La rinascita di Malpensa (MXP)

In questo blog ho trattato varie volte la vicenda Alitalia ed inevitabilmente ho dovuto affrontare anche il "problema" Malpensa a cui dedicai parte di uno scritto che iniziava con queste parole: "Premetto una cosa: sono stato favorevole al potenziamento di Malpensa, ma la scelta di farlo diventare un hub l’ho sempre ritenuta errata.".

Sempre nello stesso articolo, riflettendo sulle possibili ricadute del declassamento dell'importante scalo lombardo da "hub" ad Aeroporto Intercontinentale facevo notare che "(…) E a Fiumicino intanto che suddeva? Ci fu una riduzione di traffico che durò solo qualche mese perché le compagnie aeree straniere si appropriarono subito degli slot lasciati liberi dall’Alitalia (…) " .

Ancora ieri tutti i "media" ci hanno tempestato di notizie sul futuro di Malpensa, sulla disputa con Fiumicino e sul ruolo di Linate; esperti economici e giornalisti hanno ampiamente illustrato e commentato le dichiarazioni rilasciate dal Presidente di Alitalia Colaninno alla giornalista Maria Annunzia e l'intervista di Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, concessa al Sole 24 ore e pubblicata, sempre ieri (che coincidenza; i due big che parlano in contemporanea?), con il titolo Alitalia: i piani di Air France su Malpensa.

Sono felice che sia il Presidente del Gruppo Air France – KLM, che quello di Alitalia si siano detti ottimisti prevedendo ottimi risultati d'esercizio; Colaninno ha infatti affermato che " «La società è partita straordinariamente bene anche al di là delle nostre più rosee aspettative, il primo bilancio sarà una vera sorpresa per tutti» " .

Lufthansa Italia inizia i voli da MalpensaSimili previsioni possono soltanto far piacere e lasciano sperare in un futuro migliore per l'ex Compagnia di Bandiera, soprattutto pensando ai tanti lavoratori che da un giorno all'altro si sono trovati in CIGS con l'incubo del licenziamento sulle loro teste. Mi auguro sinceramente che i dati di traffico nei prossimi mesi confermino le previsioni del Presidente di Alitalia perché solo un forte sviluppo di Alitalia potrà forse favorire il riassorbimento delle tante maestranze estromesse dal lavoro.

Quello che i giornali purtroppo non raccontano è il grande fermento che c'è a Malpensa; nell'importante scalo padano si stanno gettando, approfittando degli spazi lasciati liberi dal management di Alitalia, solide basi per un prospero e stabile sviluppo dell'aeroporto.

Ad esempio, i giornali e le TV non hanno dato risalto alla notizia che giusto ieri, domenica 1 febbraio 2009, Malpensa ha visto l'avvio dei voli della neonata società aerea Lufthansa Italia che collegheranno di nuovo Milano Malpensa con tutte le più importanti città europee.
Sempre ieri c'è stata anche una prova generale delle strutture di terra in vista dell'attivazione il prossimo 12 febbraio dei collegamenti full cargo da Malpensa per le prime due destinazioni USA che saranno New York JFK e Chicago.

È da notare che la compagnia tedesca utilizzerà il medesimo tipo di aeromobile MD11F dismesso da Alitalia, sulle stesse identiche rotte da sempre interessate da forti flussi di traffico cargo (fonte).

Lufthansa Cargo ha iniziato ad operare da Malpensa

Per quanto riguarda sempre la Lufthansa, Karl-Ulrich Garnadt  (membro del board del gruppo ed executive vice president services and human resource) ha dichiarato che Lufthansa sta anche lavorando per avviare a Malpensa servizi di handling e di manutenzione grazie alla sua controllata Lufthansa Technik .
Considerando che l'Alitalia ha sospeso le attività full cargo da neanche un mese e guardando come ha reagito la compagnia tedesca c'è quindi da ben sperare anche per quanto riguarda handling e manutenzione Malpensa rinascita.

Alla luce dei recenti eventi che vedono lo scalo di Malpensa protagonista di una  rapida rinascita spero che finalmente finisca la vecchia ed inutile polemica con  Fiumicino; i fatti stanno infatti dimostrando che lo scalo milanese sta reagendo benissimo alla temporanea crisi causata dalle vicende Alitalia e che a breve, nonostante la gravissima crisi economica in atto, potrà vantare dati di traffico mai sperimentati prima grazie al suo sviluppo voluto dal mercato, e non da scelte politiche che per oltre 10 anni lo hanno bloccato.

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Nota: per capire quello che succede nel trasporto aereo e per farsi un'idea su alcune recenti scelte che hanno interessato il sistema del trasporto aereo italiano è bene conoscere alcuni dati realtivi alle compagnie aeree; ad esempio la Lufthansa che sta partecipando alla rinascita di Malpensa è una delle più grandi compagnie aeree del mondo (con qualunque paramentro è sempre ai primi posti); la sua struttura societaria vede partecipazioni in:

Compagnie aeree

Inoltre ha il controllo di altre aziende come:

  • Lufthansa Technik, azienda leader per la manutenzione degli aerei a livello mondiale
  • Lufthansa Systems, soluzioni IT dedicate all'industria aeronautica
  • Thomas Cook, società per i servizi forniti ai viaggiatori attraverso la quale controlla la Condor Airways
  • Delvag, una compagnia di assicurazioni specializzata nel trasporto aereo
  • LSG Sky Chefs, la più grande azienda al mondo per servizi di catering per gli aeroplani (un terzo dei pranzi serviti a bordo è fornito da questa società – opera anche a Malpensa)
  • Lufthansa Flight Training, scuola di volo frequentata anche da piloti di altre compagnie.

