si potrà dire che la crisi è stata superata  veramente.

Altrimenti sarà sempre dietro l’angolo con il credit crunch in agguato crisi finanziaria

La stretta creditizia

La stretta creditizia (credit crunch) rallenta tutta l’economia

 

La crisi delle banche americane

Ormai cadono come mosche (Bear Stearns, Freddie Mac, Fannie Mae, Lehman Brothers, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley) …. quasi ogni giorno assistiamo al fallimento, alla nazionalizzazione o alla fusione d’importanti istituti di credito americani operanti nel settore del mercato immobiliare.

Ma perché stanno fallendo queste aziende che per anni hanno operato in tutto il mondo con una solidissima reputazione?

La colpa è dei mutui subprime.

Negli ultimi anni molti istituti di credito si sono avventurati in operazioni altamente speculative cercando di scaricare sugli investitori i rischi delle operazioni.

I mutui subprime altro non sono che dei mutui ad alto rischi concessi a soggetti che non dispongono di adeguate garanzie economiche da offrire.
In poche parole sono prestiti elargiti senza preoccuparsi troppo che chi lo riceve sia poi in grado di onorare il debito (pagare le rate).

Negli Stati Uniti c’è stato un boom del mercato immobiliare e le banche ritenevano che il valore stesso delle abitazioni avrebbe costituito una garanzia sufficiente.
Questa convinzione ha innescato un circolo vizioso: chi non aveva soldi e garanzie chiedeva un mutuo subprime per comprare casa, la continua domanda di abitazioni faceva aumentare il loro prezzo che costituiva la garanzia per le banche, le banche continuavano a concedere i prestiti avendo come unica garanzia il valore dell’immobile.

Le banche (sempre furbe crisi banche americane ), per cercare di scaricare sui singoli investitori parte del rischio, hanno inventato complicati strumenti finanziari per cartolarizzare i crediti (gli "ABS", Asset Backed Securities composti poi in CDO, Collateralized Debt Obligation) che avrebbero dovuto corrispondere interessi superiori a quelli dei titoli di stato, ma che in realtà erano garantiti solo dai pagamenti rateali di chi aveva sottoscritto il mutuo subprime (in poche parole la banche avevano coperto il rischio degli investimenti azzardati emettendo “obbligazioni minestrone” in cui dentro c’era di tutto, inclusi titoli legati ai prestiti subprime).

Quando il mercato della casa si è saturato i prezzi si sono prima fermati, e poi hanno inesorabilmente iniziato a scendere (come sta accadendo anche in Italia).

Con la prima crisi economica generalizzata  il sistema "finanziario" che ruotava intorno ai mutui subprime è andato subito in crisi perché numerosi debitori (che non avevano offerto adeguate garanzie) non sono stati più in grado di onorare il debito (non hanno pagato le rate alle scadenze previste).

E così, quella che era sembrata una soluzione "fabbrica soldi" si è trasformata in un uragano che sta travolgendo i maggiori e più prestigiosi istituti di credito americani: i prodotti derivati basati sui mutui subprime hanno iniziato ad essere svenduti causando un crollo del loro valore, le banche si sono trovate a dover rimborsare le obbligazioni senza avere a disposizione gli introiti delle rate dei mutui e con crediti non più garantiti dal valore degli immobili che nel frattempo era crollato.
Il tutto ha causato il prosciugamento delle loro riserve finanziarie con l’inevitabile fallimento.

Un’unica riflessione: queste vicende TROPPO SPESSO alla fine si ripercuotono sui singoli cittadini che vedono volatilizzarsi i loro risparmi ed i loro posti di lavoro mentre "banchieri e finanzieri" (gli artefici delle speculazioni) ne escono sempre indenni.
Dalla Banca d’Italia sono arrivate rassicurazioni, ma intanto il mercato azionario crolla … speriamo bene, perché già si avvertono scricchiolii sinistri !