Fonte: Wikipedia

La vicenda Alitalia

Alitalia regalata alla CAILa vicenda Alitalia ha monopolizzato l'attenzione dei media e dei cittadini nelle ultime settimane a causa del continuo sesseguirsi di ultimatum che il Presidente del Consiglio ed i ministri coinvolti (Sacconi – Lavoro, Scajola – Sviluppo Economico e Matteoli – Trasporti) hanno annunciato decine di volte al giorno.

Personalmente non ricordo una trattativa così "strana" dove il ruolo dei partecipanti è stato tanto confuso e contraddittorio, come ad esempio …

  • I sindacati CISL, UIL e UGL che si affrettano sin dal primo giorno (ancor prima di iniziare le trattative) a dare il loro SI incondizionato al piano di ristrutturazione.
  •  Banca Intesa che da creditrice diventa prima advisor e poi annuncia la partecipazione alla cordata (praticamente creditrice, advisor e nuovo azionasta allo stesso tempo).
  • Banca Leonardo (banca d'affari privata), l'istituto scelto per stabilire il valore della parte buona di Alitalia – la good company – che annovera tra i suoi azionisti vari membri della CAI: praticamente è stata la CAI a stabilire il valore di Alitalia.
  • La trattativa, almeno nella prima fase, che vede i ministri del governo comportarsi come membri della cordata mentre i rappresentanti della CAI (Colanninno e Sabelli) assistono agli eventi in modo neutrale, quasi distaccato.
  • Continue scadenze ed ultimatum che, dopo il primo, tutti hanno capito essere solo un maldestro escamotage per cercare di chiudere la vicenda in pochi giorni.
  • Un Presidente del Consiglio che, avendo rinunciato a partecipare all'ultima assemblea dell'ONU per seguire la vicenda Alitalia e dopo aver rischiato di far interrompere nuovamente la trattativa con le sue inopportune dichiarazioni, viene "impacchettato e spedito" a riposarsi in Umbria per curare un improvviso mal di schiena.
  • I ministri competenti del Governo che si fanno da parte e lasciano finalmente mediare a Gianni Letta il confronto tra proprietà della CAI ed i sindacati.

Che anomala vicenda questa dell'Alitalia, veramente strana come tutte quelle dove c'è di mezzo la politica.

E si, perché se l'Alitalia è arrivata al fallimento è stato solo per colpa dei partiti che a partire dagli anni '70 hanno sempre pesantemente influenzato le scelte operative della compagnia causandone lo sfacelo totale.

Nei giorni scorsi, in piena crisi della trattativa, mentre i sindacati si sgolavano per rassicurare i passeggeri sulla normalità dei voli, vari esponenti del Governo rilasciavano dichiarazioni catastrofiche sull'imminente fallimento che hanno avuto il solo risultato di allontanare i già pochi passeggeri causando danni incalcolabili per il bilancio aziendale.
E che dire degli annunci dell'ENAC e dell'ENI? La prima voleva ritirare le concessioni e le licenze mentre la seconda pretendeva il pagamento in contanti del carburante.
Ma ENI ed ENAC non sono realtà statali? … Non c'è voluto mica molto a capire che erano tutte mosse coordinate dal Governo per cercare di forzare la firma degll'accordo.

Ancora una volta la politica, con la scusa dell'italianità, ha mostrato il suo vero obiettivo che è quello di controllare qualsiasi attività.
La storia di mantenere l'Alitalia in mani italiane per questioni turistiche e strategiche è una balla grossa come una casa; lo sanno tutti che oggi una compagnia aerea di piccole/medie dimensioni è destinata al fallimento in breve temppo e ciò è dimostrato anche dal fatto che ormai in Europa ci sono solo TRE (3) vere compagnie: Gruppo Air France-KLM, British Airways e Lufthansa.
Tutte le compagnie di bandiera delle altre nazioni sono state assorbite dai questi giganti ed in nessun paese la politica ha cercato di fermare un processo innescato dalla liberalizzazione del mercato in Europa (pochi giorni fa anche l'Iberia si è fusa con British).
In Italia invece si va controccorrente e richiamandosi allo spirito di Patria si mette in piedi un'operazione assurda che vede i debiti scaricati sui cittadini contribuenti e la parte buona della società regalata ad una cordata di finanzieri amici.

Fatta qualche considerazione sull'accaduto ecco allora che il comportamento del governo appare improvvisamente chiaro: nel futuro dell'Alitalia è importante solo che la politica riesca a mantenerne il controllo; prima il Governo lo faceva direttamente tramite il Ministero del Tesoro, in futuro lo farà tramite gli amici della cordata CAI. Questo è anche il motivo per cui l'esecutivo  non perde occasione per strillare che il partner straniero dovrà essere di minoranza … perché se così non fosse non potrebbero più influenzare le scelte di Alitalia.

Hanno più volte ripetuto che non c'erano alternative, che nessuno si era fatto avanti …. e poi si scopre che fuori la porta avevano la fila.
A giorni sapremo chi sarà il partner internazionale che sottoscriverà una piccola quota per assicurarsi le rotte di lungo raggio (le uniche che oggi possono essere remunerative per l'assenza nel settore delle low cost) che la CAI ha già annunciato di voler abbandonare.

La nuova Alitalia andrà avanti così forse per qualche anno, ma il suo destino è già segnato: la società aerea verrà assorbita dal partner straniero ed i cittadini italiani si ritroveranno con un inutile debito da pagare mentre la CAI farà un pacco di soldi rivendendo il regalo "Alitalia" ricevuto dal governo Berlusconi.

Anche Einstein espresse un parere su Alitalia

Anche Einstein dimostrò che la vicenda Alitalia non ha futuro !!!!!!

Aggiornamento del 31 ottobre 2013

E dopo 5 anni come sarà andata a finire la storia?????

Le bugie di Berlusconi sulla trattativa Air France-Alitalia

Negli ultimi giorni il Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, ha dichiarato decine di volte che fu colpa dei sindacati se la trattativa con Air France per la "svendita" di Alitalia fallì – ( Un esempio, ma lo ha dichiarato anche a "Porta a Porta" ).

Qualche tempo fa (comunque prima delle elezioni politiche) scrissi una mia riflessione sulla vicenda affermando che la trattativa sarebbe naufragata in caso di vittoria del Popolo della Libertà (vittoria tra l’altro largamente prevista dai sondaggi allora disponibili); in questi giorni sono quindi rimasto un po’ sorpreso da simili affermazioni e così ho fatto una piccola ricerca per verificare quale era la posizione del Premier a marzo 2008 mentre la trattativa per la cessione di Alitalia era in corso.

Tengo a precisare che non è assolutamente mia intenzione "discolpare" i sindacati perché è assodato che anche loro ebbero un ruolo decisivo nell’affossare una possibile intesa con Air France (lo hanno anche riconosciuto durante recenti interviste), mentre vorrei solo che i politici la smettessero una volta per tutte di raccontare bugie: oggi c’è Internet che è un enorme archivio dove è possibile ritrovare tutto in pochi minuti e così ….. le bugie hanno le gambe corte!

Le frasi che riporto (virgolettate, quindi dovrebbero corrispondere esattamente alle parole pronunciate) le ho copiate dai siti dei quotidiani "La Repubblica" e "Corriere della Sera" e per ciascuna ho messo un link al documento originale. Tutte sono precedenti alle elezioni e quindi rilasciate durante la trattativa per la cessione della Compagnia di Bandiera ed in piena campagna elettorale.

Ho inserito anche quattro video con alcune dichiarazioni del Cavaliere e la conferenza stampa che l’allora Presidente del Consiglio Prodi tenne subito dopo la concessione del famoso "Prestito Ponte" da 300 milioni di euro.

Volutamente non aggiungo commenti perché sta a voi giudicare la serietà di una persona che puntualmente si rimangia le proprie affermazioni, scarica sugli altri le colpe degli insuccessi e si attribuisce i meriti di tutte le iniziative andate a buon fine.

Faccio notare che qualche tempo fa un certo Sig. Bill Clinton, Presidente degli Stati Uniti d’America, fu sottoposto alla procedura di impeachment solo perché negò la sua relazione con la stagista Monica Lewinsky …. una cosuccia da niente se paragonata agli sconvolgimenti della verità a cui sono abituati un po’ tutti i nostri politici.

La Repubblica

"Spinetta con il mio veto dovrà rinunciare – dice il Cavaliere – e su Alitalia possono intervenire AirOne con Banca Intesa e, nella cordata altri imprenditori italiani fra cui anche i miei figli"
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/alitalia-15/spinetta-fiducia/spinetta-fiducia.html

"A giorni ci sarà la cordata per Alitalia che sarà assistita da una banca. I miei figli? Non ci saranno"

"Dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori l’orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera. C’è una novità perchè siamo passati da condizioni che abbiamo definito inaccettabili e irricevibili, ad oggi che Air France si dichiara disponibile ad una nuova trattativa"
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/alitalia-17/alitalia-cordata/alitalia-cordata.html

"nessuno può smentire un eventuale interesse futuro" e ribadire che "l’interesse per Alitalia c’è e nessuno può smentirla".
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/alitalia-17/rivelazioni-smentite/rivelazioni-smentite.html

Corriere della Sera

«Prima c’è stata un’asta opaca poi la trattativa solo con Air France che francamente credo sia irricevibile»
http://www.corriere.it/politica/08_marzo_19/alitalia_reazioni_politica_berlusconi_prodi_sindacati_a01a0480-f5f1-11dc-9514-0003ba99c667.shtml

Dopo l’annuncio publico «della mia contrarietà», Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One, «la cui regia nell’operazione considero indispensabile. Tale operazione sarà sostenuta dall’aiuto di una cordata di banche, tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli»

«Se gli istituti di credito – aggiunge – sono della partita, si parte subito e l’azienda potrebbe tornare a fare utili già dopo un anno, un anno e mezzo». Dopo il suo veto, Parigi rinuncerà? «Sì, credo di sì. Air France – risponde – rinuncerà, perchè, se sa che il futuro presidente del consiglio è contrario, farà un passo indietro. Anche perchè – aggiunge – lì in Francia non è come da noi, che il governo non conta nulla, l’esecutivo è una cosa seria». Con Sarkozy, dice, «non ho avuto nessun contatto»
http://www.corriere.it/politica/08_marzo_20/alitalia_berlusconi_figli_cordata_italiana_9a7e6a4c-f647-11dc-a713-0003ba99c667.shtml

«La risposta ad Air France la darà il prossimo presidente del Consiglio, è un chiaro e secco "no". Una risposta contraria non contro la Francia ma contro le condizioni ricevute»
http://www.corriere.it/economia/08_marzo_21/alitalia_moratti_9ef987ba-f736-11dc-b233-0003ba99c667.shtml

«Da Air France sono state presentate condizioni irricevibili e offensive per cui Alitalia sparisce e viene assorbita da loro – ha detto il leader del Pdl -. La perdita della nostra compagnia di bandiera è una tragedia a cui non dobbiamo arrivare. Noi siamo stati riservati, se bene sorpresi dalla trattativa con un unico soggetto, contraria alle norme per la buona collocazione sul mercato»
http://www.corriere.it/economia/08_marzo_28/alitalia_reazioni_d8e1e014-fc9d-11dc-baaf-00144f486ba6.shtml

«È una follia pensare di rinunciare alla compagnia di bandiera» era invece tornato a dire Silvio Berlusconi durante un comizio in via Mercanti a Milano, ribadendo che se il Pdl andrà al governo il primo impegno sarà quello «di mantenere italiana la nostra compagnia di bandiera»
http://www.corriere.it/economia/08_marzo_31/alitalia_titolo_sospeso_borsa_7c4193ee-fef6-11dc-b1cc-00144f486ba6.shtml

 

La storia di Alitalia

L’Alitalia nacque nel primo dopoguerra ed esattamente il 16 settembre 1947 con una partecipazione del governo inglese al capitale azionario del 30% mentre il resto era di proprietà del Governo Italiano (47,5%) e di investitori privati (22,5%); inizierà ad operare solo il 5 maggio 1947 effettuando un volo da Torino a Roma.
Ebbe così inizio la storia della Compagnia della "gente con le ali", nomignolo con cui venivano affettuosamente chiamati i dipendenti Alitalia molto tempo fa.

I primi anni furono duri, la flotta era costituita da vecchi aeroplani militari rimessi a posto e l’organizzazione del lavoro delegata ai singoli dipendenti che, con spirito di abnegazione e sacrificio, si facevano in quattro per far funzionare l’azienda. Nonostante le grandi difficoltà già nel luglio del 1947 l’Alitalia effettuò il primo volo internazionale da Roma ad Oslo utilizzando un vecchio Savoia Marchetti SM-95 per riportare in Norvegia un gruppo di marinai.

Un mitico dirigente di quei gloriosi anni fu l’ing. Bruno Velani (pilota e ingegnere aeronautico) che allora ricopriva la carica di Direttore Tecnico e che, negli anni del grande sviluppo in cui svolse le funzioni di Amministratore Delegato, dichiarò in una intervista:

"Si, non appena imprese italiane aprono i loro cantieri, in qualsiasi parte del globo, dovunque ci siano lavoratori o emigranti italiani, tutte le volte che si prospetta la necessità di collegamenti con la madrepatria, l’Alitalia apre una linea, uno scalo, una rappresentanza".

Ecco, questo era lo spirito di quegli anni: con grandi sacrifici, iniziativa personale, passione ed un forte entusiasmo si superavano tutti i problemi.

Gli anni ’50 furono caratterizzati dal completo rinnovamento della flotta e dalla continua espansione della rete. È da ricordare che nel ’57 ci fu la fusione con l’altra compagnia aerea italiana controllata dallo Stato, la LAI – Linee Aeree Italiane, da cui nacque il vettore di bandiera che aveva come base d’armamento Roma Ciampino.

Per curiosità (ma anche per sottolineare che lo Stato Italiano ha SEMPRE controllato l’Alitalia) riporto la composizione del capitale delle due compagnie negli anni ’50:

LAI

Iri e demanio: 43,35%
Twa (USA):  30.00%
Azionisti privati: 26,65%

Alitalia

Iri e demanio: 61,35%
Bea e Boac: 30,00%
Azionisti privati: 8,65%

Dopo la fusione la partecipazione delle compagnie inglesi ed americane andò a scomparire; è da evidenziare che l’Alitalia allora aveva 45 aeromobili e circa 3000 dipendenti.

Gli anni ’60 furono quelli del boom con l’arrivo dei primi aeroplani a reazione (DC-8/43 e Caravelle) ed il raggiungimento di traguardi prestigiosi come il milionesimo passeggero trasportato. Ci fu inoltre il trasferimento della base di armamento a Fiumicino nelle nuove strutture della "Città del Volo".

Furono gli anni del grande sviluppo: nuovi aerei (entrata in servizio anche del DC-9/30 e del DC-8/62) e tante nuove rotte che portarono l’Alitalia a vantare una rete che si classificava al quarto posto come fatturato, numero di passeggeri ed estensione chilometrica.
Anche l’innovazione tecnologica procedeva di pari passo con lo sviluppo della Compagnia; ad esempio, l’Alitalia fu la prima compagnia europea a dotare i propri aeromobili DC-8/62 di piattaforme inerziali (forniscono al pilota i dati di navigazione senza ausili esterni). Venne anche inaugurato il sistema informatico ARCO per le prenotazioni che, con vari aggiornamenti, credo che sia ancora in uso oggi!

I primi anni settanta (fino alla prima crisi petrolifera del ’73) furono ancora anni di sviluppo: arrivarono i wide bodies (il B747 nel maggio del ’70 ed il DC-10/30 che entrò in linea nel 1973) e la rete raggiunse la sua massima espansione con destinazioni in tutti i continenti.
Furono però anche gli anni in cui la "presenza" della politica nell’azienda si fece molto più marcata iniziando ad influenzare negativamente le scelte operative.

Negli anni 1973-79 il posto di amministratore delegato fu occupato da Umbero Nordio (che poi divenne presidente dal 1978-88) e sotto la sua gestione si verificarono pesanti conflitti sindacali, come il famoso sciopero di 40 giorni degli Assistenti di Volo del Comitato di Lotta, oppure lo sciopero dell’81 dei piloti (Aquila Selvaggia) che portò alla loro prima precettazione.

In quegli anni ero già in azienda e personalmente ritengo che fu all’epoca che iniziarono i grandi problemi di Alitalia.

La prima grande crisi petrolifera mise a dura prova le compagnie aeree e l’Alitalia non ne fu risparmiata, ma …. i bilanci venivano chiusi in attivo, anche se per ottenere un simile risultato si procedeva con operazioni di svendita di beni (aeromobili) e di servizi (cessione all’esterno) che iniziarono ad "impoverire" la compagnia proprio in un momento cruciale del trasporto aereo. Inoltre, alla fine degli anni ’70 (per l’esattezza nel ’78) negli Stati Uniti partì la deregulation che in breve tempo avrebbe sconvolto il mondo dell’aviazione civile. Mentre tutte le altre compagnie aeree facevano sforzi enormi (supportati dai Governi) per adattarsi ai nuovi scenari, l’Alitalia continuava ad operare solo in funzione delle esigenze politiche di turno fregandosene d’impostare piani industriali idonei a traghettarla verso la competitività richiesta in un mercato dei cieli globalizzato … l’unica preoccupazione era chiudere il bilancio in pareggio, o con poco passivo!

E così si arriva alla fine degli anni ’80 con l’Alitalia che è ormai sull’orlo del baratro tanto che dal 1989 al 1996 avrà solo bilanci in perdita, eccetto quello del ‘95 che vedrà un utile per la vendita del pacchetto di controllo di Aeroporti di Roma (come già detto, sono gli anni della svendita dei "gioielli di famiglia").

Nel ’98, con Cempella,  fu varato l’ultimo piano di risanamento della Compagnia che stipulò un’alleanza strategica con la KLM e ripianificò il network basando i voli su Malpensa. A causa dei timori reverenziali che il governo presieduto da Prodi ebbe verso l’Europa, Bruxelles punì l’Alitalia imponendo pesanti limitazioni (divieto di acquistare nuovi aerei o di applicare tariffe competitive); qualche anno dopo la Corte di giustizia sentenzierà che quella decisione era errata ed ingiusta, ma ormai il danno era stato fatto e si rivelerà irreversibile.

A causa dei vari casini combinati dal Governo (la chiusura di Linate mai avvenuta) e dalle amministrazioni locali (chi non ricorda i disagi che si verificarono a Malpensa e l’assoluta inadeguatezza dei collegamenti con Milano?) la KLM decise di interrompere l’accordo con l’Alitalia e pur di salvarsi da una fine certa sborsò una cifra rilevante che se non erro si aggirava sui 500 miliardi delle vecchie lire.

L’ultimo risanamento di Alitalia avvenne nel ’98 (furono anche distribuite delle azioni ai dipendenti per coinvolgerli maggiormente – così si disse), Malpensa partì in pompa magna ad ottobre del ’98 , ma dopo poco più di un anno tutto era andato a scatafascio e così …… iniziò il viaggio verso l’inferno.

Per chi ha poca memoria (ed in Italia sono molti) è utile ricordare che nel frattempo si era insediato Berlusconi (Il Governo Berlusconi 2 è stato in carica dall’ 11 giugno 2001 al 23 aprile 2005) ed è proprio in quel periodo che, prima con Mengozzi e poi con Cimoli [tutti e due provenienti dalle FF/SS], l’Alitalia si sgretolerà progressivamente fino ad arrivare al fallimento "de facto". Consultate il seguente grafico e riflettete!

Andamento delle azioni Alitalia con il governo Berlusconi

Fonte: Borsa Italiana

Il resto sono vicende attuali la cui fine è già scritta.

Addio "Mamma Alitalia", ti hanno prima sfruttata e poi uccisa!
 

Sindacati Alitalia

Ultimo aggiornamento: Nov 16, 2015 @ 13:54

Al tavolo della trattativa Alitalia siedono, tra sindacati ed associazioni professionali, ben 9 sigle in rappresentanza dei lavoratori. Per conoscerle meglio, capire le loro posizioni ed informarsi sulle rivendicazioni è possibile consultare i relativi siti web:

 

(l’ordine è casuale; i primi 5 sono sindacati, le ultime 4 invece sono associazioni professionali)

I sindacati (i primi 5 nell’elenco) rappresentano personale di terra, assistenti di volo e piloti. Le Associazioni di Categoria (le ultime 4) curano invece gli interessi solo di Piloti (Anpac ed Up) ed Assistenti di Volo (Anpav e Avia).

Nei siti sono presenti le ultime notizie sulla vicenda Alitalia, documentazione ufficiale ed interviste.

Il commissario di Alitalia Fantozzi

Il commissario di Alitalia Fantozzi – Immagine di precariopoli

La manutenzione pesante di Alitalia

Da qualche giorno tutti i media ci raccontano che la nuova cordata, scelta dal Governo Berlusconi per rilevare la "parte buona" dell’Alitalia, ha deciso di "rottamare" (quindi con incentivi statali = pagheranno i cittadini) il settore "manutenzione pesante" dell’ex compagnia di bandiera.

Ma che cos’è la "manutenzione pesante"?
Voi lo sapete?
Indipendentemente dal giornale o dal TG che seguite, qualcuno ve lo ha spiegato?

Behhh, visto che i giornalisti pagati con i contributi dei cittadini si limitano a pubblicare le veline che gli arrivano dal "palazzo" (Governo, segreterie dei partiti, gruppi di potere, etc) provo ad illustrarvelo per darvi ulteriori informazioni utili a giudicare l’operazione "Alitalia".

Allora …. calma e sangue freddo …. parliamo di aeroplani e quindi di una cosa semplicissima (non fatevi abbindolare dai media). Stiamo solo esaminando un settore che deve sottostare sia alle leggi della fisica (e fin qui tutto OK, le ha fatte il Padreterno manutenzione alitalia ) sia a tutte quelle assurde norme che il governo italiano, quello del’ex Pres. del Milan ed ora presidente del Consiglio, Dott. Silvio Berlusconi, gli impone.

Tutte le compagnie aeree qualificabili come tali (ci sono anche un sacco di "pirati dell’aria") hanno una linea di manutenzione. Le autorità aeronautiche IMPONGONO che alcuni controlli vengano eseguiti a determinate scadenze e così gli operatori si organizzano in modo da effettuarli per tempo.

Le varie operazioni di manutenzione differiscono per il "grado di profondità"; si va da un "daily/transit check" (oggi sostituito dal controllo visivo dell’equipaggio che prende in consegna l’aereo) fino ad arrivare all’operazione "D" che costituisce la vera revisione dell’aeromobile e che viene SEMPRE effettuata in strutture attrezzate (hangar appositamente dedicati) e con personale ALTAMENTE QUALIFICATO (come i dipendenti Alitalia autorizzati ad effettuare tali lavori e che a breve saranno disoccupati).

La società Alitalia, ancora di proprietà dello Stato, ha sempre avuto le strutture e le maestranze per effettuare la manutenzione pesante di molti aeromobili, compresi vari modelli non utilizzati nella sua flotta (si tratta di certificazioni riconosciute a livello mondiale)

Dunque, cerchiamo di rimanere in tema spiegando come si articola la manutenzione di un aereo: tutto viene rapportato alle ore di vole ed al numero di atterraggi/decolli. Contrariamente a quanto molti pensano, i controlli vengono effettuati con una logica "on condition" che prevede un’ispezione e, solo in presenza di determinati difetti, di un successiva analisi-ispezione con ulteriore manutenzione mirata. Solo alcune parti, in genere quelle soggette a cicli stressanti (come per esempio le palette delle turbine dei motori) vengono invece ispezionate/revisionate a scadenze prefissate stabilite dai costruttori/autorità.

Grossomodo (piccole variazioni sono sempre possibili in funzioni dei singoli regolamenti nazionali) un programma di manutenzione prevede:

  1. Operazioni di manutenzione leggera (Daily check, operazioni di transito, Operazione A, Operazione B – non richedono particolari attrezzature)
  2. Operazioni di manutenzione pesante (Operazione C, Intermediate Layover, Operazione D)

Quella che il nuovo piano prevede è l’eliminazione di tutte le operazioni che richiedono il ricovero in hangar per un certo periodo di tempo (ad esempio C, IL e D – quindi Manutenzione pesante) e la revisione di vari componenti (pensate a quante decine di martinetti, apparati elettronici, valvole ed accessori vari sono installati su un aereo) per darle in gestione a società esterne.

Dov’è la convenienza, perché bisogna far lavorare società esterne quando esistono le capacità nell’azienda? Non sarà per caso che si vogliono favorire i soliti amici degli amici sempre pronti a creare imprese di salvataggio ad hoc per incamerare commesse?

Qualcuno (giornalisti, sindacati, politici, economisti) ha mai fatto i calcoli economici di queste operazioni?

Perché chiudere tutte queste attività invece di renderle produttive?

Per quale motivo l’Alitalia non si è allineata al modo di operare delle altre compagnie?

Perché in tutti questi anni non è riuscita ad adattarsi alle nuove regole del mercato?

Qualcuno ha mai pensato di comparare la gestione di Alitalia con quella delle compagnie che producono profitti?

Il discorso è semplice: prima di eliminare interi settori produttivi di Alitalia che per tanti anni sono stati il fiore all’occhiello dell’azienda, forse sarebbe stato il caso di analizzare i motivi che hanno prodotto passività in tali attività.

Perché i nostri geni della finanza che si spacciano per imprenditori/salvatori non lo fanno e preferiscono la cessione all’esterno?

È sempre la solita storia ….. purtroppo manutenzione pesante dell'Alitalia

Sedile Aliatalia

La terziarizzazione dei servizi fino ad oggi ha prodotto questo risultato

Manutenzione pesante Alitalia

La cessione all’esterno di alcuni servizi è riuscita a rendere inoperativi anche i cessi

Foto da un famoso blog di uno stewart ormai chiuso …
mi spiace non poter attribuire il copyright, ma confido nella sua comprensione.

 

La fine di Alitalia

Ormai ci siamo, alla fine di Alitalia mancano solo poche ore.

Qualche tempo fa con la comparsa di squali, avvoltoi e sciacalli erano già svanite tutte le speranze per un salvataggio VERO dell’ex Compagnia di Bandiera e le prime indiscrezioni sul piano Fenice confermano tutte peggiori previsioni fatte in passato.

Ancora uno volta lo Stato sembra che sia riuscito a stravolgere qualsiasi regola di mercato favorendo la solita cordata degli "amici degli amici" per scaricare i costi della cattiva gestione di una sua società sui cittadini.

Non capisco veramente come si possa lodare un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di quasi il 40% dei dipendenti (7000 su circa 18.000), una riduzione della flotta del 36% e la chiusura del 28% delle destinazioni – fonte "Repubblica"  – e che scaricherà tutti gli esuberi ed i debiti sullo Stato, cioè sui cittadini.

Ma a parte questo, quello che è veramente preoccupante è l’idea di concentrare il network sui voli a breve e medio raggio, quelli sui quali c’è l’accanita concorrenza delle compagnie low cost. Pensano forse i nostri più famosi industriali, abituati a ricevere regali come autostrade, telefonia, contratti etc dallo stato, che basterà sospendere le norme Antitrust  per quello che riguarda il mercato domestico del trasporto aereo per continuare a spremere denaro dalle poche tratte italiane veramente redditive?
Credono forse che l’UE se ne starà zitta e calma?
Già in passato il governo provò con Linate a favorire l’Alitalia e tutti sappiamo come andò a finire: Linate ancora viene utilizzato da tutti i vettori ed insieme a Bergamo ha determinato la profonda crisi di Malpensa.

Dalle notizie apparse sugli organi di stampa mi sembra di capire che verrà adottata la stessa politica fallimentare di Mengozzi e Cimoli (riduzione di flotta, destinazioni e personale), e cioè quella che ha portato la Compagnia al collasso senza risolvere i veri e vecchi mali che da sempre l’affliggono.

Analizzando la vicenda sorgono spontanee molte domande:

  • che dire della partecipazione di AirOne: da acquirente e diventata partner di fusione … non male, veramente non male!
    E gli esuberi da dove usciranno fuori? Tutti da Alitalia o qualcuno anche da AirOne? E si, perché nessuno lo dice, ma in AirOne c’è un mare di personale ex Alitalia … sono veramente curioso di vedere come verrà gestito questo aspetto.
  • E la partecipazione minoritaria di Air France (adesso la chiamano partner strategico), dopo tutte le critiche di qualche mese fa, a che cosa servirà? Ma vuoi vedere che verrà utilizzata per garantire i collegamenti di lungo raggio che verranno abbandonati dalla nuova Alitalia? Ma se così sarà, non si tratta forse di una soluzione peggiore della "svendita" al gruppo Air France – Klm fatta naufragare solo in nome dell’Italianità della Compagnia di bandiera?
  • Dopo aver contribuito ad affossare ad aprile l’accordo con i transalpini, come si comporteranno adesso i sindacati di fronte a 7000 esuberi causati da una forte riduzione/cessione di molte attività?

La prossima settimana sarà cruciale, dopo i primi incontri con le parti sociali sicuramente ci saranno maggiori informazioni sui dettagli dell’operazione e forse si riuscirà a capire che cosa ha veramente combinato il governo.

Nel frattempo, l’immagine che si ha dell’Alitalia è quella di una vacca sfruttata fino alla morte e poi utilizzata per ingrassare altri animali.

La fine dell'Alitalia

La fine dell’Alitalia: sfruttata fino alla morte e poi usata per ingrassare avvoltoi e sciacalli – foto di vambo25

P.S.: il nome Compagnia Aerea Italiana (la società fondata dalla cordata d’imprenditori) ricorda tanto la famosa C.A.I., compagnia con base a Ciampino assai nota a tutti gli addetti al settore per le sue particolari attività. Almeno potevano scegliere un’altra ragione sociale Fine di Alitalia

Aggiornamento del 3 settembre 2008

Il seguente intervento di Marco Travaglio sulla vicenda Alitalia non era ancora disponibile quando ho pubblicato il mio pezzo. Il logorroico giornalista in 25 minuti dice + o – le stesse cose che ho detto io … e per una volta sono costretto a concordare con lui La fine di Alitalia

Le perdite di Alitalia

Ieri giornali e televisione hanno dato un gran risalto ai dati relativi al traffico di Alitalia che è ormai in caduta libera con i passeggeri trasportati al -25,9% e con perdite in termini di ricavi per passeggero-kilometro che ad aprile di quest’anno ha visto la riduzione del 27,3% (fonte AEA – Association of European Airlines).

Onestamente non capisco né lo stupore, né la sorpresa perdite Alitalia.

Anche i dati di marzo erano pesantemente negativi (anche se non raggiungevano perdite globali prossime ad ¼ del volume) per cui era normale, dopo aver visto e sentito le dichiarazioni rilasciate in campagna elettorale e soprattutto il fallimento della trattativa con Air France, aspettarsi una progressiva e pesante perdita di fiducia da parte dei clienti (anche il cargo ha perso un bel -25.6%).

Io mi chiedo: in una situazione estremamente confusa come quella attuale dove:

  • l’Unione Europea sta per aprire un’inchiesta formale sui 300 milioni di euro concessi in prestito ad Alitalia,
  • l’ormai famosa "cordata fantasma" d’imprenditori italiani non vede mai luce (e lette le indiscrezioni sui partecipanti io dico MENO MALE ….. perché c’era tutta la "crema più meglio" della finanza italiana fallimento Alitalia ,
  • il Consiglio d’Amministrazione dell’Alitalia si riunisce solo per ratificare le decisioni prese dalle segreterie dei partiti,
  • i dipendenti sono allo sbando completo senza direttive,
  • non c’è più uno straccio di programmazione aziendale,
  • non c’è più una lira, anzi un Euro,

come è possibile pensare che un passeggero acquisti un biglietto? Come è possibile aver fiducia in una compagnia allo sbando?

Vari politici (i vincitori) continuano a ripetere che non si poteva "svendere" l’azienda, che bisognava conservarne l’Italianità: purtroppo in Alitalia ormai c’è rimasto da difendere solo il futuro di migliaia di lavoratori sottopagati che negli utimi 10 anni hanno subito pesanti ristrutturazioni ed umiliazioni di tutti i tipi.

L’Alitalia l’ha rovinata la politica; i vari Governi (sia di destra che di sinistra) l’hanno sempre vista come una vacca da mungere per i loro scopi clientelari e neanche oggi che è ormai di fatto fallita ed allo sbando hanno intenzione di abbandonarne il controllo.

Prima lo affermò l’ex amministratore delegato di Alitalia Maurizio Prato, qualche giorno fa l’ha riconfermato Jean Cyril Spinetta, numero uno del gruppo Air France – KLM : per l’Alitalia non basta un piano di ristrutturazione, ma serve l’esorcista.

 Per le perdite dell'Alitalia ci vuole l'esorcista

Per le perdite dell’Alitalia ormai serve l’esorcista

Aggiornamento del 5 settembre

I dati di luglio sul traffico di Alitalia (fonte AEA – Association of European Airlines) confermano le mie osservazioni sulla sfiducia dei passeggeri

Dati sul traffico Alitalia di luglio 2008

 Aggiornamento del 23 ottobre

Senza commenti, i dati parlano!

Le perdite di Alitalia ad agosto 2008

Le perdite di Alitalia a settembre

Il futuro dell’Alitalia

Tramontata definitivamente l’ipotesi di vendita dell’Alitalia al gruppo AIR FRANCE – KLM sono iniziati immediatamente gli scambi di accuse circa le responsabilità del fallimento delle trattative. Il centro sinistra accusa il centro destra, il centro destra critica l’operato del centro sinistra, Berlusconi dice che il rifiuto dei sindacati (subito smentito da Raffaele Bonanni della Cisl) è stato decisivo ed intanto, per non sbagliare, annuncia dolorosi tagli di personale.

Nel frattempo l’unica cosa che i politici sono riusciti a fare è stato quello di far fallire una seria trattativa che andava avanti da mesi e concedere un prestito ponte di 300 milioni di euro che somiglia tanto ad un accanimento terapeutico per prolungare l’agonia della compagnia .

Ormai non ci si capisce più nulla: viene citata continuamente una cordata inesistente, si annunciano tagli prima ancora di avere un piano di ristrutturazione, si dilapidano soldi per far volare aerei che nessuno prende più, si nominano presidenti ed amministratori delegati che non sanno (e non possono) far nulla. Ormai si è arrivati veramente allo sbando più completo con i dipendenti frustrati e rassegnati ad un futuro da disoccupati mentre i pochi dirigenti responsabili (tutti nominati dai politici) del disastro si preoccupano solo di sparire facendo perdere le loro tracce.

Nei giorni scorsi Berlusconi ha creduto opportuno richiamarsi all’orgoglio nazionale ed alla dignità.
Peccato che abbia una visione tutta sua della dignità: nella vicenda Alitalia l’unica dignità possibile sarebbe stata quella di riconoscere umilmente i tanti errori fatti e prendere atto della situazione disastrosa in cui versa l’azienda a causa delle continue interferenze politiche.
Che cosa si aspettava il Premier?
Pensava forse di poter dettare le sue condizioni?
Credeva di poter influenzare le decisioni operative dell’Air France?
I francesi erano stati chiarissimi fin dall’inizio: volevano il si dei sindacati ed il si del nuovo governo; invece hanno ricevuto un NI ed un NO e giustamente hanno abbandonato.

E così, grazie ad atti irresponsabili di pura convenienza politica, sono svanite le poche speranze che i dipendenti (quelli sulla cui pelle vengono fatte le "ristrutturazioni") avevano riposto nell’unica soluzione industriale che fino ad oggi era apparsa credibile.

Il futuro dell’Alitalia appare ogni giorno sempre più ingarbugliato e difficile; le compagnie aeree non sono aziende "normali" e non si salvano con piani tipo "Fiat" invocati da tanti pseudo-esperti: oggi per sopravvivere hanno la necessità di fondersi per ridurre i costi operativi e gli accordi che stanno avvenendo nel mondo né sono la dimostrazione (ad esempio Delta-Northwest o United-Continental).

Inoltre il prestito di 300 milioni di euro non lascia presagire nulla di buono perché significa che i "finanzieri dei politici" si sono presi un bel po’ di tempo per esaminare la situazione dell’Alitalia e preparare il piano, mentre in questo particolare momento servirebbe rapidità decisionale visto che il prezzo del carburante sale vertiginosamente tutti i giorni rendendo subito obsoleti tutti gli studi di mercato.

Sono anni che in Alitalia si tagliano rotte e personale ed il risultato di una simile politica è sotto l’occhio di tutti; possibile che a questi super esperti economici non venga in mente che forse è arrivato il momento di cambiare sistema?

Il fallimento Alitalia

Ormai ci siamo: a meno di un miracolo [la vittoria del PD nelle elezioni politiche di domenica], durante le prossime settimane assisteremo al fallimento dell’Alitalia.

Ho sperato fino all’ultimo in un accordo con il gruppo Air France – Klm , ma dopo aver ascoltato le ultime dichiarazioni dei leader politici del PdL mi sono convinto che ormai il destino della compagnia sia segnato.

A mio parere il motivo per cui la trattativa con l’Air France è naufragata è sempre lo stesso: la politica ed i sindacati non vogliono perdere il controllo della compagnia e sono disposti a tutto pur di conservarlo.

Un’inversione la si potrebbe avere solo se i lavoratori scendessero massicciamente in piazza contro l’ingerenza dei partiti, ma fino ad oggi, nonostante molti dipendenti siano favorevoli, si sono viste solo delle timide ed isolate manifestazioni di supporto alla soluzione Air France.

Purtroppo ormai non ci sono alternative: una volta affossata la trattativa con il vettore francese ed in mancanza della possibilità di concedere aiuti di Stato la strada possibile rimane una soltanto e si chiama fallimento.

Trattandosi delle compagnia di bandiera sembra impossibile una simile soluzione, e molti ancora oggi la vedono remota e tendono a considerarla solo come una minaccia, invece è molto più vicina di quanto sembra perché il fallimento permetterebbe ad una eventuale cordata italiana di mettere le mani sulla compagnia con condizioni estremamente vantaggiose in virtù dei numerosi effetti che il fallimento produce sui creditori.

Io non mi intendo di economia, ma so che tale soluzione è già stata adottata da altre compagnie aeree europee (Sabena, Swissair) perché è la più semplice ed è quella che lascia il più ampio margine di manovra a chi subentra.

Lunedi sera sapremo che fine farà l’Alitalia, al momento non ci rimane altro che aspettare e "sperare".

Documentazione "storica":

Rai 2, con il programma "La Storia siamo noi" ha dedicato vari dossier alla vicenda Alitalia; nella puntata andata in onda qualche giorno fa l’ex amministratore delegato Domenico Cempella e l’ex presidente Fausto Cereti  hanno spiegato chiaramente i motivi del fallimento di tutte le passate iniziative e ristrutturazioni tese a salvare la compagnia: vi invito, se non lo avete ancora fatto, a vedere il filmato così vi sarà chiaro di chi sono le colpe del fallimento della nostra compagnia di bandiera.

Aggiornamento del 22 aprile 2008

Purtroppo tutto procede come previsto fallimento Alitalia

L’Air France ha comunicato che gli accordi contrattuali preliminari annunciati il 14 marzo scorso non sono più validi. Questo il testo comparso sul loro sito:

Following the request by Alitalia to clarify the legal situation following the interruption of the negotiation between AIR FRANCE KLM and Alitalia,

AIR FRANCE KLM has indicated to Alitalia that the contractual arrangements announced on 14th March with a view to launching a public exchange offer on Alitalia were no longer valid; the conditions precedent that had to be satisfied prior to launching were not fulfilled.